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2005

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Stoccata al cuore del socialismo autogestionario

 

L’opera di maggiore impatto pubblico del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, per l’ampiezza della sua diffusione (pubblicata sulla stampa di 55 paesi, con una tiratura complessiva di 33,5 milioni di copie), è il manifesto intitolato «Il socialismo autogestionario rispetto al comunismo: barriera o testa di ponte?» (1981), nel quale l’autore fa un’ampia esposizione e analisi critica del programma socialista di François Mitterrand, allora neoeletto presidente della Francia.


Per valutare la portata di questo manifesto è bene tener presente che, all’epoca, il “socialismo autogestionario” veniva presentato come la grande speranza delle sinistre, mentre il cosiddetto “socialismo reale” stava per crollare nell’URSS. Allora le trombe della propaganda politica e mass-mediatica cominciarono a proclamare questo nuovo modello come un valido tentativo della sinistra di liberarsi dall’involucro statalista per accelerare la marcia verso una società post-comunista di tipo autogestionario, presentata come la novità del futuro. Sarebbe stato, insomma, un passo verso la post-modernità. L’aura di prestigio era tale che perfino certe destre si trastullavano col concetto di autogestione. Tutti ne parlavano.


Il Partito Socialista francese aveva allora espresso la propria decisione di porre al servizio dell’obiettivo socialista autogestionario il prestigio e l’influenza culturale esercitati dalla Francia nel mondo. Di conseguenza, François Mitterrand aveva elaborato una politica estera di espansionismo ideologico e d’interventismo politico.


Esaminando il programma di Mitterrand alla luce delle grandi categorie di «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione», il prof. Plinio Corrêa de Oliveira mostra come il socialismo autogestionario fosse in realtà la continuazione logica della II e III Rivoluzione e il compimento dei loro disegni più radicali. Tra la Rivoluzione francese e il socialismo autogestionario, scrive il dott. Plinio, esiste “tutta una dinastia di rivoluzioni: 1848, 1871 e la Sorbona nel 1968”. Egli dimostra che il programma autogestionario punta a disgregare la società in minuscole entità autonome, attraverso una trasformazione non solo delle imprese industriali, commerciali, rurali, ma anche delle famiglie, della scuola, di tutta la vita sociale, sconvolgendo la stessa vita privata di ogni individuo.


La stoccata è mortale. Mentre da un lato l’allora Primo Ministro Pierre Mauroy cerca di tranquillizzare il popolo della sinistra dichiarando che “assolutamente non c’è nessun panico nel governo”, dall’altro l’organo del Partito Comunista prova a gettar acqua sul fuoco sostenendo che “bisogna sdrammatizzare questa rumorosa campagna internazionale”. Finalmente, dopo un acceso dibattito parlamentare che vede Mauroy inveire contro “questa destra che scava dall’arsenale delle dottrine più antiugualitarie ed anticristiane (sic)”, fonti del Ministero degli Esteri devono ammettere che il governo “non è preparato per affrontare questa campagna” e che “in questi circostanze è meglio tacere”. Cosa che, puntualmente, fecero...


L’impatto mondiale causato dal manifesto costituì uno dei fattori, forse fra i maggiori, che avviarono al declino il socialismo autogestionario, come è stato più volte affermato da opinionisti e storici. L’espansionismo del socialismo francese andò spegnendosi; i suoi esponenti mantennero formalmente il loro comodo potere, ma persero quel dinamismo che avrebbe potuto far loro raggiungere le grandi mete prefigurate nel 1981.


È quanto nel 1987 l’intellettuale di sinistra Luciano Pellicani dovette ammettere su  Mond-Operaio: “La capacità progettuale della sinistra (...) si è notevolmente indebolita. L’ultima grande stagione progettuale fu quella degli anni settanta quando furono elaborati ambiziosi piani (...) che delineavano una nuova frontiera del socialismo – quella autogestionaria – ma che sono stati rapidamente messi da parte”.


Ancora una volta, Plinio Corrêa de Oliveira aveva visto giusto, trovandosi nel posto giusto al momento giusto.

Categoria: Ottobre 2005

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