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2005

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In Difesa dell'Azione Cattolica

 

A cavallo degli anni ‘30 e ‘40, il prestigio di Plinio Corrêa de Oliveira è allo zenit. Nel 1942, egli è uno dei principali oratori al IV Congresso Eucaristico Nazionale, portando, a nome dell’Episcopato brasiliano, il saluto ufficiale al rappresentante del Presidente della Repubblica. La folla entusiasta, calcolata in quasi un milione di persone, scandisce ritmicamente il suo nome: PLINIO! PLINIO! PLINIO! Il discorso è trasmesso da tutte le radio in collegamento nazionale. Il Brasile intero lo ascolta e lo acclama.


È proprio in questo momento che colpisce la tragedia.


Si insinua il progressismo


Negli anni ‘20 Papa Pio XI aveva messo mano alla riorganizzazione del laicato, dando vita alla moderna Azione Cattolica al fine di contrastare il processo di scristianizzazione della società. Nell’intenzione del Sommo Pontefice, l’AC doveva costituirsi come un vasto movimento atto a coordinare l’impegno apostolico dei laici sotto la guida della gerarchia. Lo scopo del Pontefice era molto chiaro: “la santa battaglia (...) per la Regalità sociale di Cristo”.


Il piano era magnifico, e andava incontro al sentimento di tanti fedeli che, sconvolti dalla rivoluzione bolscevica e dalle sue conseguenze in Occidente, intendevano opporre resistenza, impegnandosi a una restaurazione cristiana della società. Trovando terreno fertile, l’AC si diffuse celermente in tutto il mondo.


Purtroppo, il “padre della menzogna” non dormiva.


Da tempo serpeggiavano all’interno di molti ambienti cattolici, e perfino tra le fila del clero, svariate tendenze “innovatrici”, vale a dire che cercavano di sovvertire la Santa Chiesa, la sua dottrina, la sua costituzione, le sue leggi e la sua liturgia, in nome d’una non meglio precisata “modernità”. “Dobbiamo contestare tutta la teologia cattolica. Il vecchio edificio ecclesiastico deve crollare!” tuonava padre Alfred Loisy (1857-1940), capofila di questa corrente. Era il cosiddetto “Modernismo”.


Tutt’uno con queste tendenze, ve n’erano altre che cercavano di snaturare l’apostolato laicale, distogliendolo dall’ideale di restaurazione cristiana della società e indirizzandolo invece verso un’“azione sociale” sempre più vicina a quella proposta dalle sinistre. Era il cosiddetto “cattolicesimo democratico”.


L’audacia demolitrice di queste tendenze aveva costretto Papa S. Pio X a condannarle severamente nel 1905, e poi nel 1907. Tacciandole di “sintesi di tutte le eresie”, egli fustigava i loro fautori come “i più perniciosi nemici della fede”. Il suo successore, Benedetto XV, rinnovò formalmente la condanna.


Una vera e propria setta semi-segreta era alla base di queste tendenze, alimentandone il dinamismo e coordinandone le manifestazioni. La setta veniva puntualmente denunciata pure da S. Pio X: “I modernisti sono tanto più perniciosi quanto meno sono in vista e [quanto più operano] di nascosto”. Questo lo ammettevano perfino gli stessi modernisti. Antonio Fogazzaro, forse il più noto propagandista della corrente in Italia, parlava addirittura di una “frammassoneria cattolica”. E padre George Tyrrell, un altro esponente della corrente, si vantava del “lavoro silenzioso e segreto”.


Nel 1910, S. Pio X deve purtroppo constatare che, nonostante le ripetute condanne, “i modernisti non hanno abbandonato i loro disegni di perturbare la pace della Chiesa”, e denuncia che essi si stavano raggruppando in un “clandestinum foedus” (lega clandestina).


Negli anni successivi, dai tenebrosi anfratti di questa lega clandestina, i novatori continuavano a complottare, stabilendo le fondamenta di quella che Pio XII poi chiamerà Nouvelle Théologie, successivamente condannata in vari documenti. “Costretti ad una sorta di vita clandestina — spiega il teologo domenicano Albert Besnard — i modernisti continuarono ad operare in modo segreto, ispirando successivamente la maggior parte delle contestazioni religiose che oggi vediamo nella Chiesa”.


