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2007

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E la Chiesa aveva Ragiona...

 

“Dietro [al no della Chiesa alla legge sui Dico] ci vedo la grande fatica a seguire il ritmo della cultura contemporanea. È come un bambino che di notte ha paura del baubau”. Ecco quanto sosteneva, nel calore della polemica sulla proposta legislativa che intende legittimare le “unioni di fatto”, Giuseppe Alberigo, professore emerito di Storia della chiesa a Bologna. (1)


La polemica sui Dico che da mesi infiamma la scena italiana, ha risuscitato alcune vecchie fandonie riguardo alla Chiesa cattolica, tra cui quella della sua pretesa incompatibilità con una certa cultura moderna, fondata sul culto della libertà e della ragione.


Fides et ratio


Nell’enciclica Fides et Ratio, del 1998, Giovanni Paolo II aveva già smascherato l’inconsistenza d’una tale accusa, affermando invece la perfetta compatibilità fra Fede e Ragione e, quindi, fra dottrina della Chiesa e scienza: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”. Questa concezione, continua il Pontefice, era stata magistralmente spiegata da S. Tommaso d’Aquino, che “ebbe il grande merito di porre in primo piano l’armonia che intercorre tra la ragione e la fede. La luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio, perciò non possono contraddirsi tra loro”.

Ecco che dagli Stati Uniti ci giunge adesso un’eclatante conferma di questa verità. Si tratta del libro «The Victory of Reason», terzo volume di una trilogia dedicata alla “sociologia dei monoteismi”, scritto dal prof. Rodney Stark, docente di Scienze Sociali alla Baylor University del Texas, nonché presidente della prestigiosa Society for the Scientific Study of Religion, ritenuto il più importante sociologo della religione. (2)

“Il successo dell’Occidente, compresa la nascita della scienza — esordisce il prof. Stark — riposa interamente su fondamenta religiose. Le persone che sono alle sue origini erano devoti cristiani”. Secondo lui (che non è cattolico), è stata la Chiesa cattolica ad aver creato la cultura dell’Occidente. Non solo non vi è nessuna contrapposizione tra la religione e il progresso, sia esso economico o scientifico, sociale o tecnologico, ma anzi la vera vittoria della Ragione arriva insieme alla vittoria della Fede.

 

 

Un Dio ragionevole

Stark parte del presupposto che l’idea di Dio che ciascuna religione propone ha conseguenze decisive per la società. A differenza degli dèi pagani, il Dio cristiano ha creato un mondo secondo ragione, e di conseguenza le Sue leggi sono ragionevoli, anche se non tutte possono essere comprese dall’uomo immediatamente. Tra i molti testi cristiani dei primi secoli, egli cita un brano di Tertulliano (160-220): “La ragione è cosa di Dio, in quanto nulla esiste che Dio, il Creatore di tutto, non abbia pensato, disposto e ordinato secondo ragione, nulla che Egli non abbia voluto che potesse un giorno essere compreso dalla ragione”.

Da questa concezione nasce la filosofia e la teologia cattolica che, scostandosi decisamente dal pensiero antico, piuttosto magico e imprevedibile che razionale e metodico, inizia ad analizzare il mondo secondo la Ragione, cercandone spiegazioni e prospettando previsioni. È in questa superiorità intrinseca del Cristianesimo, secondo Stark, che si deve trovare il vero motivo della sua affermazione nei confronti della cultura pagana. Quest’analisi razionale, e le sue conseguenze concrete sulla società, sono necessariamente graduali. Ed ecco il fondamento del progresso.

 

 

La scienza è nata nell’Europa cristiana

Stark sostiene che “la vera scienza è nata una volta sola: in Europa”, e nell’Europa cristiana. Gli antichi avevano, certo, inventato tanti strumenti utili. Ma non avevano sviluppato una teoria che li spiegasse, né avevano intrapreso una ricerca metodica per perfezionarli. Non avevano nemmeno la nozione di verifica empirica d’una teoria. Aristotele, per esempio, sosteneva che la velocità di caduta d’un solido è direttamente proporzionale al suo peso. Commenta Stark: “Una gita alla più vicina collina gli avrebbe consentito di convincersi che la sua idea era falsa”. Ma Aristotele, che pure talora compiva esperimenti, non lasciava che i loro risultati interferissero nelle sue teorie.

