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2010

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Attualità

 

Mega pensioni versione europea

Mentre in Italia scoppia il putiferio ogni volta che si propone di alzare l’età della pensione o di ridurne i compensi, i burocrati europei se la prendono con molta più calma.

Tanto per cominciare, mentre il normale lavoratore europeo deve attingere dal suo stipendio lordo per pagare i contributi, previdenziali e altri, gli alti funzionari UE non sborsano neanche un euro, mentre quelli più bassi versano appena il 10,6%.

Poi, poiché i mandati europei scadono molto velocemente, col conseguente turnover dei dipendenti, un funzionario UE può maturare una “carriera completa” in appena 16 anni, avendo quindi diritto al massimo compenso, pari al 70% dell’ultimo stipendio. Cosa che nell’Europa reale avviene solo con più di 40 anni di servizio.

Se prendiamo in considerazione che gli stipendi europei partono dai 16.327 euro per un semplice impiegato della Corte, fino ai 29.504 del Presidente della Commissione (più del Presidente degli Stati Uniti!), possiamo cominciare a intravedere l’estensione dei privilegi di questa “casta”.

Questi compensi non includono le varie indennità, come quella del “trasloco” (compresa l’assicurazione), oppure l’“indennità di transizione” pari al 65% dell’ultimo stipendio e versata per 36 mesi. Non includono nemmeno i vari supplementi, come quello familiare. Un funzionario UE, per esempio, riceve quasi settecento euro mensili per ogni figlio a carico.

Si calcola che, tra indennità e supplementi, un funzionario UE può contare su un “trattamento fine rapporto” pari a 300mila euro. In attesa di poter cominciare a godersi la vera pensione...

Qualche esempio concreto, senza fare i nomi? 

Un Supervisore aggiunto alla protezione dei dati riceverà compensi pari a 1.515 euro dopo aver lavorato a Bruxelles la bellezza di 1 anno e 11 mesi. Un vicepresidente della Commissione trasporti se ne andrà con 4.728, avendo maturato ben cinque anni di lavoro. Un Segretario della Corte, avrà diritto a 12.500 euro dopo meno di 15 anni, mentre un Procuratore generale ne riceverà 14mila per lo stesso periodo.

Ha ragione un recente Rapporto dell’associazione francese Sauvegarde Retraites (Salvaguarda Pensioni): “È il colmo. L’amministrazione europea, paladina del equilibrio nei bilanci, e che gioca al gendarme ogniqualvolta si tratta di costringere un Paese membro a rientrare nei parametri di rigore finanziario, porta avanti a proprio vantaggio, e a spese del contribuente, una politica lassista totalmente fuori dalla realtà” (Le Point, 19-08-2010).

E questo in barba alla crisi economica.

 

Le insidie della high tech

La scena è sempre più comune: un gruppo di amici attorno a un tavolo al ristorante, una coppia che prende il caffè insieme, ragazzi seduti nel parco, studenti nel chiostro della scuola... che cosa hanno in comune? Il silenzio, la mancanza di comunicazione. Perché? Molto probabilmente perché, invece di chiacchierare amichevolmente, stanno comunicando per via elettronica, ognuno per conto suo, chi col cellulare, chi con l’iPhone, chi col palmare. In altre parole, sono “connessi” al world wide web, comunicando con l’universo ma perfettamente noncuranti degli esseri umani lì affianco.

In un recente articolo, il New York Times ha raccolto i risultati di diverse ricerche che mostrano come il continuo barcamenarsi fra cellulare, sms, emails, blackberry, facebook e rete varie, finisce per causare danni non indifferenti nel cervello. Il costante stimolo vizia. La vittima diventa un web-dipendente. Quando non è “connesso”, sente tedio e ansia. Le ricerche dimostrano come, in milioni di persone, questo vizio implichi danni alla creatività e alla capacità di riflessione, arrecando di conseguenza problemi anche a livello professionale e famigliare.

Questo per non parlare dei danni strettamente fisici, sempre più evidenti negli studi scientifici. Le prove sono ormai inconfutabili. Anche a bassa potenza, i cellulari ed altre apparecchiature wireless possono causare gravi disturbi biologici nelle cellule umane. È quanto si legge, per esempio, nel rapporto BioInitiative del 2007, nel quale 26 scienziati esaminano la letteratura disponibile sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche.

 

I bambini nascono col senso del bene e del male

Paul Bloom, professore di psicologia nell’Università di Yale (Stati Uniti), sua moglie Karen Wynn e Kiley Hamlin, del Laboratorio di Cognizione Infantile della stessa università, hanno studiato a lungo la capacità di valutazione morale nei bimbi dai 6 ai 10 mesi di età. Sono arrivati alla conclusione che, già in quell’età, i bambini differenziano fra personaggi buoni e cattivi, manifestato attrazione per i primi e rigetto per i secondi.

L’équipe di ricercatori di Yale ha pubblicato le sue conclusioni in un recente libro, nel quale concludono che i bebè non sono moralmente indifferenti ma tendono a sorridere e a battere le manine davanti a cose buone e belle, mentre tendono a fare grinze e girare la testa davanti a cose cattive o brutte. Per gli scienziati, i bambini nascono con un senso che gli permette di discernere istintivamente il bene dal male, il bello dal brutto.

Di conseguenza, commentiamo noi, la morale non è affatto il frutto di condizionamenti ambientali, culturali, sociali o religiosi, bensì qualcosa che deriva dalla stessa natura umana, creata da Dio.

Categoria: Ottobre 2010

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