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2004

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Uno sguardo su alcuni aspetti del vero Marx

 

 

Ricattava sua madre

Il padre di Karl Marx, tedesco di origine ebrea passato al protestantesimo per poter fare carriera nel funzionalismo pubblico prussiano, gli diede un’educazione prettamente volteriana e hegeliana. L’idea di qualcosa di trascendente era totalmente estranea alla sua mente.

Giovane studente, Marx soleva ricattare la madre al fine di estorcerle qualche soldo. Ecco come se ne vantava con l’amico Engels: “Scrissi allora a mia madre minacciando di emettere una lettera di cambio a nome suo e, nel caso non venisse pagata, di andare in Prussia per farmi mettere in prigione. (...) Diedi alla vecchia tempo fino al 20 marzo”. (1)

C’e poco da stupirsi se Engels si riferiva a Marx come “il fosco ragazzo di Treveri”.

 

Padre irresponsabile

In aperta contraddizione con i suoi principi egualitari, Marx sposò una nobildonna, Jenny von Westphalen, discendente per parte materna dalla miglior aristocrazia scozzese e per parte paterna dalla nobiltà tedesca. Un fratello di Jenny fu ministro di Prussia durante il governo Manteuffel.

Al fine di poter accedere ai salotti aristocratici londinesi, Marx si fece stampare un biglietto da visita col nome di Karl von Westphalen.

Cattivo figlio, Marx fu anche un marito infedele. Egli abitava a Londra, dove vivacchiava grazie agli aiuti del suo amico borghese Friedrich Engels. Ecco come egli descriveva la sua situazione: “La mia situazione economica è tale che mia moglie è continuamente assediata dai creditori. (...) Se non mi mandi qualche aiuto sono perso. L’ultimo oggetto che avevamo è stato già pignorato” (2).

Questo squallore aveva una sola causa: il rifiuto di Marx di cercarsi un lavoro rimunerativo, come si può desumere dai nove volumi di fitta corrispondenza, frutto di un’oziosità appena interrotta da lunghe letture nel British Museum.

Marx finì per sedurre la donna di servizio, della quale ebbe un figlio, prontamente adottato da un compiacente Engels. Non stupisce quindi che Marx nutrisse poco affetto per sua moglie: “Mia moglie ha partorito il giorno 28. Non è stato un parto facile. Lei è ancora al letto, ma più per pregiudizi borghesi che per ragioni fisiche” (3).

Questi “pregiudizi borghesi”, a proposito del matrimonio di sua figlia Laura col socialista francese Paul Lafargue, non gli impedirono di indagare accuratamente sulla situazione finanziera della famiglia del fidanzato.

Divenuto per un breve periodo editore in Germania, Marx si comportò esattamente come quei “capitalisti oppressori” che egli criticava. I suoi dipendenti dovevano, infatti, ricorrere frequentemente allo sciopero per ottenere un aumento della loro misera paga.

 

Scrittore osceno

Nel periodo precedente alla rivoluzione del 1848, Marx era capo redattore del Neue Rheinische Zeitung, un piccolo giornale che assumeva una posizione liberale estrema, in aperta opposizione alla politica conservatrice del governo prussiano. Non si pensi però, che Marx fosse un difensore delle classi “oppresse”, che anzi spesso qualificava come “spazzatura umana” (4). Del Neue Rheinische Zeitung si diceva che era “un foglio così infame che la maggior parte dei cittadini non lo potrebbero prendere nemmeno con le molle” (5).

Negli scritti di Marx sono frequenti le parolacce, le espressioni oscene e gli insulti. Chi osassi discordare con le sue opinioni, si vedeva ipso facto bollato come “idiota”, “canaglia”, “asino” e altre vocaboli che la decenza impedisce di riprodurre. Marx applicava alcuni di questi epiteti perfino a se stesso. Per esempio, egli riteneva il suo capolavoro Das Kapital un “incubo”, un “libro spregevole”, un “libro sporco” e via dicendo.

Datosi alla poesia, Marx scrisse in francese versi così osceni che l’editore tedesco delle opere complete di Marx e Engels si rifiutò di stamparli.

