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2010

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L’avventura più bella del mondo

 

“La gioventù non è fatta per il piacere ma per l’eroismo”, diceva il celebre scrittore cattolico francese Paul Claudel.

 
Questa frase, spesso ricordata dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira, delinea anche un aspetto fondamentale del suo apostolato, appunto il richiamo all’eroismo, ravvisabile per esempio nelle ormai leggendarie “carovane” ispirate da lui. 


Dagli anni 1960, vista l’impossibilità di diffondere gli ideali della TFP con i normali mezzi di comunicazione di massa, di solito schierati a sinistra, il dott. Plinio ideò le campagne pubbliche: esibendo simboli caratteristici, i volontari della TFP scendono in piazza per prendere direttamente contatto col “pubblico della strada”, diffondendo libri, riviste o manifesti e scandendo slogan propagandistici. 


Questo metodo ha permesso a molte pubblicazioni delle TFP di raggiungere tirature da record. 


Ma non basta mostrarsi nelle grandi città, bisogna anche raggiungere i posti più sperduti, il “Paese profondo”. Il ché, specie in alcune zone dell’America Latina, a volte implica viaggi assai impegnativi e non sempre sicuri. Così nascono le “carovane”: un pullmino con 7-8 ragazzi che, in modo perfettamente autosufficiente, percorrono immense distese proclamando gli ideali della Tradizione Famiglia e Proprietà nelle città minori e nei paesini. Si dorme dove capita (spesso in tende), si mangia quello che si riesce a procurarsi, si prega tanto e si fa campagna.

 
Già in vita del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, le sole “carovane” brasiliane avevano percorso 4.767.270 chilometri, equivalenti a più di cento giri attorno alla terra, oppure a otto viaggi andata e ritorno alla luna. Spronate da tale esempio, anche altre TFP hanno dato vita a “carovane”, alcune permanenti altre invece operative solo nel periodo delle ferie, per permettere la partecipazione dei ragazzi.

 


Carovana Terra de Santa Cruz


Recentemente, un gruppo di trentasei giovani sotto l’egida dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira ha percorso diversi stati del Brasile con la “Caravana Terra de Santa Cruz”, un riferimento al nome originario del Brasile, appunto Terra della Santa Croce.

 


Il tema era la denuncia del disegno di legge noto come 3° Piano Nazionale dei Diritti Umani (PNDH-3), proposto dal presidente Lula. Gli analisti hanno individuato in questo disegno nientemeno che 500 minacce: legalizzazione dell’aborto, delle coppie di fatto e della prostituzione; indebolimento della polizia e del potere giudiziario; graduale dissoluzione del diritto di proprietà, con la creazione di uno Stato socialista, e un lungo, lunghissimo eccetera, che comprende, forse come il suo elemento più insidioso, la proibizione dei simboli religiosi in luoghi pubblici e, quindi, la sostanziale cessazione del Brasile come Paese cattolico.

 


La “carovana” ha percorso gli stati di San Paolo e Minas Gerais distribuendo un pamphlet illustrativo e raccogliendo firme di protesta su apposite cartoline che si sarebbero poi inviate al governo. In poco meno di un mese i ragazzi hanno raggiunto quasi sessantamila sottoscrizioni.

 


Seguendo un cerimoniale ormai consolidato, la campagna inizia con la recita di tre Ave Maria seguita da un inno alla Madonna e dal grido “Per il Brasile! Tradizione Famiglia Proprietà!”. Dopodiché i partecipanti si disperdono fra il pubblico, avvicinando le persone per spiegar loro il tema e sollecitarne l’adesione.

 


L’iniziativa non era esente di rischi. Mentre la stragrande maggioranza dei passanti seguiva con attenzione la spiegazione dei volontari, firmando poi di buon grado la cartolina di protesta, non sono mancati militanti omosessuali e comunisti che hanno cercato di disturbare la campagna. L’atteggiamento invariabilmente pacifico e misurato dei nostri ragazzi ha, però, evitato che questi piccoli incidenti potessero degenerare. Anzi, la “carovana” ha ottenuto decine di lettere di autorità civili attestando il normale svolgimento dell’azione.

 
La campagna ha avuto molta eco sulla stampa locale. Un cronista ha forse colto l’essenza quando ha parlato di “cavalieri erranti della Tradizione”. “Io sono di sinistra e sono contrario a voi – esclamava un signore di mezza età in Riberão Preto – ma ammiro il vostro coraggio di scendere in piazza per denunciare questo disegno di legge. Non tutti possono vantare lo stesso coraggio”.

