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2005

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La maggiore sottoscrizione della storia

 

Nel marzo 1990, vince le elezioni in Lituania una coalizione di partiti non-comunisti, il cui primo obiettivo è riacquistare l’indipendenza dall’URSS. Dopo il voto del Parlamento, e la conseguente rinascita della Repubblica Lituana con a capo il presidente Vytautas Landsbergis, il governo anela al riconoscimento diplomatico in Occidente. Esisteva però un problema.


Al potere a Mosca c’era Mikail Gorbaciov, che una certa propaganda presentava come il “Costantino del secolo XX”, la figura carismatica che avrebbe traghettato l’URSS a un post-comunismo non capitalista con la cosiddetta perestrojka. La sua figura era osannata perfino da alte sfere ecclesiastiche.


In palese contraddizione con la sua immagine di liberale e tollerante, però, Gorbaciov si rifiutava di concedere la libertà alla piccola e eroica nazione baltica, minacciando addirittura di invaderla militarmente (ciò che, infatti, puntualmente avvenne qualche mese dopo).


Non volendo scalfire l’aura propagandistica di questo “Costantino”, l’Occidente volta le spalle alla povera Lituania, abbandonandola al suo destino.


Come extrema ratio, a giugno il governo lituano chiede soccorso all’ufficio delle TFP a Washington. Consultato in merito, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira decide di lanciare la TFP brasiliana nella campagna “Pro Lituania libera”, ricevendo immediatamente l’adesione calorosa delle varie TFP.


In appena due mesi, le TFP raccolgono 5.212.580 firme. Si tratta della maggiore sottoscrizione politica della storia, stando a quanto attesta il Guinnes dei Primati.


A dicembre, una delegazione delle TFP si reca a Vilnius, e poi a Mosca, per consegnare i microflim delle firme. Il governo lituano accoglie la delegazione con onori di Stato e dichiara in via ufficiale che questa sottoscrizione era la salvezza della sua Patria. Anche la gerarchia ecclesiastica si mostra riconoscente e celebra solenni funzioni religiose in suo onore.


Il Ministro degli interni sovietico, invece, si scaglia pubblicamente contro “questo piccolo gruppo di provocatori che vengono a seminare scompiglio nel nostro Paese”. Ma il messaggio era chiaro: al di là dell’atteggiamento prudente — qualcuno direbbe vigliacco — dei governi occidentali, l’opinione pubblica appoggiava senza riserve  l’indipendenza della Lituania, e rigettava l’atteggiamento ipocrita di Gorbaciov.


Il 2 gennaio 1991 Gorbaciov ordina ai suoi carri armati di invadere la Lituania. Il popolo, però, resiste. Il governo si trincera nel Parlamento, protetto da masse di giovani col Rosario in mano che cantano inni alla Madonna. Nove di loro muoiono eroicamente. Gorbaciov è costretto a indietreggiare. La Lituania era libera! L’esempio si diffonde a macchia d’olio per tutto l’impero sovietico e con tipico effetto domino le repubbliche sovietiche, una ad una, a cominciare proprio da quelle baltiche, si staccano da Mosca, segnando l’inizio del crollo definitivo dell’URSS.

Categoria: Ottobre 2005

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