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2004

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Le minacce laicista ed islamista in Europa: prospettive d’insieme

 

 di Massimo de Leonardis

 

Mentre la TFP austriaca organizzava a Vienna la conferenza di presentazione di Il crociato del secolo XX, la TFP francese realizzava a Parigi un’altro importante convegno. 

"Le minacce laicista ed islamista in Europa: prospettive d’insieme": questo il titolo della conferenza tenuta dal prof. Massimo de Leonardis, Professore Straordinario di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, al Salon Hoche totalmente gremito. 

Promosso dalla Société française pour la défense de la Tradition Famille et Propriété - TFP, l’evento si prefiggeva “fare il punto” sulla situazione europea, offrendo una visione d’insieme sulle sfide che dovremo affrontare nel prossimo futuro". Riproduciamo di seguito il testo della conferenza, in versione leggermente ridotta

 

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Vorrei anzitutto esprimere il piacere per essere stato invitato, ancora una volta, a parlare agli amici dell’Associazione Tradition Famille Propriété. Le opere del prof. Plinio Corrêa de Oliveira hanno svolto un ruolo fondamentale nella mia formazione dottrinale. Le analisi e le azioni delle TFP nonché delle associazioni consorelle dimostrano la possibilità, anche nel secolo XXI, di incidere sulla realtà politica e culturale odierna restando allo stesso tempo perfettamente fedeli alla tradizione cattolica.

Il dott. Plinio aveva anche il dono di vedere più in alto e più lontano di molti altri. Egli lo ha dimostrato anche a proposito dell’islam. Nel 1943 scriveva: “Il pericolo musulmano è immenso e l’Occidente sembra non accorgersene”. L’anno successivo ammoniva: “Il problema musulmano costituirà una delle più gravi questioni religiose del nostro tempo dopo la fine del comunismo” . E ancora: “Alle porte d’una Europa debole e semi-scristianizzata, sta sorgendo un pericolo arabo simile o peggiore di quello ai tempi di S. Pio V e della battaglia di Lepanto”.

 

Dalla minaccia comunista alla minaccia islamista

Negli anni ‘50 il sociologo francese Jules Monerot definiva il comunismo “l’islam del secolo XX”. Mezzo secolo dopo lo storico tedesco Ernst Nolte affermava che “l’islam sarà il comunismo del secolo XXI”. Nel 1995 l’anglo-tedesco Lord Dahrendorf scriveva: “L’avanzata dell’islam è la questione più importante che il mondo dovrà affrontare dopo il crollo del comunismo”. Nel febbraio dello stesso anno, il Segretario Generale della NATO indicava l’estremismo islamico come il nuovo pericolo principale per l’Occidente dopo la scomparsa del blocco sovietico.

Comunismo e islamismo sono due minacce globali all’Occidente che, anche se sfigurato dal laicismo, è pur sempre l’erede della civiltà cristiana. Cominciamo dunque con qualche riflessione sul comunismo.

Il conflitto fra Occidente ed islam ha somiglianze e differenze riguardo alla guerra fredda fra mondo libero e blocco comunista. La differenza più vistosa è che oggi non c’è più una minaccia militare globale nel senso tradizionale. Per altro, nella guerra fredda,  poiché i capi sovietici agivano comunque secondo una logica razionale, l'equilibrio del terrore impediva l’utilizzo delle arme atomiche per un attacco massiccio contro l’Europa. I terroristi islamici, invece, trovano nella loro religione le motivazioni per suicidarsi nell’atto di uccidere i loro nemici. In questo modo il pericolo dell’utilizzo di arme di distruzione di massa contro la nostra società è diventato reale.

La principale somiglianza è che, oggi come durante la guerra fredda, l’Occidente deve combattere sia all’esterno che all’interno. Allora i partiti comunisti e i loro compagni di viaggio erano la quinta colonna dell’Unione Sovietica. Oggi i nemici interni sono gli immigrati musulmani che non vogliono integrarsi, nonché i laicisti che hanno rinnegato la tradizione religiosa cristiana. Allora come oggi, l’Occidente liberale concede ai nemici interni una libertà che i nostri avversari non concedono nei loro paesi.

