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2010

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L’innocenza primeva e la contemplazione sacrale dell’universo nel pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

 

A quindici anni dalla scomparsa di Plinio Corrêa de Oliveira (1908–1995), emerge dal nostro passato recente l’immagine di questo intrepido combattente contro gli errori del mondo moderno, e specialmente contro quel processo che egli denominava Rivoluzione, cioè il processo multisecolare che sta distruggendo la civiltà cristiana, come viene descritto in modo esimio nel suo noto capolavoro: «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione». Combattente indomito in favore della Cristianità, egli è stato giustamente designato dai suoi storici come il “crociato del secolo XX”.

 

Com’è naturale, molte persone desiderano forse sapere come era Plinio Corrêa de Oliveira nell’intimità. Coloro che hanno avuto il piacere di convivere con lui, hanno potuto apprezzare il suo modo di essere e di pensare, del tutto peculiare: accessibile, sereno, di buon umore, dai modi estremamente cordiali, riflessivo in ogni cosa.

 

Era un uomo di una cultura vastissima, ma non libresca, dotato di un’inconsueta capacità di penetrazione psicologica e del senso di osservazione della vita, con una grande attitudine a collegare tra loro i vari aspetti della realtà e ad esplicitare le regole che Dio ha stabilito nel Creato, particolarmente quelle che orientano il comportamento umano.
Soprattutto, si poteva ammirare in lui il cattolico fervente, mosso da una tendenza quasi innata alla contemplazione dei misteri più alti della fede, partendo a volte persino da cose molto comuni.

 
Presentiamo ai nostri lettori l’introduzione al libro «A inocência primeva e a contemplação sacral do universo no pensamento de Plinio Corrêa de Oliveira» (Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, San Paolo, 2008), scritta da Paulo Corrêa de Brito Filho, discipolo di lunga data del dott. Plinio.

 

 

Plinio Corrêa de Oliveira, un contemplativo


Possiamo affermare tranquillamente che Plinio Corrêa de Oli-veira era, in un certo senso, un contemplativo. Questo aspetto, poco conosciuto, della sua personalità non sfuggiva alla percezione di coloro che hanno vissuto a stretto contatto con lui.

 

Qualcuno potrebbe domandare – “Come, un contemplativo? Un uomo d’azione come lui, pieno di socievolezza e di vigore?” E forse ci si interrogherà su come si possa dire, della medesima persona, che fu un crociato ed un contemplativo.

 

In effetti, la reazione di chi non lo ha conosciuto potrebbe essere di manifestare sorpresa. Il fatto è che, per Plinio Corrêa de Oliveira, un atteggiamento meditativo nei confronti della vita non significava l’opposto dell’azione, ma la sua fonte. Quindi, egli era – allo stesso tempo – un contemplativo ed un efficiente uomo d’azione.

 

Proprio lui affermava che la contemplazione “è l’abc dell’azione” e segnalava che la contemplazione diviene bella quando è vista in funzione del combattimento, e che il combattimento si fa bello quando è visto in funzione della contemplazione. Allora commentava: “Come si completano splendidamente queste due cose!”

 

Egli era, dunque, un combattente in quanto contemplativo ed un contemplativo in quanto combattente. E le persone che pubblicano il presente libro colgono l’occasione per sfatare la possibile ma falsa impressione che, discorrendo sulla contemplazione, i discepoli di Plinio Corrêa de Oliveira, tredici anni dopo la sua morte, stiano mettendo in disparte il combattimento, per smarrirsi in considerazioni spirituali, estetiche o meramente culturali. Tutt’altro, la meditazione dei temi pliniani – come, per esempio, quelli di questo libro – stimola in noi, come in ogni persona bene orientata, la disposizione alla battaglia.

 

Era nella riflessione che Plinio Corrêa de Oliveira cercava la forza e la motivazione per i suoi combattimenti. Se è diventato un grande combattente è perché, innanzitutto e sin dall’infanzia, è stato un grande contemplativo. Non un mistico rivolto soprattutto agli orizzonti strettamente soprannaturali o della mistica, neanche un sognatore romantico immerso in se stesso, bensì un profondo osservatore del mondo, analizzato e assaporato nella sua concreta realtà, e utilizzato quindi come un trampolino per salire sino alle realtà superiori.

