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2009

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Centenario di Plinio Corrêa de Oliveira

 

La lotta ideale di un figlio della Chiesa

 

di Massimo de Leonardis

 

[Riportiamo alcuni brani dell’intervento del prof. Massimo de Leonardis, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel convegno presso il Palazzo della Cancelleria, a Roma.]

 

La scelta di essere un cattolico militante fu compiuta molto presto da Plinio Corrêa de Oliveira: “Quando ero ancora molto giovane, contemplai rapito le rovine della Cristianità. Ad esse affidai il mio cuore; voltai le spalle al mio futuro e, di quel passato carico di benedizioni, feci il mio avvenire”. (...)


A Plinio Corrêa de Oliveira negli ultimi decenni della sua vita la Provvidenza ha riservato la sorte di combattere la buona battaglia in uno dei momenti più difficili della storia della Chiesa, che è diventata, per usare le sue parole “il punto più sensibile e veramente più decisivo della lotta fra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione”. Egli era venuto dal Brasile con un folto gruppo di collaboratori per seguire i lavori del Concilio Vaticano II. I membri della TFP fornirono il loro appoggio al Coetus Internationalis Patrum, che riuniva i Padri Conciliari fedeli alla Tradizione.


Di fronte alla situazione della Chiesa negli ultimi decenni del secolo XX, l’atteggiamento di Corrêa de Oliveira fu ancorato a due pilastri saldissimi: denunciare apertis verbis la crisi, riaffermando al contempo l’assoluta fedeltà al Magistero pontificio.


Egli chiama in causa non solo il post-concilio, ma denuncia tra l’altro “il silenzio enigmatico, sconcertante e spaventoso, apocalitticamente tragico, che il Concilio Vaticano II ha osservato a proposito del comunismo”. (...) Nell’ultima edizione della sua più celebre e importante opera, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, egli intitola un’ap-pendice “Sorprendenti calamità nella fase postconciliare della Chiesa”, citando in merito il giudizio di vari Papi, nonché dell’allora cardinale Joseph Ratzinger.


Un caso di legittima “resistenza” fu il manifesto del 1974, con il quale, in nome della TFP brasiliana, alla quale si unirono tutte le altre associazioni consorelle, Plinio Corrêa de Oliveira espresse in termini rispettosi ma fermi la sua netta opposizione alla politica vaticana di distensione verso i regimi comunisti.


Amante del bello e del vero, tra loro intimamente legati, egli non poteva non restare fedele alla liturgia tradizionale della Chiesa e assai critico delle innovazioni liturgiche introdotte dopo il Concilio Vaticano II. Sul tema, egli si astenne però da una presa di posizione pubblica, ritenendola al di fuori della competenza specifica della TFP, limitata alla sfera temporale. (...)


Con accenti che ricordano i grandi apologeti del Primato pontificio del secolo XIX, il Dr. Plinio manifestò più volte la sua profonda adesione al Papa. “Lui è il punto di attrazione di tutte le intelligenze e di tutti i cuori. — scriveva nel 1942 — La sua maestà, sublime ed eccelsa fra tutte, supera l’umano e raggiunge il divino. Re di un piccolo Stato, si siede su un trono che è la garanzia di tutti i troni, perché è il garante infallibile della morale che difende l’ordine più che gli apparati della forze e la bravura degli eserciti”. (...)


Nel 1992 egli ribadiva la sua fiducia nell’indefettibilità della Chiesa: “Così come un figlio sente raddoppiare il suo amore e la sua venerazione quando vede la madre finita in disgrazia e oppressa dalle avversità, è con raddoppiato amore e indicibile venerazione che qui mi riferisco alla Santa Chiesa di Dio, nostra madre”.


Questo atto di fedeltà esprime bene e compendia la vita e l’opera di Plinio Corrêa de Oliveira.

Categoria: Marzo 2009

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