Quindici anni fa l’Europa e il mondo esultavano per la caduta del muro de Berlino e il crollo dei regimi comunisti nell’Europa orientale, seguiti dalla dissoluzione della stessa Unione Sovietica. Non dobbiamo però dimenticare che centinaia di milioni di persone patiscono ancora sotto regimi comunisti in Cina, Cuba, Corea del Nord e altri paesi.

D’altronde, le idee e i partiti comunisti non sono scomparsi. C’è un paradosso nel mio paese. Nel 1998 per la prima volta abbiamo avuto come Presidente del consiglio un politico già appartenente al Partito comunista. Da noi esistono ancora partiti che si richiamano al comunismo. Anzi, gli eredi del comunismo formano la maggioranza della coalizione progressista che si presenterà alle prossime elezioni italiane. In Francia i candidati apertamente marxisti hanno ottenuto intorno al 15% dei voti nelle ultime elezioni presidenziali. In diversi paesi dell’America Latina la sinistra è salita al potere, per esempio in Venezuela, dove il presidente Chavez proclama che “la Chiesa è un cancro per la società”.

Più in generale, i militanti del movimento cosiddetto “no global” rilanciano vecchie parole d’ordine comuniste contro l’economia di mercato e contro l’Occidente. La loro ideologia, confusa e priva di base scientifica, è un miscuglio di marxismo, anarchismo e teologia della liberazione. Essi si oppongono alla globalizzazione liberista perché vogliono una globalizzazione totalitaria, anarchica e comunista, una repubblica universale caotica e radicalmente ugualitaria.

I “no global” sono allo stesso tempo violenti e pacifisti. Contrastando il modello occidentale, sabotando la volontà dell’Europa di difendersi, i “no global” diventano alleati degli islamisti. Nelle loro deliranti proclame, le nuove Brigate rosse recentemente ricomparse in Italia hanno esplicitamente menzionato la possibilità d’una alleanza con gli estremisti islamici. Il che fa prospettare una alleanza tattica fra gruppi terroristi europei e frazioni terroriste islamiste.

Una lezione importante della guerra fredda è che l’Occidente non ha mai conquistato una vittoria col dialogo, con la debolezza, con l’Ostpolitik laica od ecclesiastica che sia. Il blocco sovietico è crollato quando il nuovo Pontefice ha abbandonato la linea di compromesso del cardinale Casaroli e quando il presidente americano Ronald Reagan ha lanciato la sua sfida ideologica e militare all’“Impero del male”. Occorrono, dunque, sia la forza delle idee sia la forza militare.

 

L’identità

Non c’è dubbio che la rilevanza delle religioni nella politica internazionale stia molto aumentando. Tutte le grandi religioni stanno attraversando una fase di riaffermazione delle loro identità. Tranne il cattolicesimo che, al contrario, dopo il Concilio Vaticano II è entrato in un processo di “autodemolizione”. E questo nonostante le persecuzioni. Duecentocinquanta milioni di cristiani sono perseguitati nel mondo. Ogni anno ne vengono uccisi 160mila. Nel 2003, 29 membri del clero, compreso un arcivescovo, sono stati trucidati. Il Buddismo e l’Induismo, ritenuti religioni pacifiche e tolleranti, perseguitano i cristiani. In India, la libertà religiosa consiste unicamente nel “diritto de praticare la fede nella quale si è nato, non il diritto di predicare o di convertire”. Nel piccolo regno buddista di Bhutan, le Messe e l’ingresso di sacerdoti sono proibiti. Nello Sri Lanka tre chiese cattoliche sono state bruciate recentemente. Ma è nei paesi a maggioranza islamica che i cristiani rischiano più spesso la vita. Nel Sudan e in alcune regioni dell’Indonesia, i villaggi cristiani sono sistematicamente devastati e le ragazze violentate nel caso rifiutino di diventare musulmane.

Come scriveva nel 1988 Ludwig Hertling, professore di storia ecclesiastica all’Università Gregoriana di Roma: “La Chiesa e l’islam sono le due grandi rivali nella storia religiosa dell’umanità. Nel corso della loro lunga storia esse si sono mantenute in uno stato di continua frizione. (...) Ad una lotta decisiva non si è però ancora arrivati: vi si giungerà tuttavia in un avvenire più o meno lontano”.

