Testo

2010

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Academia estiva 2010

 

Odio verso il Sacro

 

Il motore della Rivoluzione francese fu l’odio, evidente in ogni suo episodio, stampato sul viso di ogni suo attore. Un odio che non si esauriva nel rigetto della legittima autorità, incarnata da Luigi XVI. Non si esauriva nemmeno nel più ampio rigetto dell’ordine allora vigente, cioè dell’Ancien Régime, della sua mentalità, dei suoi valori e del suo tipo umano. Il motore della Rivoluzione francese fu un odio metafisico contro ogni gerarchia, un odio profondo, dirompente, viscerale contro ogni principio che potesse proiettare l’anima umana verso l’alto.

Questo odio ugualitario si scagliò con particolare ferocia contro il Sacro, contro cioè ogni elemento di trascendenza nella società, contro ogni immagine di Dio nel creato. L’ostilità rivoluzionaria contro i re terreni saliva fino a voler colpire Colui che è “Re dei re e Signore dei signori”, Colui che è il fondamento di ogni gerarchia. “Io sono Re”, aveva detto Nostro Signore. E tutti i re dovevano essere decapitati.

Nella Rivoluzione francese quasi tutte le chiese di Parigi furono saccheggiate e devastate. Notre Dame fu vandalizzata. Saint Denis praticamente distrutta. Ma forse nessun fatto mostra tanto questo odio verso il Sacro come la distruzione della Sainte Chapelle, vero gioiello del gotico, costruita da S. Luigi IX per custodirvi le reliquie della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

La Sainte Chapelle fu invasa da un’orda di rivoluzionari che ne distrussero gli arredi e tutta la sua ricca decorazione. I muri furono picconati per cancellare gli affreschi. L’organo fu demolito e portato via, le sedie del coro scomparvero. La grande teca dorata, che S. Luigi aveva appositamente commissionato per le reliquie della Passione, fu fusa e venduta a peso. Tutto quanto poteva sembrare di qualche valore monetario venne fuso e venduto. La grande guglia che sormontava la cappella fu fatta saltare in aria poiché, come dichiarò allora un giacobino, “la sua altezza è antidemocratica”. Ridotta in quel lamentevole stato, la Sainte Chapelle servì dapprima come club rivoluzionario, poi come magazzino e, infine, come archivio del tribunale.

 L’odio dei rivoluzionari non risparmiò nemmeno le sante reliquie. Esse furono portate per strada in una parodia di processione religiosa nella quale le bestemmie sostituivano le preghiere e i gesti osceni, gli atti liturgici. Alla fine, le reliquie furono “donate” ai vari capi rivoluzionari come “offerta sacrificale alla Repubblica”. La reliquia della Santa Croce fu bruciata. Quasi tutte scomparvero nel nulla.

Categoria: Ottobre 2010

Iscriviti alla Newsletter

Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter