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2005

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L'epoca delle grandi scelte


Nel 1917 scoppia in Russia la rivoluzione bolscevica. Senza conoscere le dottrine dei rivoluzionari, Plinio vi percepisce, però, uno spirito deleterio in tutto somigliante a quello dei giacobini del 1789. Ai suoi occhi, Lenin rievoca Marat in modo sinistro. L’assalto al Palazzo di Inverno di San Pietroburgo gli ricorda quello a Versailles. Nella efferata uccisione della famiglia imperiale russa egli nota lo stesso odio antigerarchico che si era accanito contro Luigi XVI e Maria Antonietta. Comincia così a delinearsi nel suo spirito l’idea di un processo storico rivoluzionario.


Un mondo che crolla


Pochi mesi prima era morto Francesco Giuseppe, imperatore dell’Austria-Ungheria. Fervente monarchica, la fräulein porta il piccolo Plinio al cinema per fargli vedere i solenni funerali che si erano svolti a Vienna, spiegandogli dettagliatamente il cerimoniale e descrivendogli i personaggi presenti, alcuni dei quali lei conosceva di persona. Plinio viene preso dall’entusiasmo. Nell’Impero austriaco egli riconosce l’erede del Sacro Romano Impero fondato da Carlo Magno più di mille anni addietro, e che costituiva ai suoi occhi un’espressione storica per eccellenza della Civiltà cristiana.


Nel 1918 l’Impero Austro-Ungarico comincia a vacillare. Sconfitto sul campo militare e sottoposto a una martellante campagna ideologica di stampo rivoluzionario, sintetizzata dall’empio ruggito del Presidente del consiglio francese Georges Clemenceau: “Dobbiamo distruggere questa monarchia papista!”, l’Impero è letteralmente stritolato. Cominciata come una guerra classica, la prima guerra mondiale finì come una guerra ideologica contro le antiche monarchie, e in primis quella asburgica. Si parlava di “repubblicanizzare” l’Europa.


Intuendo che stava vivendo un momento storico di massima importanza, che avrebbe per sempre cambiato il volto dell’Occidente portando alla rovina definitiva molto di ciò che restava della tradizione cristiana, Plinio comincia a leggere attentamente i giornali per seguire passo dopo passo gli avvenimenti, un’abitudine che lo accompagnerà tutta la vita.


Ma il crollo dei tre imperi — austriaco, germanico e russo — non era che un sintomo, forse il più drammatico, di un terremoto che stava scuotendo la Vecchia Europa e il resto del mondo fin dalle sue fondamenta, scardinandone tutto l’assetto. Questo terremoto non investiva solo il campo socio-politico, ma andava a toccare la cultura, gli stili di vita, in fondo la stessa mentalità delle persone.


Acclamata dalla propaganda, potentemente favorita dal cinema di Hollywood e diffusa dai nuovi ritmi musicali, cominciava ovunque a sostituirsi all’influenza della cultura europea, radicata nel Medioevo cristiano, una nuova mentalità, atteggiandosi a “moderna”.


Era una mentalità ottimista, “democratica”, spensierata e “liberale,” fondata su uno stato d’animo che elevava il godimento della vita terrena a supremo valore umano, l’esatto opposto di quella che aveva finora animato la civiltà cristiana. Quello che la Prima guerra mondiale non aveva distrutto con le bombe, questa vera e propria rivoluzione culturale andava gradualmente demolendo col sorriso. Basta confrontare le mode che precedettero e seguirono la Grande Guerra per rendersi conto della portata di questo cambiamento.


Profondamente turbata dalla nuova mentalità, alla quale non aderirà mai, Donna Lucilia non tralasciava di mettere in guardia il figlio Plinio: “Figliolo, i tempi sono molto cattivi e tu sei ancora troppo giovane. Non perdere mai la tua strada. Nessuno può immaginare dove può finire una persona che si smarrisce in mezzo a questi brutti tempi. Vorrei dirti una cosa: preferirei vederti morto che smarrito”.


Ogni giorno, nel dargli la buona notte, scrutava attentamente il figlio per vedere se qualche sfumatura di questa mentalità si fosse per caso insinuata nel suo spirito. E ogni giorno poteva andare a letto con la coscienza tranquilla: “Sei sempre lo stesso!”


L’urto col mondo

È in questo contesto di un mondo che cambiava vertiginosamente in senso rivoluzionario che, dopo anni di diligente formazione a casa seguito da diversi tutori, Plinio entra nel Collegio San Luigi retto dai Padre gesuiti. Era il 1919.