Il tasso di natalità è molto più alto fra i musulmani che fra i cristiani europei, che spesso ricorrono al controllo delle nascite nonché all’aborto. In Inghilterra, i musulmani sono già più numerosi degli anglicani praticanti. Nel 1980 i musulmani costituivano il 18% della popolazione mondiale. Fra dieci anni saranno quasi il 30%. In Europa ci sono più di venti milioni di musulmani. Negli anni ‘80, il presidente di Algeria proclamava: “Li conquisteremo con i ventri della nostre donne” . Un recente manifesto iracheno recitava: “Fai un figlio e avrai piantato una freccia nell’occhio del tuo nemico”.

All’avanzata dell’islam, il presidente Chirac oppone una falsa alternativa che aggrava ulteriormente il problema. La legge recentemente approvata riguardo al velo islamico nelle scuole non si ispira affatto ad un laicismo pacificatore, ma ad un laicismo aggressivo, erede di quella rivoluzione che ha tagliato qualsiasi legame con le radici cristiane della figlia primogenita della Chiesa. La Francia è stata la più accanita oppositrice alla menzione del cristianesimo nel trattato costituzionale europeo. Lo storico René Remond ha giustamente osservato che la Francia si è comportata peggio dell’Unione Sovietica, che nel 1988 aveva celebrato il millennio della sua conversione.

Dal punto di vista geografico l’Europa è il continente più piccolo del mondo, in pratica una sorta di promontorio occidentale del continente asiatico. È unicamente grazie alle sue radici cristiane che essa ha potuto godere di grande sviluppo e successo in ogni campo: culturale, artistico, economico, scientifico e tecnico. Il crocifisso è anzitutto il simbolo della vera religione, ma è anche l’espressione della civiltà europea.

Nel Natale dell’anno 800 l'incoronazione di Carlomagno come Sacro Romano Imperatore segnava la nascita dell’Europa, fondata sul principio religioso della fedeltà al cattolicesimo. Quali sono invece oggi le fondamenta dell’Europa di Maastricht e quali i valori fondanti dell’Unione Europea? Il lemma araldico di questa Europa potrebbe essere “Arricchitevi!”, e l’euro il suo blasone. Le cattedrali rischiano di diventare belle immagini per cartoline postali, come si è lamentato il Cardinale Re. L’Europa delle cattedrali era l’espressione di valori religiosi e morali; l’Unione Europea è appena espressione di valori materiali. Questa Europa non potrà sopravvivere.

Ma la realtà è ancor più brutta. L’Unione Europea si palesa sempre di più come un mezzo per limitare le libertà degli Stati membri e per sovvertire i valori ed i principii del diritto naturale e cristiano, che per secoli hanno costituito il fondamento dell’Europa. Per esempio, l’8 febbraio 1994 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione per “garantire i diritti degli omosessuali” , invitando gli Stati membri a eliminare “gli ostacoli al matrimonio delle coppie omosessuali” nonché “ogni limitazione ai diritto degli omosessuali di essere genitori e di adottare o ricevere in affidamento bambini”.

Il Papa Giovanni Paolo II ha condannato duramente questa risoluzione, sottolineando che “la rinascita politica del nostro continente [è] indissolubilmente legata alla sua rinascita morale e spirituale”. Egli concludeva augurandosi “che Sodoma non sia il modello del Parlamento Europeo”. Eppure, il trattato di Amsterdam nonché la Carta dei Diritti Europei approvata a Nizza proibiscono qualsiasi discriminazione basata sulle “tendenze sessuali”. Nel marzo 2000 il Parlamento Europeo ha approvato una nuova risoluzione in favore degli omosessuali. Lo stesso Parlamento ha condannato l’Irlanda e la Germania per le loro leggi restrittive in materia di aborto.

Il vero volto dell’Unione Europea si è fatto vedere il 13 maggio 2002, quando il Parlamento, a pretesto di condannare l’oppressione delle donne da parte del fondamentalismo islamico, ha approvato per appena due voti una risoluzione che si ispira al laicismo più estremo. Leggiamo in essa: “Riconoscendo la validità di quanto propugnano i fautori della secolarizzazione o della separazione tra ciò che costituisce affari pubblici rientranti nella sfera politica e ciò che invece sono convinzioni e credenze religiose che devono essere libere e rispettate e che appartengono alla sfera privata degli individui; considerando deplorevoli le ingerenze delle Chiese e delle comunità religiose nella vita pubblica e politica degli Stati, in particolare quando mirano a limitare i diritti umani e le libertà fondamentali, come in campo sessuale e riproduttivo, o quando incitano ed incoraggiano discriminazioni”.

