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2006

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La liberazione dell’Austria dal comunismo




    Chi visita la Franziskanerkirche a Vienna si accorge subito d’una statua della Madonna di Fatima in un altare laterale. Ai suoi piedi una lapide la proclama “Simbolo della libertà della nostra Patria”. Di quale libertà si tratta? Qual è la storia di questa statua? Pochi lo sanno, ma la Madonna di Fatima ha operato in queste terre, già capitale del Sacro Romano Impero, un “miracolo” forse non meno portentoso del celebre miracolo del sole nel 1917.

 

*     *     *

 

    Di fronte alla gravissima decadenza spirituale e morale in cui versava l’umanità, nel 1917 la Madonna apparve a Fatima, in Portogallo. Questa apparizione aveva la scopo di esortare gli uomini al pentimento per i loro peccati, nonché alla conversione di vita tramite la penitenza e la preghiera, particolarmente la devozione al Cuore Immacolato di Maria. In particolare, la Madonna chiese la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato. Se queste richieste fossero state esaudite in tempo, il mondo avrebbe avuto la pace. Diversamente, la Chiesa sarebbe stata perseguitata, i buoni martirizzati, il Santo Padre avrebbe avuto molto da soffrire, diversi nazioni sarebbero state annientate. Il messaggio finiva con un proclama di speranza: Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!


Due miracoli


    Per dimostrare l’autenticità di questo messaggio, nel corso dell’ultima apparizione, il 13 ottobre 1917, la Madonna operò il portentoso miracolo del sole. Davanti agli occhi meravigliati delle oltre settantamila persona accorse a Fatima per l’occasione, il sole “ballò” per diversi minuti, cambiando colorazione e dando l’impressione di precipitare sulla terra, salvo poi tornare zigzagando al punto iniziale. Era piovuto durante tutta la giornata, e le persone erano bagnate. Quando il sole finalmente si fermò, tutti notarono che le loro vesti si erano improvvisamente asciugate. Anche i cuori più induriti dovettero crederci.

     Questo miracolo è universalmente noto come la più grande manifestazione del soprannaturale nel secolo XX. V’è, però, un’altro “miracolo” della Madonna di Fatima, meno conosciuto ma forse non meno portentoso: la liberazione dell’Austria dal giogo comunista nel 1955.


Dall’Anschluss all’occupazione


    Realizzando vecchi aneliti espansionistici, il 12 marzo1938 Hitler annunciò l’annessione (Anschluss) dell’Austria, che divenne così una provincia del Terzo Reich. È interessante notare che Suor Lucia, la veggente di Fatima, riteneva l’Anschluss il preludio della Seconda guerra mondiale. A partire da questo punto, i destini dei due paesi si trovarono inscindibilmente legati, con la conseguenza che, a guerra finita, l’Austria venne giudicata corresponsabile dei crimini commessi dalla Germania nazista e, quindi, soggetta alle stesse penalità.

    Già dal 1943 gli Alleati discutevano di sanzioni contro l’Austria, compresa l’ipotesi di un possibile e definitivo smembramento, accorpando i suoi territori agli Stati limitrofi. Alla fine prevalse un’idea più ragionevole. Fu deciso di preservare la sua esistenza politica, assoggettandola tuttavia ad un periodo non definito di occupazione militare. Il paese fu quindi suddiviso in quattro zone, rispettivamente sotto il controllo degli Stati Uniti, Francia, Inghilterra ed Unione Sovietica. Quest’ultima ricevette la Niederösterreich, la parte più ricca del Paese che comprendeva la capitale Vienna.


Due pesi due misure


    Pure la Germania fu suddivisa e messa sotto la tutela delle potenze alleate. Anche se era chiaramente la principale colpevole della guerra, questo controllo però non durò molto. Solo due anni dopo cominciò a recuperare l’indipendenza, almeno nelle zone tenute dagli americani, inglesi e francesi. Rimessa in moto l’economia con una riforma monetaria, venne votata una Legge Fondamentale dello Stato che a tutt’oggi è la sua Costituzione. La Germania risorgeva così dalle ceneri, con uno slancio che in pochi anni l’avrebbe riportata al rango di potenza europea.

    Chissà perché l’atteggiamento degli Alleati nei confronti dell’Austria era ben diverso. Passavano gli anni e non gli veniva concesso il benché minimo margine di autonomia. Quel che è peggio, cominciava anche a perdere pezzi. I padroni sovietici, infatti, appoggiarono le rivendicazioni territoriali del dittatore Tito, che si annesse le zone dell’Austria abitate da minoranze croate.