 

Egli metteva in risalto il fatto che è necessario avere l’abitudine di considerare tutto da una grande elevazione “… non solo i fatti della vita pubblica ma anche quelli della vita privata, ed avere uno sguardo abitualmente contemplativo e meditativo ris-petto alle cose che si vedono, per essere un contemplativo della vita terrena, cioè una persona che guarda la vita terrena ed è capace di contemplarla”.

 

Così, contemplando la vita terrena, egli otteneva le forze per le prodezze di combattività che lo caratterizzavano. Dice il proverbio: “È nel mezzo della tempesta che si riconosce il buon timoniere”. In effetti, egli trionfò gagliardamente su tredici campagne diffamatorie a mezzo stampa che dovette affrontare a livello nazionale e, allo stesso tempo, sull’agitazione che ne decorreva. Pur nella mischia, non perdeva la tranquillità d’animo e non smetteva di osservare, analizzare e contemplare quanto gli era possibile.

 

 


Un insieme dottrinario di notevole ampiezza


Le contemplazioni maturavano nella mente di Plinio Corrêa de Oliveira e qualche volta davano origine a complessi dottrinali. Essendo molto espansivo, egli discorreva con frequenza su ciò che pensava. In questo modo, molte sue riflessioni sono pervenute fino a noi.


Egli spiega, in modo agevole, come deve essere la contemplazione seria: “Così come un uomo, essendo bipede, non compie lo sforzo necessario a un quadrupede per stare su due zampe, così pure l’essere umano, quando è serio, non fa sforzo per esserlo. Questa serietà non è artificiosa, non è corrucciata, non è agitata; essa è, con naturalezza, quel che deve essere”.

 


E aggiunge: “La serietà conduce al disprezzo di ciò che è frammentario, ridotto a pezzi, volgare, arbitrario, capriccioso; un disprezzo, tuttavia, portato fino all’esclusione del contrario. […] La serietà non deve condurre alla fantasia sentimentale: bisogna vedere la realtà come essa è. La realtà, vista così, è benigna, le piace spiegarsi; non è comparativa, non è esclusiva. Essa, di buon grado, accetta persino ogni sofferenza”.

 


Questa serietà sfociava in una vera e propria esecrazione “dell’effimero, del frammentario, del banale”, come già detto. Così, in maniera naturale, percorreva il cammino che separa la contemplazione dalla dottrina. La lettura dei libri – ed egli leggeva molto – aveva un certo ruolo, ma era lungi dall’essere preponderante.

 


Ad esempio, l’elaborazione del suo capolavoro «Rivoluzione e Contro-Rivoluzione» è stato il frutto non solo dello studio della storia – in particolare della Rivoluzione francese – ma pure dell’attenta osservazione degli uomini, dai più illustri sino al “uomo qualunque”, nonché ai modesti domestici che lavoravano nella sua residenza.

 


Il suo pensiero riguardo ai problemi di attualità può essere rintracciato chiaramente nei suoi 20 libri, con numerose edizioni e diverse traduzioni, e in più di 2.500 articoli, manifesti ed altri suoi scritti pubblicati. Ma, chiudendo gli occhi il 13 dicembre 1995, egli ha lasciato, oltre a queste pubblicazioni, un insieme dottrinale di notevole portata, frutto del suo spirito meditativo.

 


Tuttavia, molto poco di questo patrimonio è venuto alla luce, perché Plinio Corrêa de Oliveira, come fecero Neemia e i suoi compagni, secondo le parole dell’Antico Testamento “una manu sua faciebat opus et altera tenebat gladium” (“con una mano faceva il suo lavoro, e nell’altra teneva la spada” - Libro di Neemia 4,17), poiché la sua terribile lotta contro la Rivoluzione e la necessaria difesa di fronte alla persecuzione mossa dai rivoluzionari contro la sua persona e la sua opera, impegnavano tutto il tempo disponibile.