Il Parlamento Europeo “ritiene che la separazione tra Chiesa e Stato sia la sola forma più accettabile di governo in una società democratica; invita gli Stati membri a mantenersi neutrali rispetto alle varie religioni, a preservare il proprio carattere laico, garantendo il principio della netta separazione tra chiesa e Stato”.

Il Parlamento condanna ancora “l’esclusione delle donne dai posti di comando nella gerarchia politica e religiosa” e “esprime il proprio sostegno alla difficile situazione delle donne lesbiche che sono vittime del fondamentalismo”.

A questo proposito, un ridicolo riferimento personale al Papa e al Patriarca della Chiesa ortodossa romena sono stati cancellati all'ultimo momento, come pure un paragrafo che affermava che gli organismi religiosi che assumono competenze pubbliche, quali ospedali e scuole di ispirazione cristiana, “agiscono oggettivamente contro l’ordinamento democratico dell’Unione Europea”.

Nel testo provvisorio della “Costituzione europea”, negli articoli I, 51 e 52, sono mese sullo stesso piano le “chiese” e le “organizzazioni filosofiche e non confessionali”. Alcuni vi hanno letto un’allusione alla massoneria. Comunque sia, è evidente la voglia de ridurre le chiese al livello di associazioni private. Nel preambolo troviamo un riferimento all’“eredità culturale, religiosa e umanistica dell’Europa proveniente dalle civiltà ellenista e romana e poi dalle correnti filosofiche illuministiche”. Questo cancellerebbe mille anni di storia, e confermerebbe la falsificazione storica del laicismo che considera il Medioevo appena come “secoli bui”. Di fronte alle proteste suscitate da un tale testo, i costituenti, pur di non menzionare la realtà storica della Cristianità, hanno scelto di parlare genericamente di “eredità culturale, religiosa e umanista dell’Europa”, confermando in questo modo che l'alternativa al cristianesimo è il nulla.

La respublica christiana del Medioevo trovava l’unità nella comune Fede religiosa. L’Europa di Maastricht sarà invece basata sul rifiuto di ogni fede, di ogni dogma, sul permissivismo e sul “politicamente corretto”. Tutto sarebbe permesso, tutto sarebbe tollerato, fuorché affermare l’esistenza d’una verità morale e religiosa. Sarà il trionfo di Voltaire che proponeva “nessuna libertà per i nemici della libertà”; e di Locke che negava ai cattolici la libertà religiosa.

Il “diritto d’intervento” negli affari interni degli Stati membri permetterà di imporre questo modello a tutti i paesi europei, mentre il “mandato di cattura europeo” permetterà di ridurre al silenzio i dissidenti. Ancora una volta, la Francia ha dato il cattivo esempio. Proprio mentre perseguitava i tradizionalisti cattolici per le loro idee religiose e Oriana Fallaci per il pamphlet L’orgoglio e la rabbia, offriva asilo a terroristi rossi già condannati in Italia.

Con questi precedenti, non possiamo stupirci che ogni volta che un governo nazionale o locale approva una legge a sostegno della famiglia tradizionale, o comunque fondata sul diritto naturale e cristiano, venga accusato di “staccarsi dall’Europa”. A questo proposito, in un’allocuzione ai polacchi nel giugno 1991, Giovanni Paolo II, parlando della necessità di entrare in Europa, diceva: “Anzitutto, noi non abbiamo bisogno di entrarci, perché già ci siamo, perché siamo stati noi a edificarla con più sacrificio di coloro che oggi se ne prendono il merito. E poi, quale dovrebbe essere il criterio della libertà? Per esempio, uccidere un nascituro?” .

Nel suo messaggio per i 1200 anni dell'incoronazione imperiale di Carlomagno, il Santo Padre ha ricordato che “è stata la negazione di Dio e dei Suoi comandamenti a provocare, nel secolo scorso, la tirannia degli idoli. (...) Bisogna sottolineare che le ideologie che durante il secolo XX hanno provocato fiumi di lacrime sono scaturite d’una Europa che aveva voluto dimenticare le sue fondamenta cristiane”.