La deriva a sinistra


La creazione dell’Azione Cattolica brasiliana, nel 1935, non è esente da problemi per una certa sovrapposizione organizzativa che fatalmente provoca. A quell’epoca le Congregazioni mariane raggiungono il pieno sviluppo e se ne contano mille con 150.000 congregati, 25.000 dei quali solo a San Paolo. Al di là delle intenzioni del Pontefice, però, alcuni vertici di AC mostrano una preoccupante propensione ad assorbire nella nuova struttura tutte le realtà organizzative preesistenti, adducendo a pretesto una supposta “delega speciale” ricevuta dalla Chiesa. Secondo loro, l’Azione Cattolica aveva l’esclusiva dell’apostolato laicale. Il che evidentemente suscita non pochi malintesi con le associazioni tradizionali. L’urto è particolarmente duro con le Congregazioni mariane guidate da Plinio Corrêa de Oliveira.


Questa situazione si ripete praticamente ovunque e particolarmente in Francia, dove a farne le spese è la già menzionata Fédération Nationale Catholique.


Ma i problemi vanno molto oltre gli aspetti meramente organizzativi. Questi vertici di AC rappresentavano un orientamento dottrinale diametralmente opposto a quello che finora aveva animato il movimento cattolico, e affine invece alle correnti innovatrici di cui sopra. In questo modo, sin dall’inizio si registra all’interno dell’Azione Cattolica una cospicua influenza del “cattolicesimo democratico”, nonché delle tendenze più spinte della “Nouvelle Théologie”, che in Brasile assumono il nome di “liturgismo”.


Nuclei di attivisti si insinuano in settori di AC, servendosene per la diffusione dei loro errori e spingendo l’associazione verso indirizzi opposti a quelli voluti da Pio XI. Il periodo degli anni ‘30, per dirla con lo storico francese Adrien Dansette, “segna un deciso cambio di indirizzo nel cattolicesimo”. Ne è protagonista principale proprio l’Azione Cattolica, o meglio i suoi settori più dinamici che, guarda caso, sono proprio quelli che più risentono di questa infiltrazione.


Ne risulta quella che possiamo chiamare una “deriva a sinistra” che, in campo socio-politico, porta interi settori di AC verso posizioni sempre più affini al socialismo e perfino al comunismo. In Brasile questa deriva è così accentuata che giungerà, negli anni ‘60, alla fusione col Partito Comunista e perfino alla partecipazione di militanti di AC nella lotta armata durante gli anni di piombo.


In campo filosofico-teologico, questa deriva porta settori di AC ad avvicinarsi sempre più al progressismo. Nel caso del Brasile, il processo sfocerà nella cosiddetta “teologia della liberazione”, di sapore marxista, formalmente condannata dal Vaticano nel 1984.


Presidente dell’Azione Cattolica


Come direttore del Legionário, Plinio Corrêa de Oliveira conduce la lotta in difesa del Magistero della Chiesa contro le nuove tendenze. “Formato da persone che si intendevano benissimo tra loro — ricorda mons. Clemente Isnard, un alfiere del liturgismo — il gruppo del LegionЗrio rappresentava una sorta di punta di lancia contro il movimento liturgico. In quell’epoca, chi volesse soffrire doveva solo aspettare l’edizione settimanale del Legionário, nel quale trovava puntualmente articoli contro il movimento liturgico e contro le ‘deviazioni’ dell’Azione Cattolica”.

 


Già leader delle Congregazioni mariane e fondatore dell’Azione Universitaria Cattolica, nel 1940 il prof. Plinio Corrêa de Oliveira è nominato presidente della Giunta Arcidiocesana dell’Azione Cattolica di San Paolo, la seconda più importante dopo quella della capitale, Rio de Janeiro.


