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2004

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La legge sulla fecondazione in vitro

 

Dopo un iter alquanto accidentato, il Parlamento italiano ha definitivamente approvato la Legge 40/04, intitolata “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. Accolta come una vittoria, almeno parziale, da parte di molti cattolici, la legge solleva tuttavia seri interroganti, al punto che l’Osservatore Romano ha dovuto prevenire che i cattolici “sono moralmente tenuti a invocare l’obiezione di coscienza se dovessero trovarsi immediatamente implicati nella sua applicazione clinica”  (1). Cosa stabilisce questa legge?

Essa autorizza l’accesso alle tecniche di procreazione artificiale, vale a dire in vitro, alle “coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugati o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi” (art. 5, 1). La legge vieta, invece, la fecondazione di tipo eterologo, cioè con il concorso di persone non coniugate né conviventi (Art. 4, 3); la produzione di più di tre embrioni per intervento (Art. 14, 2); la soppressione di embrioni e la loro crioconservazione, tranne che in caso di forza maggiore (Art. 14, 1 e 3); la ricerca clinica e sperimentale non esclusivamente terapeutica (Art. 13, 1-2); la clonazione (Art. 13, 3, c); ogni forma di selezione a scopo eugenetico (Art. 13, 3, b), ecc.

Una legge pericolosa


Intervenire per legge nel delicato problema della fecondazione umana stabilisce un pericoloso precedente.

Dio è l’Autore della vita (Gen. 2, 7). Dando alle creature l’ordine “prolificate e moltiplicatevi” (Gen., 1, 22), Egli gli ha pure concesso i mezzi affinché potessero eseguirlo. Per disposizione naturale e divina, nella specie umana questa generazione di altri esseri si dà all’interno della coppia, unita da vincolo monogamico e indissolubile. I genitori pro-creano, cioè diventano co-creatori con Dio del nuovo essere umano. Ed è questa la bellezza e la dignità dell’atto coniugale. Ma la figura principale è sempre Dio che, appunto, dà la vita.

La fecondazione in vitro costituisce invece un intervento invasivo che, contrastando il progetto di Dio, cerca di ottenere la produzione di un essere umano facendo a meno dell’unione sessuale dei suoi genitori, usando metodi artificiali che sovvertono i naturali processi della nascita, realizzando in laboratorio la fecondazione di un embrione da impiantare nell’utero materno  (2).

Insegna in merito il Catechismo della Chiesa:

“Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l’intervento di una persona estranea alla coppia (...) sono gravemente disoneste. Tali tecniche (...) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono il diritto esclusivo degli sposi a diventare padre e madre soltanto l’uno attraverso l’altro.

“Tali tecniche (...) dissociano l’atto sessuale dall’atto procreatore. L’atto che fonda l’esistenza dei figli non è più un atto con il quale due persone si donano l’una all’altra, bensì un atto che affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana”  (3).

Una rivoluzione


La legge sulla procreazione medicalmente assistita apre, inoltre, le porte ad una serie di preoccupanti eventualità che, nel loro insieme, potrebbero configurare una vera e propria rivoluzione non solo biologica, ma anche sociale e culturale. Vediamone alcune:

Coppie di fatto. Nel concedere l’uso delle tecniche di fecondazione artificiale alle “coppie coniugati o conviventi”, la legge per la prima volta riconosce come soggetto di diritto le “coppie di fatto”. Cosa è, infatti, una “coppia”? Occorre appena essere legato da un rapporto affettivo stabile?

Aborto. La legge vieta la “soppressione di embrioni (...) tranne che in caso di forza maggiore”. Permettendo però la produzione artificiale di fino a tre embrioni per coppia, la legge praticamente obbliga all’eliminazione di quelli che o non saranno impiantati o comunque non andranno a buon fine. In altre parole, stabilisce l’aborto su scala massiccia.

Eugenetica.  Pur essendo punita la selezione eugenetica, non sembra che ogni forma di diagnosi pre-impiantatoria sia vietata, dato che i genitori che lo richiedano devono essere informati sul numero e lo stato di salute degli embrioni prodotti e da trasferire nell’utero.

Sperimentazione. La legge vieta la sperimentazione sull’embrione, a meno che non sia da curare a causa di una malattia. Il problema sorge nella definizione di malattia, un concetto che oggi tende a dilatarsi quasi ab infinito, aprendo quindi il campo alla sperimentazione su embrioni in base al minino pretesto.



Condanna morale


Il giudizio di condanna morale è direttamente consegue alle considerazioni di cui sopra. Nelle parole dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, “la legge approvata è una legge laica (...) che per molteplici aspetti non corrisponde all’insegnamento del Magistero”  (4). Più netto, padre Angel Rodríguez Luño, professore alla Pontificia Università romana della Santa Croce, afferma: “Non abbiamo di fronte una legge giusta. Essa è ingiusta”  (5).

Si tratta, dunque, d’una legge che il cattolico non può fare sua, anche se restrittiva rispetto ad altre peggiori: insomma il classico male minore, perché esistono anche altri ordinamenti che ad esempio permettono la fecondazione eterologa, ma che resta pur sempre un male ed è quindi da respingere.



Note

1. Angel Rodríguez Luño, “La legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita” L’Osservatore Romano, 14-02-2004.

2. Cfr. Associazione Famiglia Domani, Commissione etico-giuridica, Breve esame critico della legge approvata dal Parlamento, Roma, 2004.

3. Catechismo della Chiesa Cattolica, No. 2376-2377.

4. L’Osservatore Romano, 14-02-04.

5. Art. cit.

Categoria: Marzo 2004

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