L’attuale processo di integrazione europea rischia di provocare l’annientamento degli Stati nazionali, nonché di ogni identità storica, religiosa e culturale delle nazioni europee. Di fronte agli Stati Uniti, che riaffermano con fierezza la superiorità dei loro valori radicati in una religiosità di matrice calvinista; di fronte a un Islam che ostenta la sua identità, l’Unione Europea svela il suo vuoto rifiutando sia la sua tradizione cristiana che la Realpolitik. Si chiede agli Stati europei di dissolvere le loro sovranità in un’amalgama artificiale sprovvista di valori morali e di forza militare.

Oggi la minaccia islamista ha un doppio carattere. Da una parte il terrorismo di massa, dall’altra la disgregazione dell’identità cristiana dell’Europa. Qualche anno fa il cardinale Biffi aveva invitato a limitare l’immigrazione musulmana, ammonendo: “Non possiamo costruire una casa tutta aperta. Prima si costruiscono le mura poi si aprono le porte. Questa Europa non ha futuro. O l’anima cristiana si risveglierà o l’Europa sarà islamica, perché i musulmani vengono da noi con la loro intransigenza di principii, solo per confrontarsi col ‘vietato vietare’ (...) Purtroppo né i ‘laici’ né i ‘cattolici’ pare si siano resi conto del dramma che si sta profilando. I ‘laici’, osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I ‘cattolici’, lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta e sostituendo all’ansia apostolica il puro e semplice ‘dialogo’ ad ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione.”.

La storia ci insegna che l’islam avanza quando la Chiesa vacilla e i cristiani si lasciano sedurre dal lassismo spirituale. La storia ci insegna anche che i musulmani disprezzano i cristiani che si proclamano laicisti. L’emiro Abd El Kader, che combatteva i francesi in Algeria negli anni 1834-1847, di fronte al laicismo ostentato dal Re Luigi Filippo, che poneva ostacoli all’azione dei missionari mentre favoriva l’islam credendo così di guadagnarsi la simpatia degli algerini, esclamò: “Voi non avete nessuna religione. Si fosti cristiani, come lo pretendete, avresti i vostri sacerdoti e le vostre chiese, e noi saremmo buoni amici”. Il musulmano Amir Taheri, già direttore del più importante quotidiano di Teheran, ha aspramente criticato il relativismo culturale e la perdita di identità dell’Occidente, menzionando come esempio una serie di documentari della BBC sulle religioni. Nel programma dedicato al cristianesimo si metteva in dubbio l’esistenza storica di Cristo e la verginità di Maria, mentre in quello dedicato all’islam non vi era stata avanzata nessuna critica.

Cosa penseranno gli immigrati di fede islamica dei Natali senza presepi nelle scuole e delle suore che pregano Allah nel refettorio per non offendere gli alunni musulmani? Cosa penseranno dei terreni offerti gratuitamente dai comuni per costruirvi moschee? E delle immagini oscene e perfino blasfeme sui giornali e nella pubblicità? Essi concluderanno che la nostra società è edonista, materialista e in piena decadenza, e che la loro vittoria è quindi certa. Con quale autorità morale possono le società occidentali condannare gli attentati terroristi mentre, allo stesso tempo, approvano l’eutanasia e l’aborto?

Se l’Occidente non ridiventa cristiano la sua vittoria è, infatti, del tutto incerta. La vera risposta all’islam non è il laicismo, ma la Tradizione. Anche i laicisti più attenti hanno capito che l’interesse nazionale europeo esige il rafforzamento dell’identità cristiana del nostro continente. Oriana Fallaci non è una credente ma ha scritto che si sente rassicurata dal suono delle campane e dal profumo dell’incenso, e che non vorrebbe svegliarsi al canto dei muezzin. Possiamo tollerare l’islam, ma non possiamo metterlo su un piede di uguaglianza con la vera religione. In ogni caso, la nostra tolleranza sarà infinitamente superiore a quella offerta dai musulmani ai cristiani nei loro paesi.

Esiste ancora un’altro atteggiamento che va ripudiato. Col pretesto di opporsi all’Occidente laicista, alcuni sedicenti cattolici tradizionalisti giungono perfino a solidarizzare con l’islam, ipotizzando un’alleanza con esso contro il liberalismo. Non si può combattere un errore con un altro peggiore, stringendo alleanze con un nemico letale che vuole distruggere le nostre vite e le nostre libertà.