Da questo osservatorio, egli si rende subito conto dell’ampiezza della crisi. Cosa fare? Ecco i suoi ricordi:


“Fu proprio in questo momento [di apogeo delle Congregazioni mariane] che scoppiò la tragedia provocata dai germi di progressismo infiltrati nel movimento cattolico. Già all’inizio della crisi, il Legionário era stato subdolamente attaccato come alfiere d’una mentalità che la cospirazione progressista voleva estirpare, per sostituirla con quella, purtroppo, oggi trionfante. Nelle riunioni del nostro gruppo, avevamo capito che il male veniva disseminato da una folta schiera di proseliti con arte sopraffina e facondia. Bisognava assolutamente lanciare un grido di allarme che svegliasse il mondo cattolico! E fu così che, con totale appoggio dell’assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica, pubblicai il libro-bomba «In difesa dell’Azione Cattolica». Era un gesto da kamikaze. O saltava in aria il progressismo o saltavamo in aria noi”.


Il libro-kamikaze


L’opera costituisce la prima confutazione di ampio respiro degli errori progressisti che serpeggiavano negli ambienti cattolici in Brasile e, di riflesso, anche nel resto del mondo.


Il libro suscita un autentico putiferio. Vescovi, sacerdoti e laici prendono posizione a favore o contro il libro-bomba. Qualche militante radicale di Azione Cattolica parla perfino di una immaginaria condanna. L’autore, però, gode di autorevoli sostegni. La prefazione è scritta dal Nunzio Apostolico, mons. Aloisi Masella. Nel corso della polemica, a fianco del prof. Plinio Corrêa de Oliveira si schierano inoltre 20 vescovi e diversi superiori religiosi, tra cui il Provinciale gesuita.


Mons. Geraldo de Proença Sigaud, arcivescovo di Diamantina, lo descriverà alcuni anni dopo “un grido di allarme e un cauterio (...) un libro-grazia”, aggiungendo che esso “impedì che migliaia di fedeli si consegnassero, in buona fede, agli errori e agli abusi del liturgismo che avanzavano come un torrente in piena”.


Finalmente all’autore giunge da Roma una lettera di approvazione a nome di Pio XII, redatta da mons. Giovanbattista Montini, allora sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede: “Sua Santità si rallegra con te perché hai saputo illustrare e difendere con acume e chiarezza l’Azione Cattolica, della quale possiedi una completa conoscenza e che tieni in grande stima”.


Ma nemmeno questa esplicita approvazione pontificia ferma la polemica. Una terribile bufera di calunnie si abbatte sul gruppo del Legionário. Il numero di parrocchie che diffondono il periodico crolla fin quasi a scomparire. Plinio Corrêa de Oliveira, fino ad allora oratore molto in voga, non viene più invitato da nessuno. Nel 1945 perde la carica di presidente dell’Azione Cattolica e alla fine viene anche estromesso dal Legionário, il suo principale mezzo di propaganda, che in seguito cambia radicalmente orientamento e anche nome.


L’ostracismo è totale.


La situazione è aggravata dal fatto che non c’è più il suo grande difensore, Dom Duarte, scomparso nel 1938 e sostituito prima da Dom José Gaspar e poi da Dom Carlos Carmelo Motta, che rappresentavano una linea assai diversa.


La persecuzione si fa anche personale. Nonostante avesse chiaramente indicato che era lui a provvedere al sostegno economico dell’anziana madre, il suo lavoro di avvocato presso la Curia di San Paolo gli viene troncato senza un perché e si ritrova nell’indigenza giacché, nel frattempo, la famiglia aveva perso la sua fortuna.


“La notte densa di un ostracismo pesante, totale, senza fine, calò sul piccolo gruppo di amici che continuavano a restare fedeli alle tesi del libro — ricorda il dottor Plinio — l’oblìo ci avvolse proprio quando eravamo nella forza della giovinezza. Si compiva così il sacrificio previsto e accettato fino in fondo.


“Ma il progressismo ricevette col libro un colpo dal quale fino ad oggi non si è riavuto. La stragrande maggioranza del pubblico cominciò a guardare con sospetto al nascente progressismo, e non se ne lasciò sedurre. Il sacrificio del kamikaze è valso il prezzo pagato”.

Categoria: Ottobre 2005

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