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2005

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Di fronte ai totalitarismi

 

È chiaro che non tutto era sereno — spiega il dottor Plinio — il Legionário s’imbatté sul suo percorso in qualche piccola nuvola e dovette affrontare alcuni dissensi. Provenivano soprattutto da lettori filo-nazisti, infastiditi dalla incessante campagna che il settimanale portava avanti contro il nazismo e contro il fascismo”.


Bracci della stessa tenaglia


Il trauma provocato dalla rivoluzione bolscevica del 1917 ebbe come contraccolpo la nascita, un po’ ovunque, di movimenti “fascisti” o “nazionalisti”, che si imposero come l’unica alternativa all’avanzata rossa. Privi, in molti casi, d’un indirizzo di segno anticomunista, non pochi cattolici si lasciarono sedurre da queste dottrine, che sostituivano il culto dello Stato o della razza all’ideale di restaurazione cristiana.


Bolscevismo e nazismo irruppero così quasi contemporaneamente sulla scena, nel ruolo di reciproci, acerrimi nemici. La loro simultanea apparizione, la dipendenza l’uno dall’altro e, soprattutto, la loro comune matrice neo-pagana, avrebbero dovuto insospettire più di qualcuno sulla autenticità del loro antagonismo. Purtroppo, la vulgata politicamente corretta dell’epoca li voleva avversari, e qualunque tentativo di accostarli era subito disdegnato.


Dimostrando grande indipendenza intellettuale, Plinio Corrêa de Oliveira si trova dunque a difendere il movimento cattolico non solo dall’attacco aperto del movimento comunista, ma anche dall’infiltrazione di tendenze ed idee di stampo nazista, incarnate in Brasile dal Partito di Azione Integralista.


In vistoso contrasto con la suddetta vulgata, egli subito percipisce l’intimo rapporto di dipendenza che legava comunismo e nazismo, tanto da dedicare a questi temi nientemeno che 447 articoli. Nel denunciare le profonde affinità che univano i due movimenti, a prescindere dalla loro lotta fratricida per l’egemonia mondiale, Plinio Corrêa de Oliveira li considera come i bracci di una stessa mostruosa tenaglia, la Rivoluzione, rigettandone ugualmente gli errori in nome della Fede cattolica: “I cattolici devono essere anticomunisti, antinazisti, antiliberali, antisocialisti, antimassoni... appunto perché cattolici”, scrive nel 1939.


Anticomunismo


L’anticomunismo di Plinio Corrêa de Oliveira è una conseguenza naturale e diretta della sua Fede cattolica apostolica romana, e del suo  amore per la Civiltà cristiana. Commentando la guerra civile in Spagna, scrive: “Ciò che è in gioco in Spagna è il futuro del mondo: se dovrà essere governato da Gesù o da Karl Marx. Se vincesse il comunismo, l’intera civiltà cattolica, tutti i principii morali, tutte le tradizioni, tutte le istituzioni di cui gli occidentali vanno fieri, sparirebbero irrimediabilmente”.


Questa non è che un’eco fedele dell’enciclica Divini Redemptoris nella quale, denunciando il comunismo come “una minaccia tremenda per la civiltà umana”, Pio XI lo descrive “nefanda dottrina sommamente contraria al diritto naturale”.


Antinazismo


Non meno decisa è la sua posizione contro il nazismo: “è incontestabile che il comunismo è l’antitesi del Cattolicesimo. Ma il nazismo, da parte sua, costituisce un’altra antitesi della dottrina cattolica, che lo rende vicino al comunismo”.


“Forse, un giorno, la storia dirà in quali antri tenebrosi fu forgiato. Ma il fatto è che, per corrispondere ai desideri di innumerevoli persone assetate dei valori della Civiltà Cristiana, apparve in Germania un partito che fu imitato altrove, il quale si proponeva l’insediamento di un nuovo mondo cristiano. A prima vista, nulla di più simpatico.


“Tuttavia, se si riflettesse attentamente sul lato concreto di questa ideologia, un lato che la machiavellica propaganda rivelava solo a piccoli passi agli iniziati, che terribile delusione si subirebbe! Un’ideologia confusa, impregnata di evoluzionismo e materialismo storico, satura di influenze filosofiche e ideologiche pagane, un programma politico ed economico radicale e tipicamente socialista, degli intollerabili pregiudizi razzisti. Insomma, dietro ai bramiti anticomunisti del nazismo, era proprio il comunismo che si voleva instaurare. Un comunismo insidioso, mascherato da cristiano. Un comunismo mille volte peggiore, perché mobilitava contro la Chiesa le armi sataniche dell’astuzia invece di quelle innocue ed impotenti della forza bruta. Cominciava con l’esaltare gli animi per mezzo di alcune verità, quindi li metteva in delirio con il pretesto dell’entusiasmo per tali verità, e dopo li attirava ai pié terribili errori. Dunque, un comunismo che non significava la neutralizzazione dei cattivi, bensì dei buoni; la pié terribile macchina di perdizione e di falsificazione che il demonio abbia generato nel corso della storia”.

Categoria: Ottobre 2005

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