 

L'indifferentismo

Il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, iniziatosi con una sfida forte “Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!” , si è svolto pari passu con un’Unione Europea che ha portato alle estreme conseguenze il plurisecolare processo di scristianizzazione. Alla popolarità mediatica del Pontefice fa da contraltare il ripudio del Magistero della Chiesa.

Questo pontificato è stato caratterizzato da un lato da un ecumenismo molto spinto, e dall’altro dal tentativo, non senza contraddizioni, si ristabilire all’interno della Chiesa la fermezza dottrinale e disciplinare venute a meno dopo il Concilio. Il primo aspetto rischia però di compromettere il secondo. In un ambiente corroso dalla mancanza di punti di riferimento fermi, le scene di un Papa attorniato da pastori protestanti, popi ortodossi, rabbini, ulema, bonzi, nonché pittoreschi rappresentanti delle “religioni primitive”, o di un Papa che bacia il Corano, rischiano di alimentare l’indifferentismo religioso.

Ne è consapevole lo stesso Giovanni Paolo II che, nell’esortazione apostolica Ecclesia in Europa, ha ribadito che il dialogo con giudei e musulmani “non si oppone alla missione ad gentes”. Il Pontefice continua: “Nell’esercitarsi in questo dialogo non si tratta di lasciarsi catturare da una mentalità indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che una religione vale l’altra”.

Nella stessa Esortazione, il Santo Padre esprime una dolorosa rassegnazione riguardo la futura Costituzione europea: “Vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia. (...) La cultura europea dà l’impressione di una ‘apostasia silenziosa’ da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse”.

 

La forza militare

I contrastanti atteggiamenti verso la guerra è una delle manifestazioni più eclatanti delle diversità fra la civiltà occidentale e l’islam. Maometto è stato l’unico fondatore di una religione che era, allo stesso tempo, un capo guerriero. L’islam si è diffuso sin dall’inizio con la violenza e la jihad, la guerra santa, è un precetto fondamentale della dottrina e della pratica musulmana.

Il cristianesimo si è invece diffuso grazie ai martiri che hanno versato il loro sangue, non quello delle loro vittime come fanno oggi i terroristi islamici. La Cristianità e l’Occidente hanno elaborato lungo i secoli delle regole precise per limitare le guerre e per renderle più umane, a partire dal Medioevo, con la “pace di Dio”, la “tregua di Dio” e la “quarantena del Re”.

Al contrario, secondo il pensiero militare dell’islam, le donne, i bambini, gli anziani, i dementi, i ciechi, gli handicappati, i malati, possono essere uccisi o risparmiati. I prigionieri che si convertono all’islam dopo la cattura possono essere risparmiati. Alla fine dell’anno 2000, esaminando il caso di nove prigionieri russi uccisi in Cecenia, quattro scuole ufficiali di teologia legale islamica hanno emesso documenti giustificando l’uccisione di prigionieri di guerra.

Il cattolicesimo non sposa però la posizione pacifista, come vorrebbero farci credere. Ci sono, è chiaro, sacerdoti e perfino vescovi che hanno sostenuto le posizioni più inverosimili ed eterodosse.

In Italia, il vescovo di Caserta ha scritto che un politico cattolico non può mai, in coscienza, autorizzare l’uso della forza militare. Lo stesso vescovo ha dichiarato che le salme dei militari italiani morti in Irak lo scorso novembre non dovrebbero essere benedette.

Nella stessa occasione, i religiosi Comboniani della provincia di Puglia hanno proposto di ricusare l’Eucaristia ai soldati che, portando le loro armi, sono pronti a uccidere.

La dottrina della Chiesa è tutt’altra. Dal Concilio d’Arles nel 314, che scomunicava i disertori; dalla lettera di S. Ambrogio al Console Paterno nel 393, che affermava «Hostem ferire victoria est, reum æquitas, innocentem homicidium” [Ferire il nemico, è la vittoria; il criminale, è la giustizia; l’innocente, l’omicidio]; da S. Agostino, che legittimava l’uccisione dei nemici in guerra nonché dei criminali, c’è un’ammirevole continuità nella dottrina cattolica, fino al XX secolo.