 
Di conseguenza, le urgenze del combattimento disuguale e molto arduo in cui era coinvolto gli impedirono di plasmare la pubblicazione di questo patrimonio di insegnamenti. Questi sono rimasti in attesa di giorni migliori, ma continuano ad essere in modo postumo uno dei principali fattori di stimolo ed alimento intellettuale per i suoi seguaci in tutto il mondo. Proviamo una speciale gioia nel riconoscerlo, per quanto riguarda i tredici anni in cui, protetti da Maria Santissima, abbiamo continuato a proclamare i suoi ideali e a dare impulso alla stessa battaglia che egli aveva intrapreso nella sua vita.

 


Due armonie basilari del Creato: quella dell’anima umana e quella dell’universo


Quest’anno, in cui si completa il centenario della nascita di Plinio Corrêa de Oliveira, abbiamo pensato di dare alle stampe almeno una parte di tutto questo lascito. Non pretendiamo esporre in maniera esaustiva tali temi, ma offrire al pubblico una loro primizia. Volendo sceglierne alcuni estratti, sentiamo, nel dire dei francesi “l’embarras du choix”, l’imbarazzo della scelta, poiché, se si considera soltanto il periodo in cui ha diretto la TFP brasiliana (1960-1995), vi sono migliaia di riunioni e di colloqui. Quindi, lasceremo a un’altra opportunità certi argomenti che gli piacevano tanto, come la società, l’opinione pubblica, il paradiso terrestre, e via dicendo.

 


Optiamo per la divulgazione del suo pensiero sulle due armonie basilari esistenti nel Creato, che sono, per così dire, una l’eco dell’altra: l’armonia dell’anima umana – che si manifesta nell’innocenza; e l’armonia dell’universo – che racchiude nel suo intimo la sacralità.

 


A questo proposito Plinio Corrêa de Oliveira osserva: “Come dice Pio XII, l’anima umana è armonia e l’universo pure è armonia. L’estetica esistente nell’universo è una realizzazione, nell’universo, di una armonia esistente anche nell’anima umana” (Allocuzione di Natale del 1957). E aggiunge:

 


“L’estetica dell’universo può essere vista, quindi, da due poli diversi. Questi due poli non sono situati in orbite differenti; uno è il centro intorno al quale gira l’altro. L’uomo è il centro dell’universo e l’ordine esistente in lui (uomo) è come che il centro e la più alta realizzazione dei principi di ordine e di bellezza che esistono all’infuori di lui”.

 


Dunque, il tema del presente libro è – anche se a tratti necessariamente brevi – lo studio di questi due poli, di queste due armonie: quella interna, dell’anima – dando risalto al suo concetto di innocenza; e quella esterna, ossia l’armonia dell’universo – che postula una contemplazione sacrale da parte dell’uomo.

 


La prima parte sarà, pertanto, dedicata all’analisi di certi aspetti e tendenze dell’anima umana: l’armonia dell’innocenza e la ricerca della felicità.

 


Nella seconda parte, saranno svolte diverse vie proposte da Plinio Corrêa de Oliveira per giungere alla contemplazione sacrale dell’armonia dell’universo:

 


La virtù dell’ammirazione;
L’analisi degli ambienti, costumi e civiltà;
Il senso del simbolismo;
La ricerca dell’assoluto;
La trasparenza e la trascendenza;
La percezione delle sublimità del mistero;
Il mondo dei possibili;
La nozione di trans-sfera.

 
Come egli stesso osservava, si tratta di “finestre da cui lo spirito umano vede l’apice della realtà”.

 


Interlocuzione: ruolo fondamentale nella elaborazione dottrinale


Quali fonti sono state consultate per la realizzazione di quest’opera? La domanda si pone, visto che, come già detto, non esistono testi relativi ai temi qui approcciati, preparati direttamente da Plinio Corrêa de Oliveira per la loro pubblicazione. La risposta ci porta alla considerazione di una peculiarità della sua elaborazione dottrinale e del modo in cui conduceva l’attività dei suoi discepoli e il suo convivio con loro.