 

Pseudo-scientifismo

Marx pretese di dare il socialismo detto utopico una base scientifica. La rivoluzione industriale e la conseguente ascesa dello spirito razionalista avevano, infatti, messo in crisi il fatuo romanticismo di questa corrente. È proprio in questo campo, però, che il marxismo palesa tutta la sua inconsistenza. Le opere di Marx e Engels sono, infatti, permeate di affermazioni gratuite destinate a giustificare tesi assurde.

È interessante citare in merito il gesuita spagnolo P. Baldomero Ortoneda. Assessorato da una équipe di specialisti, egli ha accuratamente analizzato più di 15mila affermazioni di oltre 900 autori comunisti dal punto di vista delle scienze naturali, della matematica e della filosofia, riscontrando nientedimeno di 400 errori di carattere scientifico, più di 600 vizi di raziocinio e 200 equivoci filosofici. Il che squalifica totalmente il marxismo-leninismo come scuola di pensiero (6).

Da parte sua commenta il dissidente russo Igor Chafarevic: “Il criterio della pratica, ritenuto fondamentale dagli stessi capiscuola del marxismo, smentisce le loro teorie. Secondo questo criterio, ogni teoria scientifica dovrebbe essere verificata nelle sue applicazioni concrete. Tuttavia, quasi tutte le predizioni del marxismo si sono dimostrate false. Si avesse provato ad indovinare, Marx avrebbe azzeccato più volte le sue previsioni” (7).  

Nel corso di un “viaggio di studio” a Manchester, insieme a Engels, al fine di esaminare le condizioni degli operai, Marx non si degnò nemmeno di mettere piedi in una fabbrica, preferendo rinchiudersi nella biblioteca municipale. Commenta il noto sociologo Werner Sombart: “In questo modo Marx non ha mai avuto una vera visione della vita, e neanche della vita economica sulla quale scriveva. Lo stesso Marx riconosce la sua ignoranza riguardo il campo economico: ‘Se le persone sapessero quanto poco io so di tutto questo...’” (8)

Non desta quindi stupore che le sue dottrine fossero confuse, prolisse, incomprensibili. Questo carattere astruso del marxismo è riconosciuto perfino da intellettuali di sinistra. Per esempio, Oswald von Nell Breuning, editore della rivista del Partito Socialista Die Neue Gesellschaft, affermava che appena un ristretto gruppo di iniziati era capace di capire il marxismo che, per lui, restava una “scienza secreta la cui chiave di interpretazione io non possiedo” (9).

Il prof. Konrad Loew, dell’Università di Bayreuth, specialista in storia del marxismo, ritiene che Das Kapital potrebbe essere tagliato al 95% senza pregiudicarne il contenuto dottrinale. Si capisce il clamoroso fallimento di quest’opera, ritenuta dallo stesso Engels “pesante, erudita, prolissa”, che all’epoca non andò oltre i mille esemplari.

Si doveva aspettare il secolo XX affinché una certa sinistra ne facesse un mito.

 

Note

1. Marx Engels Werke, Institut fur Marxismus-Leninismus, Berlino Orientale, vol. 27, p. 226. Citato in Konrad Loew, Die Lehre des Karl Marx, Deutscher Instituts-Verlag, Colonia, 1982, p. 238.

2. Marx Engels Werke, vol. 27, p. 500. Loew, p. 251.

3. Marx Engels Werke, vol. 27, p. 227. Loew, p. 251.

4. Marx Engels Werke, vol. 1, p. 359; vol. 8, p. 267; vol. 28, p. 625. Loew, op. cit. p. 248.

5. Roman Rosdolsky, F. Engels und das Problem der “geschichtslosen Völker”, Friedrich Ebert Stiftung, 1964, v. 4. Loew, op. cit., p. 248.

6. Baldomero Ortoneda, Principios fundamentales de marxismo-leninismo, Madrid, 1974.

7. Igor Chafarevic, Le phénomène socialiste, Editions du Seuil, Parigi, 1977, p. 350.

8. Werner Sombart, Der proletarische Sozialismus, Gustav Fischer Verlag, Jena, 1924, p. 61.

9. Loew, p. 17.

Categoria: Dicembre 2004

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