    Con un’efferatezza che perfino oggi sorprende, tra il 29 settembre e il 6 ottobre 1950 a Vienna i sovietici organizzarono perfino un sanguinoso putsch comunista, che per fortuna fallì, al fine di conquistare il governo di tutto il Paese per poi annetterlo all’orbita di Mosca. D’altronde era evidente che, nel clima creatosi a seguito della “guerra fredda”, i sovietici non volevano abbandonare la zona occupata, considerandola ormai parte del mondo comunista.


La Crociata riparatrice


    Fu in questa drammatica situazione che la Provvidenza si decise a intervenire.

    Il 2 febbraio 1946, festa mariana della Candelora, dopo aver celebrato la Santa Messa in un convento di suore a Graz, il sacerdote cappuccino Petrus Pavlicek si avviò verso il Santuario nazionale di Mariazell, al fine di pregare intensamente ai piedi della Madonna, chiedendoLe lumi per venire incontro ai bisogni spirituali del popolo austriaco. Mentre pregava, assorto come in estasi, sentì chiaramente una voce interiore che gli diceva: “Fate tutto quello che vi dirò e avrete la pace”. Solo dopo egli si accorgerà che queste erano le stesse parole con le quali la Madre di Dio si era rivolta ai pastorelli di Fatima.

    Il senso delle parole, però, non era chiaro. Cosa voleva dirgli la Madonna? Dopo un anno di riflessione, nel febbraio 1947 egli decise di fondare un movimento di preghiera con persone che si impegnassero a recitare il Rosario in orari diversi, sicché la Madonna fosse onorata 24 ore su 24 in tutto il territorio nazionale.

    Con la piena autorizzazione dei suoi superiori, ma senza il minimo sostegno economico giacché la guerra aveva lasciato l’Ordine cappuccino nella miseria, Padre Pavlicek cominciò a percorrere il Paese predicando missioni popolari e fondando gruppi locali del suo movimento, che venne conosciuto come Rosenkranzsühnenkreuzzug, cioè Crociata riparatrice del Santo Rosario.

    Per evitare di provocare la repressione dei sovietici, i partecipanti alla crociata pregavano appena per due intenzioni: la conversione dei peccatori e la pace nel mondo. A tutti però era ovvio che quest’ultima comprendesse la liberazione dell’Austria dal giogo comunista.


Peregrinatio Mariae


    Padre Pavlicek pose la crociata sotto la protezione della Madonna di Fatima. Inoltre sollecitò ed ottenne dal vescovo di Leiria, in Portogallo, una riproduzione in legno della statua del Santuario, fatta dallo stesso artista. Con questa immagine, portata in Austria attraverso la Svizzera, il missionario cominciò a percorrere il Paese.

    Fine primario della crociata era l’adempimento della richiesta della Madonna nel 1917: preghiera, penitenza, conversione. Padre Pavlicek insisteva particolarmente sul sacramento della confessione, per il quale aveva un carisma speciale. Egli racconta che, nel solo paesino di Amstetten, sentì più di 5.700 confessioni. In un’altra occasione, egli dovette restare nel confessionale 72 ore di seguito! Le conversioni, anche di peccatori incalliti, si succedevano in massa mentre la crociata si propagava a macchia d’olio.

    Dopo aver conquistato il cuore delle province, la crociata approdò a Vienna. Nel settembre 1948, Padre Pavlicek iniziò nella Chiesa dei cappuccini (dove è seppellito il beato Marco d’Aviano) gli Atti di devozione riparatrice (Sühnenandacht), consistenti in Messe, omelie, confessioni, benedizione degli ammalati e recita del Rosario. Chiamati Sturmgebete (Assalti di preghiera), queste cerimonie potevano durare anche cinque giorni. “La pace è un dono di Dio — spiegava il missionario — e non un’opera dei politici. E i doni di Dio si ottengono con la preghiera”.

    Quando ormai il pubblico non entrava più nella chiesa, sorse l’idea di realizzare solenni processioni con la Madonna di Fatima, il 13 di ogni mese. Inizialmente modeste (si temeva la reazione dei sovietici) queste processioni andarono man mano ingrossandosi fino a diventare manifestazioni di massa, con la partecipazione di centinaia di migliaia di fedeli. Visto l’enorme successo, fu deciso di organizzare nella festa del Nome di Maria (12 settembre) una grande cerimonia religiosa che riunisse tutte le parrocchie di Vienna.