Le fonti utilizzate nella preparazione di questo libro non sono testi scritti o dettati dal proprio autore, bensì trascrizioni dei nastri registrati durante le conferenze, discorsi, conversazioni o riunioni. Plinio Corrêa de Oli-veira aveva una grande predisposizione alla conversazione, inclusi – cosa difficile! – gli argomenti dottrinali. Questa sua attitudine alla buona conversazione fa ricordare ciò che si diceva del suo prozio paterno, il consigliere dell’Impero João Alfredo Corrêa de Oliveira: bravo nella tribuna, eccellente nella conversazione generale, incomparabile nella conversazione privata. Si direbbe che questa sua propensione alla buona conversazione l’avesse già nel sangue!


Per Plinio Corrêa de Oliveira, le conversazioni non erano solo un mezzo per comunicare i suoi pensieri, ma anche per elaborarli, approfondirli, ampliarli. Per lui, l’interlocuzione era fondamentale. Ci sono diversi modi di riflettere. C’è chi pensa pensando, e chi pensa scrivendo: il che è del tutto legittimo. Aristotele pensava camminando. Plinio Corrêa de Oliveira pensava conversando. Ed era così che discorreva sul senso dell’essere, sull’ordine dell’universo, sull’estetica della storia, e via dicendo. Egli era, oltre che notevole oratore e celebre scrittore, un cultore e maestro dell’arte della conversazione. La sua interlocuzione era marcata da qualcosa di aristocratico.


Anche per quanto riguarda il giornalismo – quindi, la parola scritta – egli dava valore alla conversazione. Soleva dire che il pieno successo di una materia giornalistica si raggiungeva quando presentava lo stile di un dialogo con il lettore; ossia, un articolo “conversato”.


Paragonando le conversazioni di Plinio Corrêa de Oliveira con quelle dei salotti dell’Ancien Régime si possono riconoscere certe analogie, ma anche una differenza degna di menzione: il suo colloquiare era molto caratteristico del modo di essere dei brasiliani, il che gli conferiva un tocco originale. Ciò consisteva specialmente nell’amenità e nel carattere cordiale con cui trascorrevano i colloqui, anche quando, negli argomenti opinabili e circostanziali, sorgevano divergenze di punti di vista.

 
Salvaguardando sempre i principi, primeggiava in lui la tendenza a conciliare le differenze, mediante un’inclinazione al capire bene le posizioni degli altri partecipanti al convivio.


Inoltre, nelle conversazioni che davano fascino ai salotti dell’Ancien Régime, anteriormente alla Rivoluzione francese, gli argomenti, benché di norma elevati, non trascendevano, in via di regola, il campo naturale, mentre nelle conversazioni pliniane predominava la focalizzazione soprannaturale, anche quando venivano trattati banali temi quotidiani. Questa angolatura della sua conversazione spiega il concetto che l’illustre pensatore cattolico aveva dell’arte del conversare: era una forma di “elevatio mentis ad Deum” (elevazione della mente a Dio); cioè, una forma di preghiera.


Persino nei gruppi o nelle commissioni riunite per finalità specifiche – e ve n’erano tante attorno a Plinio Corrêa de Oliveira – il modus operandi era quello delle conversazioni. Nel suo studio di lavoro non c’erano tavoli, ma soltanto poltrone, il che è un dato di per sé eloquente.


Così, mentre le tempeste di sabbia della Rivoluzione imperversavano nell’ambiente brasiliano, lui e i suoi discepoli riflettevano e conversavano, mossi da una nobile non conformità e da nobili desideri. Erano, in questo modo, conversazioni tranquille ed elevate in mezzo a uno strenuo combattimento contro-rivoluzionario.

