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2004

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Sindaco diessino “disarma” S. Michele

 

 

Perché ce l’ha con San Michele Arcangelo il sindaco diessino di Monza (MI)? Sembra che egli non si senta molto a suo agio alla vista di quella spada che scaccia eternamente il Maligno nell’inferno. Ma non si sente a suo agio nemmeno mons. Enrico Rossi, vicario del Duomo.

Il fatto è che, in una decisione senza precedenti, hanno deciso di “disarmare” il Principe della milizia celeste, togliendole dalla mano la spada e transformandolo in una sorta di accanito pacifista. Si tratta di una statua, rigorosamente spogliata da ogni attrezzo guerriero, che sarà collocata in una piazza centrale del capoluogo brianzolo, e che ha causato accese reazioni da parte dei fedeli indignati con questa manomissione dell’iconografia cristiana.

“S. Michele è un simbolo ecumenico -- sbotta il diessino improvvisatosi teologo -- Monza è una città di pace” (1). San Michele un pacifista ecumenico? Sembra che qualcuno non abbia letto le Sacre Scritture...

 

Chi è S. Michele Arcangelo?

Tra gli angeli rifulge per la sua bellezza spirituale uno che la Sacra Scrittura chiama Michele. Era già considerato dagli Ebrei come il principe degli angeli, protettore del popolo eletto, simbolo della potente assistenza divina nei confronti di Israele. Nell’Antico Testamento appare per ben tre volte, in particolare nel libro di Daniele (Dan 10,13.21; 12,1), dove è stato indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell’esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati. “Or in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro”. (Dan 12,1).

Per i cristiani, l’Arcangelo S. Michele è considerato come il più potente difensore del popolo di Dio. Nell’iconografia, sia orientale sia occidentale, S. Michele viene sempre rappresentato come un combattente, con la spada o la lancia nella mano, sotto i suoi piedi il dragone, sconfitto nella battaglia. I credenti da secoli si affidano alla sua protezione qui sulla terra, ma anche particolarmente nel momento del giudizio, come recita un’antica invocazione: “San Michele, difendici nel combattimento, affinché non periamo nel giorno del tremendo giudizio”. (2)

Questa concezione affonda le sue radici direttamente nelle Sacre Scritture.

 

La caduta di Lucifero

Agli inizi dei tempi, rifulgeva in misura sovrabbondante l’angelo supremo Lucifero. La sua sovrana bellezza e luce (Lucifero significa “colui che porta la luce”) riempiva con ammirazione tutti gli angeli. A lui si applicano le parole di Ezechiele: “Tu eri un modello di perfezione, pieno di sapienza, perfetto in bellezza. In Eden, giardino di Dio, tu eri coperto d’ogni pietra preziosa” (Ez. 28,12-13). Era lui il primo fra gli angeli.

Purtroppo fu proprio questo a perderlo. È vero che egli era perfettissimo, ma doveva essere comunque sottomesso a Dio con un’obbedienza piena. Invece, l’orgoglio cominciò a corrodere il suo spirito. Pensava con superbia: “Salirò in Cielo, al di sopra degli astri di Dio, innalzerò il mio trono, salirò sulla sommità delle nuvole, sarò simile all’Altissimo” (Is. 14,13-14). All’inizio egli si sottomise, ma più per convenienza che per amore. Era già un piccolo seme di male che sarebbe poi diventato l’albero maledetto di tutti i peccati.

In un secondo tempo, come è opinione quasi generale fra i teologi, Dio rivelò agli angeli che la Seconda Persona della Santissima Trinità avrebbe assunto la natura umana in Gesù Cristo e chiese loro di adorarLo, non solo nella Sua divinità, ma anche nella Sua umanità ipostaticamente unita.

Inquanto gli angeli buoni esultarono di gioia e adorarono il Verbo Incarnato in previsione della Sua nascita, Lucifero, e con lui molti angeli, cominciò invece a protestare. Se prima obbediva a malavoglia, ora proprio non ne può più. Adorare un uomo, anche se ipostaticamente unito al Verbo Divino! L’invidia inonda il suo spirito, resiste al volere divino. Invita anche gli altri angeli alla disobbedienza, promettendo loro un regno indipendente da quello di Cristo. Questo incensato appello fu, purtroppo, accolto da un terzo degli angeli del Cielo. Inizia così una rivoluzione.

 

La missione di S. Michele

A questo punto Dio sottomette gli angeli alla prova suprema: rivela loro la divina maternità di Maria Santissima e domanda di venerarLa come Signora e Regina. S. Michele e gli angeli buoni subito esultano: Veneriamo questa Donna, capolavoro della Santissima Trinità, Madre futura del Verbo Incarnato e nostra futura e amabile Regina!

D’altra parte, però, Lucifero rompe ogni indugio: No! Non servirò mai ad una creatura inferiore a me, una creatura meramente umana! Non serviam!