 


Sulla mitica Route 66


Anche i giovani della TFP americana si sono dati da fare durante le vacanze estive.

 


Mentre un gruppo percorreva gli stati di Maine, New York, New Hampshire e Rhode Island, una “carovana” si è lanciata sulla mitica Route 66, che collega Chicago con Los Angeles, percorrendo Texas, New Mexico, Arizona e California, salvo poi tornare indietro più a sud per toccare anche la Florida.


I volontari della TFP distribuivano un libretto intitolato “Dieci motivi perché il ‘matrimonio omosessuale’ è dannoso e va respinto”. “Le lobby omosessualiste sono molto attive nella distruzione della famiglia tradizionale - spiega John Ritchie, coordinatore dell’operazione - Ma la gente della strada è fermamente contraria e difende la morale cristiana. Abbiamo trovato tantissimo appoggio. Laddove si è realizzato un referendum, il ‘matrimonio’ omosessuale ha sempre perso”.


In Arizona, la campagna ha toccato specialmente le città di Phoenix e Yuma, dove il caldo era tale che il computer portatile è andato in tilt… I ragazzi dovevano bere fino a cinque litri d’acqua al giorno solo per mantenersi idratati. Anche il pullmino si è surriscaldato, piantandoli in asso in mezzo al deserto.


Nell’Arizona State University, l’opposizione più dura è arrivata dal… cappellano cattolico: “Non voglio che il mio centro pastorale sia identificato con questa campagna! Chiamerò la polizia!”. Infatti, la polizia è venuta, ma solo per confermare che i ragazzi della TFP potevano restare lì quanto volessero. Più perfido, mentre gridava “viva l’omosessualità!”, uno studente ha cosparso un nostro volontario con una sostanza caustica, provocandogli forti irritazioni cutanee.


In California la campagna ha toccato la grande Los Angeles (compresso Hollywood) e San Diego. Mentre nella San Diego State University la campagna ha provocato una fortissima polemica, con studenti che appoggiavano o attaccavano i volontari della TFP, nella University of San Diego alcuni ragazzi si sono aggregati alla campagna, sfidando i loro compagni.


Dopo due mesi di campagna, avendo percorso più di ottomila chilometri, questa “carovana” è rientrata nella sede centrale di Spring Grove, in Pennsylvania. Dimagriti, con la pelle bruciata dal sole e gli abiti distrutti dalla sabbia e dal sudore, i giovani volontari provavano tuttavia quella profonda allegria del dovere compiuto fino in fondo. “Veramente, l’avventura più bella del mondo è la nostra!”, esclamava un ragazzo di Chicago, parafrasando il lemma dei cavalieri Templari.

 


Nel “rovescio del mondo”


Mentre i giovani della TFP americana percorrevano le bollenti terre della California e del Texas, uno stuolo di undici volontari della TFP australiana iniziava un periplo che li avrebbe portati a toccare sia alcune città principali – Sydney, Melbourne, Adelaide e Canberra – sia, come si legge in un loro comunicato stampa, “i paesini più sperduti e polverosi, dove le vecchie maniere ‘aussie’ continuano ad animare una vita ancora tranquilla e amichevole”.


La “carovana” è iniziata con un pellegrinaggio al santuario della beata Mary McKillop, successivamente canonizzata e dichiarata Patrona del Paese.


Durata un intero mese, questa “carovana” aveva come tema la diffusione del messaggio della Madonna di Fatima, all’interno della campagna Australia needs Fatima. “Che bello vedere giovani cattolici che testimoniano la Fede sulle piazze! Questo ci dà tanto entusiasmo!”, dichiarava una signora a Melbourne, interpretando quello che era un sentimento diffuso fra il pubblico.


La “carovana” è stata conclusa da un incontro col cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney e Primate dell’Australia, che ha voluto esprimere la sua soddisfazione per l’azione della TFP. Dopo un periplo di quattromila chilometri con 56mila volantini distribuiti, i ragazzi hanno ancora avuto fiato per organizzare un campeggio di apostolato, al quale hanno partecipato una ventina di giovani. Neanche a dirlo, l’attività più “gettonata” è stata il lancio di boomerang... 

Categoria: Dicembre 2010

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