 

 


Riunioni di conversazione su temi dottrinali


Certe conversazioni su argomenti dottrinali erano denominate genericamente “riunioni”. Alcune avevano giorni ed orari precisi. Altre sorgevano in maniera imprevista secondo le circostanze. In genere Plinio Corrêa de Oliveira vi andava senza una speciale previa preparazione. Anche le sue conferenze e riunioni erano raramente preparate in anticipo. E, quanto ai discorsi, non erano mai letti; nella sua vita ne lesse uno solo: il primo! Era, allora, un giovane debuttante nella Congregazione mariana di Santa Cecilia, a San Paolo.


Le conversazioni, molte volte portate à bâtons rompus (cioè, a ruota libera, senza una sequenza e secondo l’appetenza dei partecipanti), non obbedivano a nessun tipo di pianificazione. Eppure, a volte ritornavano a galla argomenti simili. In quel caso, si formavano delle sequenze concatenate di certe tematiche, che potevano durare diversi giorni, a volte settimane e persino mesi. Quindi, come è già stato rilevato, Plinio Corrêa de Oliveira, tramite la conversazione, esplicitava il suo pensiero sul tema messo a fuoco. Venivano parimenti denominate “riunioni” le esposizioni – sempre con qualche tocco di chiacchiera – rivolte al pubblico interno della TFP, o ancora le sessioni mirate a rispondere a svariate domande.


Per quanto riguarda questo libro, si è ricorsi soprattutto alle riunioni, da lui cosiddette, en petit comité, cioè, indirizzate a gruppi vari, ma non troppo numerosi; d’abitudine erano costituiti da cinque a dieci persone, particolarmente interessate a un genere di tema.


A volte, Plinio Corrêa de Oliveira indicava, alla fine della riunione, secondo una sua pittoresca espressione, “l’estremità del binario”, cioè l’anello di aggancio con la riu-nione seguente. In questa, qualcuno leggeva “l’estremità del binario”, e ciò bastava per riprendere i commenti, debitamente concatenati alla riunione precedente. Plinio Corrêa de Oliveira, perché sempre molto occupato, temeva di non ricordarsi a che punto dell’argomento si fosse fermato; la rievocazione de “l’estremità del binario” evitava appunto questo inconveniente.


Mentre le conversazioni erano il veicolo, i temi variavano tanto. Plinio Corrêa de Oliveira dedicò diverse serie di riunioni svolgendo svariati temi, tra i quali i due di cui ci occuperemo in questo libro: l’innocenza primeva e la contemplazione sacrale.


In quest’opera abbiamo cercato di conservare, per quanto possibile, il carattere colloquiale di quelle dissertazioni, tanto saporito, autentico e pieno di charme. Ovviamente, il testo risente delle necessarie limitazioni di questo stile di comunicazione.


Dunque, il causeur – soprattutto se è il buon causeur – non dice sempre tutto quel che vuole dire, ma sceglie di preferenza l’argomento che ai suoi interlocutori piacerebbe ascoltare oppure che vorrebbero chiedergli in quella concreta occasione. Così, specialmente nei temi teologici e filosofici, una conversazione non ha – né potrebbe avere – la precisione terminologica, l’ordine logico, la preoccupazione didattica di una classe, di una conferenza, di un libro o di un trattato. Questa peculiarità deve essere presa in considerazione.


Nel suo libro «In difesa dell’Azione Cattolica» Plinio Corrêa de Oliveira diceva che: “ogni insegnamento corretto non deve dare all’alunno il solo possesso della verità, ma educarlo allo sforzo intellettuale, abituare la sua intelligenza all’ampio panorama delle esposizioni dottrinali di grande respiro, ai vasti sistemi di idee concatenate tra loro al fine di costituire delle strutture ideologiche imponenti e feconde”.


Era precisamente ciò che egli presentava in quelle conversazioni.

 


“Vir catholicus, totus apostolicus, plene romanus”


Plinio Corrêa de Oliveira ammirava particolarmente – come raccomandato dai Pontefici – gli insegnamenti di san Tommaso d’Aquino, cosa che egli ha voluto rendere palese, già nella prima fase del suo autoritratto filosofico: “Sono un tomista convinto”.