S. Michele non poteva tollerare questa insolenza. Allora lancia quel grido magnifico: Quis ut Deus! Chi è come Dio! e scatena una grande guerra in Cielo, secondo racconta l’Apocalisse: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli” (Apoc. 12, 7-9).

In ricompensa per la sua fedeltà, Dio dà al vincitore il nome di MI-CHA-EL, che vuol dire appunto “Chi è come Dio”, e lo designa Principe delle milizie celesti.

 

Le virtù di S. Michele

Da questi episodi possiamo desumere alcune virtù caratteristiche di S. Michele:

Umiltà. Invece di inebriarsi con la sua bellezza, egli si umilia, sentendosi indegno. E anziché ribellarsi, obbedisce.

Obbedienza. Egli ci dà un’esempio di obbedienza perfetta. Anche quando riceve un’ordine che apparentemente ripugnerebbe alla ragione, cioè di venerare una semplice donna, egli obbedisce.

Fiducia. S. Michele era, sì, il secondo angelo, però comunque molto inferiore a Lucifero. Affrontarlo in battaglia aperta era come lanciare soldati armati di fucili contro mezzi corazzati. Eppure egli era pieno di fiducia nel Signore e confidava nella Sua assistenza.

Amore. È chiaro che niente di tutto ciò sarebbe possibile senza avere, alla base, un amore ardente per Dio e per l’ordine che Egli aveva stabilito nell’universo.

Carità. Ma l’amore è di sé diffusivo. Non si può amare Dio senza amare anche il prossimo. S. Michele vedendo il crescente tumulto in Cielo, e l’incertezza degli angeli vacillanti, con zelo ardente esorta tutti a rimanere fedeli al loro Creatore.

Fedeltà. In nessun istante della sua esistenza egli perse di vista lo scopo per cui dio lo creò: conoscere, amara, lodare e servire con tutta la forza il suo Creatore ed assistere con amorosa premura agli angeli, e tutti gli uomini. (3)

 

Fortezza e combattività

Ma forse la caratteristica che più distingue S. Michele sia la combattività, legata alla virtù cardinale della fortezza. Abbiamo visto S. Michele all’inizio della storia in veste di combattente contro Lucifero. A Giosuè egli si presenta come “ capo dell’esercito del Signore” (Gs. 5,14). Pure a Gedeone egli appare in veste militare: “Il Signore è con te, uomo forte e valoroso! (...) Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo!” (Gd. 6,12-16)

È per questo motivo che S. Michele è normalmente raffigurato rivestito da armatura e impugnando la spada.

Ritroviamo S. Michele in simile situazione verso la fine della storia: “Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco” (Apoc. 10,1). Questo angelo è proprio S. Michele, come lo dice esplicitamente il profeta Daniele (Dan. 12,1).

Ma egli non verrà solo, ci sarà pure il Cristo Gladifero, cioè Colui che porta la spada: “Vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava ‘Fedele’ e ‘Verace’: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all'infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente” (Apoc. 19,11-15).

Un’immagine guerriera, semmai ve ne fu una.

 

L’errore del pacifismo

Ed è forse qui che dobbiamo trovare la ragione di fondo per la quale S. Michele Arcangelo riesce così scomodo a tante persone infettate dal virus del pacifismo.

Purtroppo, si diffonde sempre di più in certi ambienti cattolici una concezione sbagliata sull’amore. Secondo questa concezione, siccome Dio è puro amore, ogni manifestazione di combattività sarebbe contraria alla volontà divina. Questa particolare interpretazione di un fatto teologicamente certo è frutto del romanticismo novecentesco, ancora diluito da un certo cattolicesimo sdolcinato che fa il giro di certi ambienti da parecchio tempo. Questa concezione sbagliata è alla base, per esempio, dell’atteggiamento tiepido ed arrendevole, quando non addirittura pacifista, di molti cattolici.

Ad un cattolico inquinato da questa concezione, la figura di un S. Michele Arcangelo rivestito di armatura non può certo piacere. Queste persone dimenticano che “la vita dell’uomo sulla terra è una milizia” (Giobbe 7,1) e che, come spiega l’insigne teologo domenicano P. Antonio Royo Marìn, “la fortezza ha due atti: attaccare e resistere. Simile al soldato sul campo di battaglia, il cristiano deve a volte attaccare in difesa del bene, reprimendo e sterminando i malvagi”.

Quanti mali odierni si sarebbero evitati se i cattolici avessero fatto tesoro di queste parole, sbarrando decisamente le porte al male prima che esso prendesse forza! Invece...

Note....

1. “San Michele senza spada per pacifismo”, Corriere della Sera, 1-03-2003.

2. Cfr. www.gargano.it/sanmichele.

3. Cfr. Gloria Crux, Chi è S. Michele Arcangelo?, Foggia, 1974, con approvazione ecclesiastica.

Categoria: Marzo 2004

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