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2010

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"Periodo di riflessione"


La speranza che scaturisce da Fatima

 

Benedetto XVI si è recato a Fatima. Per ben tre giorni, il Pontefice ha visitato questo paesino del Portogallo dove, nel 1917, la Madonna è apparsa ai tre pastorelli. È il terzo Papa a compiere questo pellegrinaggio, dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II. Oltre a rilanciare con forza l’attualità del messaggio di Fatima – “si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima si è conclusa” – il Pontefice ha voluto offrire ulteriori elementi di riflessione sulla crisi nella Chiesa nei giorni nostri.

 

Persecuzioni

A Fatima, la Madonna ha denunciato il terribile stato di decadenza in cui versava l’umanità, ammonendo che, nel caso in cui gli uomini non si fossero convertiti, sarebbe venuto “un grande castigo quale non si vide mai”. In almeno due passaggi del messaggio, la Madonna indicava come elemento precipuo di questo castigo un’immane persecuzione contro la Chiesa. Nella terza apparizione, per esempio, disse: “La Russia diffonderà i suoi errori nel mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa, i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto”.

 
In una successiva visione privata, racconta Giacinta: “Ho visto il Santo Padre in una casa molto grande, in ginocchio davanti a un tavolo, piangente con le mani sul viso; fuori dalla casa vi era molta gente e alcuni gli tiravano pietre, altri gli lanciavano imprecazioni e gli dicevano molte brutte parole. Povero Santo Padre, dobbiamo pregare molto per lui!”

Ma forse la visione più drammatica di questa persecuzione è il “terzo segreto”, cioè quella parte resa pubblica solo nel 2000 e nella quale si parla di un Papa che viene ucciso insieme a molti cardinali, vescovi, sacerdoti e religiose. All’epoca, alcuni vollero vedere in questo Papa appena Giovanni Paolo II. Ma il documento della Santa Sede sulle apparizioni di Fatima è chiaro: “La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo”.

 

Crisi interna

Finora, la quasi unanimità dei commentatori, sia ecclesiastici sia laici, metteva l’enfasi sulle persecuzioni che colpivano la Chiesa dall’esterno, come quelle messe in atto dal comunismo. Nel recente viaggio a Fatima, invece, Benedetto XVI ha denunciato che le persecuzioni più insidiose sono quelle che vengono dall’interno. Ecco le sue parole:

“Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, è anche che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si sapeva sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato della Chiesa”.

Queste parole rilanciano un punto già sollevato da non pochi: il messaggio di Fatima riguarda non soltanto la crisi della società ma, e forse principalmente, quella che affligge la Chiesa.

 

Penitenza, conversione, speranza

Gli anni ’60 furono di grande ottimismo. Si accoglieva con gioia il mondo moderno che sbocciava. Questo clima di euforia a sua volta cagionava, in ambienti di Chiesa, non poco permissivismo e tolleranza. Si temeva che la repressione al peccato potesse in qualche modo intaccare l’aria fiduciosa prevalente. Si evitava quindi di parlare di giustizia, di penitenza e di conversione, prediligendo parole d’ordine come “pace”, “amore” e “fratellanza”. Forse non è azzardato ipotizzare che proprio per questo motivo non fu rivelato il “terzo segreto” nel 1960, quando lo aveva chiesto Suor Lucia.

Oggi, invece, nel dire di Benedetto XVI, la crisi denunciata dalla Madonna nel 1917 è fin troppo evidente perché sia trascurata: “oggi lo vediamo in modo realmente terrificante”. E quindi, sempre secondo il Pontefice, è giunta l’ora di cogliere appieno il richiamo alla penitenza e alla conversione rivolto dalla Madre di Dio: “La Chiesa ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia”.

L’importanza di queste parole non potrà mai essere sopravalutata. Si tratta di rovesciare il falso ottimismo prevalente dagli anni ’60, e che tanto male ha causato, e tornare invece allo spirito della Chiesa, che al perdono e alla misericordia affianca anche la giustizia.

Ma, e non poteva essere diversamente, così come la Madonna chiuse il suo messaggio del 1917 con una promessa di speranza – Infine il mio Cuore immacolato trionferà! – anche Benedetto XVI ha voluto concludere i suoi interventi con una parola di fiducia: “Siamo realisti. Il male attacca sempre, attacca dall’interno e dall’esterno, ma sempre anche le forze del bene sono presenti e, finalmente, il Signore è più forte del male. La Madonna è per noi la garanzia. La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia”.

Categoria: Giugno 2010

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