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2004

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L'opera distruttrice del PSOE 

 

“Abbiamo rigirato la Spagna come se fosse un pedalino”. Ecco il giudizio, non certo elegante ma molto espressivo, dell’allora presidente della Regione Andalusia José Rodríguez de la Borbolla sull’operato del Partito socialista spagnolo (1). Ancor meno elegante ma forse anche più incisivo l’allora vicepresidente Alfonso Guerra: “Se vinciamo nuovamente le elezioni, Spagna non la riconoscerà neanche la madre che l’ha partorita”  (2). 

Il fatto è che, in un ambiente di apparente bonaccia, dal 1982 al 1996 il Partito socialista operaio spagnolo (PSOE) ha portato a termine una delle più impressionanti operazioni di guerra psicologica dei tempi moderni. “È in atto un’operazione su grande scala che potremmo chiamare di anestesia della società spagnola”, denunciava nel 1986 il noto filosofo Julián Marías (3). E aggiungeva: “L’apatia indotta dalla propaganda conduce il corpo sociale a uno stato di anestesia che permette la sua facile manipolazione, sopprime i riflessi e, quel che è peggio, annulla perfino l’esercizio dell’intelligenza e della volontà”  (4).

Quanto succedeva in Spagna in quei anni bui è stato accuratamente esaminato nel best seller della TFP spagnola Spagna anestetizzata senza accorgersene, imbavagliata senza volerlo, smarrita senza saperlo. L’opera del PSOE  (5). Citando più di 800 documenti, l’opera denunciava l’applicazione di una ben studiata “psico-chirurgia rivoluzionaria” finalizzata a cambiare le stesse fondamenta dello spirito spagnolo, svuotandolo di qualsiasi appiglio che potesse dar base ad una reazione, e lasciandolo perciò inerme davanti all’offensiva rivoluzionaria. Si voleva insomma trasformare il toro in un agnellino.

 Al cuore di questa “psico-chirurgia”, la soppressione del principio di contraddizione, cioè quel principio secondo il quale il bene è bene e va amato, il male è male e va respinto, il vero è vero e va accettato, l’errore è errore e va rifiutato (6). Secondo il libro della TFP spagnola, “il vigore fecondo del principio di contraddizione, con tutte le sue legittime conseguenze, da sempre ha costituito la forza, il fiore e l’ornato dello spirito ispanico, la base robusta del senso comune delle nostre genti, il piedestallo naturale sul quale attecchirono, come in sede propria, la Fede e la militanza cattolica. (...) La Spagna cavalleresca e cattolica ha visto brillare nelle migliori pagine della sua storia il principio di contraddizione in difesa della Fede e della civiltà cristiana”  (7). 

Quanto invece questa “psico-chirurgia” rivoluzionaria sia pienamente riuscita, e quanto otto anni di governo di centro-destra non l’abbiamo nemmeno scalfita (premesso che il governo Aznar abbia voluto rimediare questa situazione, il ché è del tutto discutibile) è rimasto drammaticamente chiaro in occasione degli attentati dello scorso 11 marzo. È bastato un attentato, seppure cruentissimo, per far crollare lo spirito pubblico spagnolo, portandolo ad eleggere un governo pacifista ed arrendevole nei confronti dell’islam militante. 

Questo lo sapevano benissimo i terroristi. Nei giorni successivi all’attentato, infatti, è venuto fuori un documento di Al Qaeda che stabiliva senza mezzi termini: “Basterà un attentato per far crollare la Spagna. La Spagna non reggerà il primo colpo”.

Il che solleva una domanda angosciante: se non fossero convinti che Spagna non avrebbe “retto il primo colpo”, i terroristi avrebbero realizzato quel massacro rischiando così di svegliare il toro? In altre parole: non sarà stata proprio questa debolezza prodotta dalla “psico-chirurgia” socialista ad provocare gli attentati?

 

Il che solleva un’altra domanda: non è dunque vero che la principale battaglia si gioca a casa nostra, fra i partigiani dell’accomodamento buonista ed arrendevole e i favorevoli invece ad una reazione proporzionata alla minaccia?

 

1. ABC Sevilla, 02-06-1986.

2. ABC 02-06-1986.

3. ABC 07-11-1986.

4. ABC 10-03-1985.

5. Editorial Fernando III el Santo, Madrid, 1988, pp. 584.

6. Cfr. S. Tommaso, Summa Theologiae, I-II, q. 94, a. 2.

7. Op. cit., pp. 37, 67.

Categoria: Giugno 2004

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