    La scelta non era affatto casuale. Questa festa era stata istituita nel 1683 da Papa Innocenzo XI per commemorare la vittoria degli eserciti cattolici contro i turchi nella battaglia di Vienna. La data recava quindi una fortissima valenza simbolica: allora la minaccia era l’islam, oggi il comunismo. E così come la Madonna aveva sconfitto il primo, avrebbe sconfitto anche l’altro.


L’ambiguità del Cardinale


    Sin dall’inizio Padre Pavlicek aveva invitato il cardinale Theodor Innitzer, arcivescovo di Vienna, a partecipare a queste celebrazioni. Il suo atteggiamento, però, restava piuttosto ambiguo. All’epoca dell’Anschluss, salutando Adolf Hitler come il salvatore della Patria, aveva imprudentemente assecondato il colpo di mano nazista come “il nostro glorioso ritorno nel Grande Reich”, il ché gli valse un durissimo rimprovero di Papa Pio XI.

    Il porporato si era detto contrario alla venuta della Madonna di Fatima in Austria, con il pretesto che “la Madonna è solo una”. Per confutare il ragionamento, Padre Pavlicek gli fece notare che, nel solo Duomo di Vienna, esistevano ben 35 diverse raffigurazioni della Madre di Dio... Più tardi, sulla scia dello straordinario successo della crociata di Padre Pavlicek, il Cardinale non poté fare a meno di partecipare alle processioni del giorno 13.

    Le cose andarono meglio con le autorità politiche. Invitato a partecipare alla crociata, il Primo Ministro Leopold Figl se ne mostrò subito un fervoroso sostenitore, partecipando a tutte le processioni, accompagnato dai membri del Gabinetto con Rosario e cero in mano. Venendo a conoscenza dell’iniziale rifiuto del Cardinale Innitzer, egli disse a Padre Pavlicek: “Fa niente! Anche se dovessimo esserci solo noi due, io ci andrò. La mia Patria lo richiede”. Nel 1953 Figl fu sostituito da Julius Raab, che continuò perfettamente la linea del suo predecessore.

    Nel frattempo, la crociata di Padre Pavlicek si allargava, raggiungendo perfino la Germania e la Svizzera. Il numero degli iscritti superava ormai il mezzo milione.


E il miracolo avvenne!


    Per tutto questo tempo una delegazione austriaca aveva mantenuto contatti diplomatici a Londra con rappresentanti degli alleati in vista della liberazione del Paese. Dopo ben otto anni e 260 riunioni, però, la situazione non si era sbloccata. I sovietici si rifiutavano di lasciare l’Austria. Sembrava come se Dio volesse provare la fiducia dei cattolici. Più essi pregavano, più Stalin si ostinava!

    A sorpresa, il 24 marzo 1955 i dirigenti del Cremlino convocarono il presidente Raab a Mosca per uno “scambio di vedute”. Presentendo che qualcosa di importante stava per accadere, prima di partire questi si rivolse a Padre Pavlicek: “Per favore, dica ai fedeli che preghino con più insistenza!”. Dopo appena un paio di giorni di conversazioni al più alto livello, l’impossibile accadde: senza nessuna motivazione apparente, i sovietici annunciarono che, nel giro di tre mesi, avrebbero ritirato tutte le loro truppe!

    Il 15 maggio, i rappresentanti delle quattro potenze occupanti firmarono a Vienna il Trattato che restituiva al Paese la sua totale indipendenza. Il fatto si impose prepotentemente all’attenzione del mondo: per la prima volta i comunisti si ritiravano unilateralmente da un Paese. L’ultimo soldato sovietico lasciò il suolo austriaco il 26 ottobre 1955, mentre la Germania avrebbe dovuto aspettare fino al 1995.

    Per commemorare un tale trionfo, il 12 settembre fu convocata a Vienna una fiaccolata con la Madonna di Fatima, alla quale prese parte quasi un milione di persone con alla testa le più alte autorità ecclesiastiche e civili. Il Presidente pronunciò un discorso nel quale, dopo aver riconosciuto il ruolo del movimento di Padre Petrus Pavlicek, concluse: “Col cuore pieno di Fede vogliamo oggi rivolgere al Cielo una preghiera gioiosa: Siamo liberi grazie a Te, grazie Maria!”

    Ancor’oggi, in occasione della Festa del Nome di Maria, ogni 12 settembre i fedeli sono soliti riunirsi in un auditorio di Vienna per rendere omaggio alla Madre di Dio, ringraziandoLa per la straordinaria grazia concessa alla loro nazione nel 1955.

Categoria: Maggio 2006

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