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2002

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Mass-media e Papa:
un’esaltazione a corrente alternata

 

Qualcuno lo ha definito “un Papa da record”: record di Paesi visitati, record di canonizzazioni, record di cardinali creati, record di folle nelle sue funzioni. E, sì, anche record di servizi massmediatici. Il fatto è che forse mai nella storia un Pontefice è stato così pubblicizzato come Giovanni Paolo II. 

Considerata in superficie, questa attenzione denota certamente un atteggiamento benevolo nei confronti dell’attuale Pontefice, della sua persona e del suo stile, ma anche del contenuto di molti suoi discorsi, tanto che da più parti s’ipotizza una ripresa dell’influenza della Chiesa dopo gli anni bui della crisi post-conciliare. 

Le piccate  reazioni alle sue dichiarazioni in tema di divorzio, però, sono state un duro risveglio, facendoci scoprire un altro lato della medaglia. Cessato il polverone, forse è il tempo di rischiare un commento ai commenti. Andiamo ai fatti. 

Nel corso della tradizionale udienza alla Rota Romana lo scorso 28 gennaio, dopo aver definito il divorzio “una piaga devastante” e rammentato la dottrina tradizionale della Chiesa secondo cui “il matrimonio indissolubile è un fondamento del diritto”, il Santo Padre ha esortato gli avvocati e magistrati cattolici a “favorire le unioni matrimoniali” invece che il loro scioglimento, invitandoli a “declinare l’uso della loro professione per una finalità contraria alla giustizia come è il divorzio”. 

Apriti cielo! Il giorno dopo si è scatenato un putiferio. 

Piero Ostellino sul Corriere della Sera ha tacciato il Papa di essere un “fondamentalista”, aggiungendo che “il suo appello (...) è logicamente assimilabile all’estrema resistenza degli studenti del Corano in Afghanistan” (1). Miriam Mafai su La Reppublica ha rincarato la dose: “Prepariamoci al peggio. Ad una Repubblica fondamentalista o talebana” (2). Il manifesto non ha avuto dubbi nel bollare le dichiarazioni di Giovanni Paolo II come un “tentativo di restaurazione di una morale talebana” (3). 

Da parte sua, Liberazione considerava l’allocuzione papale “una sfida allo Stato repubblicano”. E avvertiva: “Tutto ciò che pensavamo come civiltà (...) è oggi seriamente minacciato” (4). Fabrizio Rondolino su La Stampa ha parlato di “parole sconcertanti e ingiustificate, che sembrano voler riportare indietro di decenni la società italiana” (5). 

Mentre Graziella Mascia (Prc) qualificava le parole di Giovanni Paolo II “una grave interferenza in uno Stato laico”, Livia Turco (Ds) si dichiarava “stupita dell’interferenza nel principio della laicità dello Stato”, e l’avvocato Anna Maria Bernardini di Pace giudicava l’intervento “inopportuno, inappropriato, istigatore” (6). 

Ma, insomma, cosa ha fatto il Papa per scatenare le ire del mondo laicista? Ha parlato da Pontefice, insegnando la morale cattolica. Ha assolto alla sua missione, affidatagli dallo stesso Nostro Signore Gesù Cristo attraverso la successione petrina. Tanto è bastato per sentirsi dare del “talebano”. Al che ci si può legittimamente domandare se la benevolenza di alcuni ambienti non sia a senso unico, e se Giovanni Paolo II non sia da essi celebrato se non nella stretta misura in cui egli è funzionale ai loro interessi ideologici. 

Basta però che egli proponga qualche punto fermo della dottrina della Chiesa, che subito riaffiora l’anima giacobina. “L’intervento del Papa, infelice anche dal punto di vista del suo presunto ‘profetismo’ -- scrive Gian Enrico Rusconi -- ha provocato un generalizzato soprassalto di laicità” (7). Una laicità che non è neanche coerente con i suoi propri principi democratici. “Questo è un fatto che un ordinamento civile non può tollerare”, ha ammonito il giudice milanese Amedeo Santosuosso (8). Già! la tolleranza... 

Questa laicità sorride, esalta la democrazia e la libertà, abbraccia il Papa. Ma quando egli “osa” contraddire in qualche punto il loro credo rivoluzionario, il sorriso si tramuta in ringhio, l’esaltazione cede alla diffamazione, l’abbraccio diventa una stretta... 

Aveva ragione il grande polemista cattolico Louis Veuillot: “L’intolleranza degli intolleranti, ecco ciò che il partito della tolleranza non può tollerare!”. 

 

1. Piero Ostellino, “ La legge e la coscienza”, Corriere della Sera, 29-01-02.

2.  Miriam Mafai, “Lo Stato cattolico che sogna Wojtyla”, La Repubblica, 29-01-02.

3. Norma Tangeri, “Obiezione papale”, il manifesto, 29-01-02.

4. Rina Gagliardi, “Sfida allo Stato repubblicano”, Liberazione, 29-01-02.

5. Fabrizio Rondolino, “Senza famiglia”, La Stampa, 29-01-02.

6. Cfr. Andrea Tornieli, “Il Papa agli avvocati: ribellatevi ai divorzi”, Il Giornale, 29-01-02.

7. Gian Enrico Rusconi, “Laicità evangelica”, La Stampa, 31-01-02.

8. Cristiana Pulcinelli, “Embrione, Sirchia apre al Papa e minaccia la 194", L’Unità, 6-02-02.
Categoria: Marzo 2002

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