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2004

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La Contro-Rivoluzione nei campus americani

 

 

di Daniel Pribble e John Ritchie

 

Smentendo il mito secondo il quale la gioventù è massicciamente schierata a sinistra, è proprio nel ambiente universitario che la TFP americana sta riscuotendo grandi successi. Per venire incontro alle molte richieste di una presenza nei vari campus, al fine di diffondervi le ideali cristiani, la TFP a stelle e strisce ha avviato l’iniziativa Student Action (1). Di essa fanno parte giovani in età universitaria, per lo più studenti degli stessi istituti dove si svolge poi l’azione.

Questa consiste nella diffusione, per mezzo di vistose campagne propagandistiche, di materiale dottrinale riguardante i diversi temi trattati: omosessualità, aborto, pacifismo, socialismo e via dicendo. Ogni campagna viene preceduta da un simposio dove i partecipanti studiano accuratamente il tema in questione. A sua volta, nella misura in cui la campagna suscita interesse, si organizzano poi conferenze, dibattiti ed incontri che permettono di raggiungere in modo capillare l’ambiente universitario.

Abbiamo chiesto a due partecipanti della Student Action di illustrare questo promettente apostolato.

 

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Sbuffando di rabbia, un attivista omosessualista avvicina un giovane universitario della TFP nel atto di distribuire dépliant e sbotta: “Ma cosa ci fatte qui? Questa è un’università democratica! Vi siete cacciati nel posto sbagliato. Qui siamo tutti contro di voi. Andatevene via!” Impavido, il volontario della TFP rispondeva: “È proprio per questo che siamo venuti, per far sentire un’altra campana. Siamo o no democratici?”.

Siamo nel campus della George Washington University di Washington, D.C. dove è in atto una campagna della TFP in difesa del matrimonio tradizionale, in opposizione a un progetto di legge che avrebbe legittimato il cosiddetto “matrimonio omosessuale”. La notizia si era propagata come fuoco. In pochi minuti decine di attivisti omosessualisti si erano già ammassati intorno ai volontari della TFP, cercando di ostacolare in ogni modo la loro attività. Qua e là si erano formati gruppetti che discutevano animatamente. Se ne sentivano di tutti i colori.

“Gli essere umani sono al 97% animali -- azzardava una ragazza dai cappelli colorati -- visto che gli animali fanno atti omosessuali, anche gli uomini dovrebbero farli”. “Allora -- rispondeva il giovane della TFP -- visto che alcuni animali mangiano i loro cuccioli, anche le mamme dovrebbero mangiarsi i loro bimbi?” Questo la ragazza proprio no se lo aspettava. Più scioccata che convinta riuscì soltanto a bisbigliare: “Davvero? Una cosa molto chic, non credi?” Boh...

Un numero sempre crescente di universitari conservatori stanno rompendo la pesante cappa del politically correct e organizzandosi per far sentire la loro voce. Si stanno moltiplicando le iniziative in difesa dei valori tradizionali, rovesciando in questo modo la situazione vigente fino ad alcuni anni fa e che vedeva le università statunitensi come il foco della contestazione. Oggi, al contrario, la “rinascita conservatrice” si diffonde sempre di più.

Recentemente, i volontari della TFP hanno completato un tour nei vari campus della Pennsylvania, Maryland e Washington D.C. Nonostante l’opposizione di gruppetti di attivisti sinistrorsi, essi hanno potuto distribuire migliaia di dépliant dal titolo “Fermiamo il cosiddetto ‘matrimonio omosessuale’!”, i quali dimostravano scientificamente che l’omosessualità non è né naturale, né ereditaria né irreversibile. Entusiasmati con la campagna, diversi studenti della George Washington University si sono aggregati ai giovani della TFP.

In alcuni casi, come per esempio nella Shippensburg University di Pennsylvania, l’iniziativa era portata avanti in collaborazione con la branca locale dei College Republicans, cioè il settore universitario del Partito Repubblicano.

L’iniziativa ha permesso anche di toccare con le mani l’enorme confusione dei cattolici, fatta soprattutto da una buona dose di ignoranza. Presentandosi come cattolico praticante, un giovane si è detto favorevole all’omosessualità. “Se sei un cattolico -- arrivava la risposta -- mi spieghi come la metti col 6° comandamento?” Allibito davanti a un tale “argomento teologico” (sic!), il ragazzo ha cercato di giustificarsi: “Scusa ma io non sono uno specialista in Sacre Scritture”. E continuava: “Secondo me, l’idea tradizionale di famiglia, cioè quella composta di padre, madre e figli è passée. Tu sei quello che sei stato condizionato a credere che sei”. “Ma -- rispondeva il volontario della TFP -- se tu sei convinto che sei una mucca e non un uomo, quello fa di te una mucca?” Risposta: “Certo che si! Se io penso che sono una mucca allora divento proprio una mucca. È tutto questione di condizionamento mentale”. Geniale...

Il coraggio dei volontari della Student Action spesso suscita l’ammirazione. “Questi sì che sanno come fare!” esclamava un ragazzo. “Certo -- rispondeva un suo collega -- sono come membri delle Forze Speciali”.

Alla fine della campagna, i volontari della TFP si schieravano per pregare una decina del Rosario. Questa pubblica dimostrazione di Fede cattolica mandava gli attivisti omosessualisti in tutti le furie. “Dovete smetterla immediatamente! -- urlava uno alla George Washington University -- Non potete pregare in pubblico. La religione organizzata è un male. Dovete smetterla!”. Interpellato su quale forma di dittatura anti-cristiana volesse imporre, egli rispose con disarmante ingenuità “Sono un nietscheano!”

Meno male che i cristiani crediamo in Dio, e non in Nietsche.

 

1. Cfr. www.tfp.org

Categoria: Dicembre 2004

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