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2010

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"Periodo di riflessione"

 

Dignity: una storia di tolleranza

 


Lo scorso 22 febbraio, nell’Università gesuita di Fordham a New York, è morto P. Robert Carter. Sacerdote gesuita, era omosessuale militante, co-fondatore del gruppo cattolico-omosessuale (sic) Dignity, dirigente del National Gay Task Force. La vicenda di P. Carter ci permette di toccare con la mano il clima di tolleranza nei confronti del peccato contro-natura che ha imperversato, e che va ritenuto la causa principale degli scandali sessuali verificatisi nella Chiesa.


Dignity è stato fondato nel 1972 dai sacerdoti John McNeill, Robert Carter e Bernard Lynch, all’interno del Centro pastorale Woodstock, dei Padri gesuiti. Discostandosi dalla tradizionale pastorale della Chiesa, lo scopo di Dignity non era di venire incontro ai bisogni spirituali di persone con tendenze omosessuali, aiutandole a superare questa tentazione, bensì di indurli a  fare “outing”, cioè dichiarare apertamente la loro omosessualità per viverla, da cattolici, senza nessun “pregiudizio”.

Ogni domenica, questi sacerdoti celebravano una “Messa omosessuale” nella parrocchia di S. Francesco Saverio col beneplacito del Provinciale dell’Ordine.

Dal primo momento, Dignity partecipò attivamente nel movimento gay. Dignity prese parte alla prima Gay Pride, tenutasi a New York nel 1973. Poco dopo, l’assessore comunale alla Sanità Howard Brown, anch’egli omosessuale dichiarato, invitò Padre Carter a diventare membro dirigente del National Gay Task Force. La presenza di un sacerdote cattolico, e per di più gesuita, sollevò non poche proteste. In concreto, un gruppo di genitori delle scuole cattoliche di New York chiesero al Provinciale che P. Carter fosse allontanato dal contatto con i ragazzi, per evitare problemi.

Lungi dal punirlo, però, i vertici dell’Ordine lo confermarono nelle sue cariche. Negli anni successivi, Padre Carter diventerà uno dei leader più in vista del movimento omosessuale americano.

Solo nel 1987, cioè ben quindici anni dopo la fondazione di Dignity, cedendo alle pressioni del Cardinale John O’Connor, i gesuiti allontanarono P. Carter dalla chiesa di San Francesco Saverio. Ma egli semplicemente si trasferì nella vicina Phila-delphia dove, sotto l’egida di un altro vescovo, continuò indisturbato il suo “ministero omosessuale”.

“Io sono stato il primo prete a dichiararmi omosessuale militante – si vantava P. Carter – e questo è un fatto centrale nella storia del movimento di liberazione gay e lesbico”.

La domanda è: come mai non è stato nemmeno censurato quando era ancora tempo per evitare la diffusione dell’errore?

Categoria: Giugno 2010

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