Si aggiunga che la preoccupazione predominante di Plinio Corrêa de Oliveira era che la sua elaborazione dottrinale fosse sempre interamente in accordo con il Magistero ecclesiastico. Sulla sua lapide funeraria si legge la frase che riassume la sua vita: “Vir catholicus, totus apostolicus, plene romanus” (Uomo cattolico, tutto apostolico, pienamente romano).


La stessa fedeltà va notata pure nel suo testamento, trascritto nell’appendice finale di questo libro. Spesso, nelle riunioni, egli si dichiarava disposto a rinunciare prontamente a tutte le sue tesi che “si allontanassero, anche leggermente, dall’insegnamento della Santa Chiesa, nostra Madre, Arca di Salvezza e Porta del Cielo”.

 


Le peculiarità di questo lavoro


È, dunque, con grande gioia che pubblichiamo, nel centenario della sua nascita, una parte espressiva di questa raccolta verbale. Una commissione composta da Leo Nino Daniele (relatore), Antonio Augusto Borelli Machado (revisore) e Josè Antonio Ureta (ricercatore), ha analizzato, selezionato e compilato parte di queste conversazioni, esplicitandole quando necessario per facilitarne la comprensione.


Quindi, in questo libro il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira viene così esposto in maniera concatenata e continua. D’altronde, lui stesso desiderava che si facesse quest’opera quando, in futuro, si sarebbero pubblicati i contenuti di queste conversazioni.

 


Dialoghi non interamente sfaccettati, come un “cabochon”


Questa raccolta di inediti, affiancata ai libri mirabilmente redatti che egli pubblicò, potrebbe essere paragonata a un cabochon, cioè ad una pietra preziosa lavorata ma non sfaccettata, non interamente rifinita, ma comunque con una forma regolare che, secondo gli intenditori, possiede un fascino tutto speciale, superiore – per certi aspetti – alla stessa gemma sfaccettata. Il cabochon, appunto perché non sfaccettato, è autentico, forte ed originale. È come uno zampillo d’acqua che scaturisce dalla sua fonte.


Conserva qualcosa della ricchezza della miniera da cui proviene. Per questo, diceva Plinio Corrêa de Oliveira, il cabochon grezzo, paragonato ai gioielli comuni, abituali “a distanza brilla meno, però conserva più luce all’interno. Queste pietre sono piccoli serbatoi di luce”. È ciò che succede esattamente con questi dialoghi pliniani, non interamente “sfaccettati” – per la loro natura – ma sostanzialmente densi di luce. Quelli che adesso vengono qui stampati, pur non essendo rivisti da lui – e, pertanto, non avvallati dalla sua piena responsabilità intellettuale – sicuramente sorprenderanno molti, poiché riflettono un pensiero notevolmente chiaro, profondo e, in molti punti, nuovo ed originale. Soprattutto molto opportuno per i nostri giorni.


Dunque, la peculiarità del presente volume non impedisce che l’autorevolezza intellettuale della dottrina qui esposta sia attribuita, come di diritto, a Plinio Corrêa de Oliveira, e non ai discepoli che hanno avuto la gioia di lavorare a questa raccolta. Se dovesse essere riscontrata qualche inesattezza, procederemo volentieri alla dovuta rettifica.

 


Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira


Fatte queste riserve, siamo convinti che, sebbene non sia stato scritto da lui, nel senso già sopraddetto, il presente lavoro esprima fedelmente – tanto quanto ci fu possibile cogliere – il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira. Quindi, era un punto d’onore per noi che questo fatto risultasse, con il debito risalto, nell’Introduzione al presente volume.


Non ci stupirebbe se, con lo svolgersi del XXI secolo, si assistesse ad un grande incremento degli studi pliniani, poiché la portata di quel che fu il suo pensiero, esorbita l’epoca in cui è vissuto. Prevedendo questa possibilità, offriamo al pubblico il presente volume, sotto l’egida del recentemente fondato Istituto Plinio Corrêa de Oliveira.

Categoria: Dicembre 2010

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