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2010

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Accademia estiva 2010

 

Il genocidio vandeano

 

Il primo genocidio dell’epoca moderna — ancora impunito ed ampiamente insabbiato dalla storiografia ufficiale — è stato quello dei vandeani. Uomini, donne, anziani, bambini sterminati senza nessuna pietà per il solo fatto di opporsi, in quanto cattolici, alle “nuove” idee illuministe.

Già nel 1792 si ebbero in molte zone dei moti popolari che si opponevano alla Rivoluzione. Nel gennaio 1793, l’ordine del governo di una leva di 300.000 uomini, unitamente alla notizia della morte del Re e il rifiuto della Costituzione civile del clero fece esplodere la situazione in Vendea. Un gran numero di contadini si diedero alla macchia e si creò spontaneamente un “esercito vandeano”. Questo improvvisato esercito sconfisse uno dopo l’altro i reparti dell’esercito repubblicano inviati dal governo di Parigi, e riconquistò per intero il proprio territorio, sottraendolo all’occupazione rivoluzionaria. Successivamente, però, le forze inviate da Parigi, numericamente molto superiori e meglio preparate, rovesciarono la situazione ed ottennero la vittoria.

Fu allora decisa dall’Assemblea la totale cancellazione della Vandea. Perciò, il governo rivoluzionario emanò, il 19 gennaio 1793, il seguente decreto: “Ogni capo di colonna dovrà perlustrare e poi bruciare tutti i boschi, villaggi, case e aziende agricole”. A questa seguiva, il 20 aprile, un’altra disposizione: “Ogni brigante trovato con le armi in mano sarà passato alla baionetta. Si farà lo stesso con le ragazze, donne e bambini. Le persone meramente sospette non saranno risparmiate”.

Non paga, la Convenzione rincarò la dosi con un decreto del 1° agosto 1793: “I materiali combustibili di qualsiasi tipo saranno confiscati e inviati al Ministero della guerra per bruciare i boschi, i boschetti e i cespugli. (...) Le foreste saranno abbattute, i nascondigli dei ribelli saranno distrutti, le colture saranno devastate, il bestiame sarà confiscato. (...) La proprietà dei ribelli della Vandea passerà al patrimonio della Repubblica”.

Tra i sistemi impiegati per spegnere il seme vandeano, spiccarono gli annegamenti in massa nel fiume Loira e i rastrellamenti da parte di grandi colonne armate, le cosiddette “colonne infernali”, al comando di generali come Westermann, Kléber, Turreau e Hoche, che attraversavano il territorio da spopolare uccidendo qualsiasi essere vivente incontrassero. Alla fine, in nome della “liberté, egalité, fraternité”, più di 300mila vandeani saranno stati massacrati. Nulla descrive meglio l’orrore di questo genocidio che il messaggio del generale Westermann al Comitato di salute pubblica di Parigi, il 23 dicembre 1793, in seguito alla battaglia di Savenay:

“Cittadini repubblicani, non c’è più nessuna Vandea! È morta sotto la nostra sciabola libera, con le sue donne e i suoi bambini. L’abbiamo appena sepolta nelle paludi e nei boschi di Savenay. Secondo gli ordini che mi avete dato, ho schiacciato i bambini sotto gli zoccoli dei cavalli, e massacrato le donne che non partoriranno più briganti. Non ho un solo prigioniero da rimproverarmi. Li ho sterminati tutti... le strade sono seminate di cadaveri. Le fucilazioni continuano incessantemente”.

Categoria: Ottobre 2010

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