Il problema, continua Stark, non sta in una mancanza di buon senso di Aristotele, ma nel clima religioso della Grecia antica. Commenta al riguardo lo studioso Massimo Introvigne: “I dèi pagani sono capricciosi e imprevedibili, non è chiaro se abbiano qualcosa a che fare con la creazione del mondo (lo stesso Aristotele lo nega), e certamente non lo hanno ordinato in modo razionale. La stessa imprevedibilità di Dio spiega perché la scienza non nasca in Cina o in India, dove manca la nozione d’un Dio personale e ragionevole che ha messo ordine nel mondo (...) e nemmeno nel mondo islamico, la cui idea di Dio è quella di un sovrano che può cambiare le leggi dell’universo come e quando crede”. (3)

È degno di nota, afferma Stark in un’intervista al Boston Globe, che la filosofia greca non abbia influenzato la religione greca, bensì quella cristiana. Per esempio, Aristotele arrivò logicamente alla conclusione che Dio poteva essere soltanto uno. Ciò non ebbe nessuna influenza sulla religione e sulla cultura greca, che continuarono ad essere manifestamente politeiste. (4)

 

 

Persona umana

Il Cristianesimo inventò anche la nozione di persona umana, assente nel mondo antico, cioè d’un essere razionale dotato di libertà e di responsabilità individuale.

Dio non ha creato soltanto leggi di natura scientifica, ve ne sono anche di natura morale. Si ha il dovere di conoscerle e di viverle, e la responsabilità di chi le trascura è esclusivamente personale, non deriva dalla fatalità. Nasce così l’idea di persona dotata di diritti e di doveri. Questi diritti comprendono anche la libertà politica e la tutela della proprietà privata.

Stark avrebbe potuto aggiungere i fondamenti teologici della nozione di persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio e, quindi, dotata d’una dignità intrinseca. Ma il docente statunitense preferisce restare nel campo della sociologia.

 

 

Cattolicesimo e capitalismo

Scienza, libertà della persona e proprietà privata sono le tre basi dell’economia moderna che, in realtà, è medievale. Nel Medioevo l’Europa cristiana sorpassa largamente il resto del mondo nei settori della scienza, dell’organizzazione politica ed economica. Conclude Stark: “L’idea secondo cui nel Medioevo l’Europa sprofonda nell’oscurità è una mistificazione creata ad arte dagli intellettuali irreligiosi e violentemente anti-cattolici del secolo XVIII”.

Il cattolicesimo, secondo Stark, è anche alle origini del moderno capitalismo, in palese contraddizione con la tesi di Weber, fino a poco tempo fa quasi universalmente accettata.

È da tutti nota la tesi del sociologo tedesco Max Weber (1864-1920) secondo cui il capitalismo, e quindi il moderno sviluppo economico e tecnologico, sa-rebbe derivato in grande misura dall’“etica protestante”. Rigettando la visione cattolica medievale d’una vita terrena finalizzata all’aldilà e, quindi, tutta ispirata a valori simbolici e mistici, il protestantesimo avrebbe generato un “ascetismo intramondano” che comportava la “razionalizzazione della vita economica e sociale sulla base dell’efficienza e del sapere tecnico”, fondamento, appunto, del progresso moderno. Il che spiegherebbe il notevole sviluppo materiale delle potenze protestanti e, a contrario sensu, l’arretratezza dei Paesi cattolici in questo campo.

Oggi invece si sa che nei comuni medioevali italiani, e prima ancora nei monasteri, l’economia moderna era già fiorente, secoli prima della sua pretesa nascita come frutto della pseudo-Riforma protestante. Il primo capitalismo nasce infatti nei monasteri medioevali nel secolo IX e si sviluppa nei secoli successivi. Per capitalismo Stark intende “un sistema economico dove aziende relativamente bene organizzate e di lunga durata, i cui proprietari sono privati, perseguono attività commerciali complesse nell’ambito di un mercato almeno parzialmente libero, formulando sistematicamente progetti di lungo periodo, scelti secondo la loro possibilità teorica di generare guadagni, che prevedono l’investimento e il re-investimento di ricchezza in attività produttive che utilizzano lavoratori salariati”.


Cinquecento anni prima di Adam Smith, ritenuto il padre del moderno capitalismo, già S. Alberto Magno studiava i meccanismi del mercato...

Stark dedica un capitolo all’analisi delle banche e del sistema assicurativo, tutt’e due nati nell’Italia medievale. Fino al secolo XVI quasi tutte le banche  dell’Europa occidentale erano italiane.

Il declino del capitalismo nei Paesi cattolici, secondo Stark, è cominciato con l’assolutismo. Anche in presenza d’una forte influenza religiosa, il capitalismo non può fiorire in mancanza di libertà politica. Ora, l’affermarsi della modernità in Spagna, Francia, Italia ed altri paesi, ha portato alla formazioni di regimi man mano sempre più assolutisti, che hanno in pratica asfissiato il capitalismo. Ecco il vero motivo della loro relativa arretratezza: “Non è stato il cattolicesimo ma l’assolutismo che ha impedito il capitalismo in Francia e in Spagna, e lo ha distrutto in Italia e nel sud dell’Olanda”.


Lungi dall’essere il nemico della cultura moderna, conclude Stark, il Cattolicesimo ne è il creatore
.


Note______________________________

1. Corriere della Sera, 15 marzo 2007.
2. Rodney Stark, La vittoria della ragione. Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza, Lindau, 2006, pp. 376.
3. Il Dominicale, N° 3/2007.
4. Boston Globe, 25-12-2005

Categoria: Maggio 2007

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