Il Catechismo Maggiore di S. Pio X insegnava: “È lecito uccidere il prossimo quando si combatte una guerra giusta, quando si eseguisce per ordine dell'autorità suprema la condanna a morte in pena di qualche delitto; e finalmente quando trattasi di necessaria e legittima difesa della vita contro un ingiusto aggressore”.

Sono numerosi gli esempi di Papi, di Santi e di Beati che hanno approvato o perfino sollecitato la guerra contro i musulmani per difendere la Cristianità, o che hanno preso parte in guerre giuste. Il più importante e famoso è S. Pio V, l’organizzatore e l’anima della coalizione che vinse a Lepanto nel 1571. Ma dobbiamo anche ricordare il Beato Urbano II, che convocò la prima crociata; S. Bernardo da Chiaravalle, che ne predicò la seconda; S. Luigi IX Re di Francia, che condusse la settima e l’ottava crociate; S. Ferdinando III Re di Castiglia e di Leone, alfiere della Reconquista; Santa Giovanna d’Arc, che combattè “per la Fede e per la Patria”.

L’anno scorso il Santo Padre ha proclamato beato il cappuccino Marco d’Aviano, eroe della vittoriosa difesa di Vienna nel 1683, nonché anima della resistenza cristiana contro gli Ottomani in molte battaglie. Due secoli prima, il francescano S. Giovanni da Capistrano era stato l’animatore della resistenza contro i turchi. Ormai settantenne, nel 1456 egli restò undici giorni sul campo di battaglia di Belgrado, incitando i soldati ad avere fiducia in Gesù e sventolando il suo stendardo col monogramma di Cristo Re e una pesante croce in legno.

Nessun atto del Magistero della Chiesa ha sconfessato la plurisecolare dottrina sulla guerra giusta, i cui principi sono quindi perfettamente validi. Elencando le condizioni per “la legittima difesa con la forza militare”, l’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica, commenta: “Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della ‘guerra giusta’. La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune”.

“La legittima difesa -- continua il Catechismo -- è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune. (...) Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace”.

In occasione del Giubileo dell’anno 2000, il Santo Padre ha ricordato ai militari e alle forze di polizia che “la pace è un diritto fondamentale di ogni uomo, che dev’essere incessantemente promosso tenendo conto che ‘gli uomini, come peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla seconda venuta di Cristo’ (Lumen Gentium, n. 78). A volte questo compito, come l’esperienza recente dimostra, comporta delle iniziative concrete per disarmare l’aggressore”.

Qui conviene fare un’altra considerazione. Se “la pace è un dono di Dio” (Pacem dei munus), e se “soltanto Dio è il fondamento durevole dell’ordine e il solo vero garante della pace”, dobbiamo concludere che è impossibile stabilirla al di fuori dei principi del Vangelo. Nel caso contrario non avremo mai una vera pace. Se il Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo è sempre più rifiutato, i conflitti non possono che aumentare. Dal punto di vista soprannaturale, si “la pace è un dono del Cielo, una grazia” , le preghiere per la pace che mettono insieme cattolici, scismatici, eretici, infedeli e pagani non hanno nessun valore religioso.

I cattolici non devono provare vergogna dei loro antenati che per duemila anni hanno presso legittimamente le armi per difendere la Fede e i diritti della Chiesa. La nostra pace e la nostra libertà sono il risultato delle loro battaglie. Nel 1952 Pio XII affermava: “La Chiesa deve tener conto del fatto che l’oscura potenza del male ha sempre agito nella storia. Perciò essa diffida da ogni propaganda pacifista nella quale si abusi della parola pace per nascondere interessi inconfessabili”.

 

 Esortazione finale

 “L’Europa deve ritornare alla Fede, oppure perirà. Perché la Fede è l’Europa e l'Europa è la Fede” (Hilaire Belloc). A Lepanto, il sultano exclamò: “Io temo più le preghiere di questo Papa che tutte le armi dell’Imperatore”. Dopo la vittoria, il Senato di Venezia fece incidere la famosa frase: “Non virtus, non armas, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit» [Non la forza, non le armi, non i generali, ma Maria del Rosario ci ha fatti vittoriosi]. Chiediamo dunque l’intercessione della Madonna delle Vittorie, venerata col titolo di auxilium christianorum. A Fatima, nella stessa penisola iberica dove si trova Covadonga, culla della Reconquista, la Santa Vergine a promesso: “Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!”.

Categoria: Giugno 2004

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