Dai gesuiti Plinio impara anzitutto il metodo ignaziano, vale a dire quella disciplina intellettuale e ascetica fondata sulla logica forte e lineare tanto evidente, per esempio, negli Esercizi Spirituali, nonché quella concezione militante della vita spirituale propria della Compagnia. Questa impronta gli consente di mettere in ordine, e quindi di approfondire, l’universo di osservazioni e di riflessioni che aveva finora accumulato, rafforzando ulteriormente la fermezza di spirito già inculcatagli dalla fräulein. Egli si dichiarerà sempre un riconoscente debitore dei figli di Santo Ignazio.


Ma c’è pure il rovescio della medaglia.


Dopo una fanciullezza “paradisiaca” protetto dal focolare materno, il giovane Plinio subisce l’urto frontale col mondo moderno, scontrandosi con le manifestazioni di sregolatezza morale, volgarità, irreligiosità, egualitarismo e frenesia da parte di molti dei suoi compagni. Egli prontamente avverte l’opposizione radicale fra l’ambiente familiare e quello dei compagni già permeato di malizia, di immoralità e di ateismo. I giovani che si imponevano agli altri erano proprio quelli più smaliziati. La purezza era spesso disprezzata ed irrisa, la volgarità e l’oscenità considerate segno di distinzione e di successo, le parolacce ritenute il linguaggio proprio dei maschi.


La situazione è tanto più preoccupante quanto egli si rende conto che questo fenomeno non è esclusivo del Collegio San Luigi, ma è anzi diffuso nella società. Era il mondo intero che cambiava.


Plinio comprende che tutto ciò non stava accadendo per caso, oppure per il normale comportamento di ragazzi magari un po’ troppo vivaci, ma in fondo bravi, bensì era la conseguenza d’una mentalità diametralmente opposta a quella cattolica e tradizionale. Accettarla avrebbe significato perdere, con la purezza, gli ideali che sbocciavano nel suo cuore. E a questo egli non può acconsentire, qualunque siano le conseguenze.


Naturalmente propenso alla tranquillità, Plinio ritiene di potersela cavare mostrandosi affabile con tutti, evitando in questo modo qualsiasi motivo di dissidio. Si sbagliava. Un giorno, mentre passeggia per il cortile del collegio, viene colpito in testa da un sasso, che gli causa una profonda ferita. L’aggressore resterà anonimo. Il “messaggio”, però, è fin troppo chiaro: o diventi come noi o saranno guai!


“Quando ero ancora molto giovane...”


La scelta è tanto più angosciante, in quanto il giovane Plinio capisce che il successo mondano passava necessariamente per l’accettazione di questa nuova mentalità. Rifiutarla avrebbe implicato invece emarginarsi, isolarsi, voltare le spalle al proprio futuro... Di colpo, si trova davanti al più terribile bivio della sua vita.


La scelta viene fatta senza un’ombra di dubbio: all’età di dodici anni, egli abbandona tutte le promesse del brillante futuro che gli si andava schiudendo, e prende la ferma decisione di consacrare interamente la propria vita alla difesa della Chiesa e alla restaurazione della Civiltà cristiana. Egli riassume questa scelta in parole di alto e nobile impegno ideale:


“Quando ero ancora molto giovane, considerai rapito le rovine della Cristianità; ad esse affidai il mio cuore, voltai le spalle al mio futuro, e di quel passato carico di benedizioni feci il mio avvenire!”


Plinio Corrêa de Oliveira è consapevole dell’olocausto che questa scelta implica. È quindi consapevole che la sua sarebbe stata una vita di lotta, di sacrificio coscientemente sentito e accettato fino agli estremi limiti e conseguenze, per amore della causa cattolica. Con parole che riecheggiano il brano evangelico (Giov. 15, 18-19), egli riflette:


“Qualunque cosa mi possa accadere io sarò contro questo mondo. Questo mondo ed io siamo nemici inconciliabili. Difenderò la purezza, difenderò la Chiesa, difenderò la gerarchia politica e sociale; sarò in favore della dignità e del decoro! Questi valori si identificano con la mia vita, tanto che resterei loro fedele anche se dovessi rimanere l’ultimo tra gli uomini, calpestato, stritolato, distrutto!”


Egli comprende che il fondamento di tutto ciò che egli ama è la religione e sceglie la strada di una lotta senza quartiere in difesa della concezione della vita in cui era stato plasmato, in difesa della sua innocenza, della sua castità, della sua Fede cattolica apostolica romana.

Categoria: Ottobre 2005

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