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2003

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La dittatura della moda

 

L’orecchio, il sopracciglio, la mascella, il naso, la lingua, le parti intime.... non esiste limite. Si direbbe che la moda di ferire il proprio corpo bucandolo per introdurvi oggetti metallici — nota come piercing — è il grido disperato d’una generazione sopraffatta dal dolore e dall’infelicità. Il buon senso, per non dire poi lo spirito cattolico, vengono brutalmente urtati da una stravaganza così repulsiva. Più grave ancora, però, è la deformazione morale e psicologica soggiacente a tale pratica.

Uno storico francese dell’arte, Denis Bruna*, ha recentemente pubblicato il risultato delle sue ricerche riguardo l’uso del piercing nel mondo cristiano. In diversi dipinti medievali, egli ha trovato individui con il viso perforato da anelli, catene, fermagli e via dicendo. Erano sempre personaggi spregevoli. In altre parole, i medievali contrassegnavano questo tipo di personaggio proprio col piercing.

In una Via Crucis del pittore fiamingo Hieronymus Bosch (1450‑1516) gli aguzzini di Nostro Signore Gesù Cristo portano il piercing, come marchio di infamia. Nei secoli scorsi, certi crimini particolarmente infamanti e degni di esecrazione venivano puniti col piercing della lingua o del naso. In altri casi, era segno di servitù.

È veramente spaventevole constatare che, duemila anni dopo la Redenzione, dopo aver rigettato la Civiltà Cristiana l’umanità si compiace in lacerare le proprie carni con segni che, fino a non tanto tempo fa, erano considerati marchio d’infamia o prova di squilibrio mentale.

 

* Denis Bruna, Piercing. Sur les traces d’une infamie médiévale, Textuel, Paris, 2001.

Categoria: Dicembre 2003

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