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2010

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Attualità

 

“Anticattolicesimo primario dilagante in Europa”

 

Croci spaccate, scritte blasfeme sui muri di noti santuari mariani, statue della Madonna e del Sacro Cuore abbattute, chiese vandalizzate… In mezzo all’indifferenza delle autorità civili, in Francia si compie una grave profanazione ogni due giorni. Nel solo anno 2009, secondo i dati della Gendarmerie, sono state bruciate 34 chiese, distrutti 18 monumenti funerari e profanati 184 cimiteri. Ne abbiamo già dato notizia nell’edizione dello scorso giugno. Ma, secondo quanto riporta un recente servizio di Le Figaro, emergono nuovi elementi, a cominciare dalla tempistica degli attentati.

 


Le profanazioni aumentano esponenzialmente in certe date simboliche: il compleanno di Adolf Hitler, l’anniversario della fondazione della Chiesa di Satana negli Stati Uniti, la notte di Halloween, nonché nei solstizi di estate e di inverno.

 
Un altro dato inquietante è la motivazione delle profanazioni. Secondo il Bureau des affaires criminelles (BAC), “della totalità dei fatti registrati nel 2009, il numero di  atti attribuibili a un’ispirazione satanista è molto elevato”. Nei primi tre mesi del 2010, sempre secondo il BAC, gli atti satanici sono stati quarantasei, il 95% dei quali ai danni della Chiesa cattolica. 


Le autorità preferiscono parlare di “atti vandalici” anziché di “profanazioni”, per celarne il carattere religioso. “Altro che vandalismo! — insorge Roland Ouvrard, sindaco di Yzernay, dopo l’ennesima profanazione nel suo territorio — qui è in atto il saccheggio della Chiesa!” 


Una tendenza preoccupante è l’aumento delle profanazioni compiute da musulmani. Lo scorso ottobre, per esempio, la chiesa di Saint Florent a Strasburgo, è stata coperta con grafitti inneggianti alla jihad contro Roma.

 
Tutto questo porta il noto filosofo Bernard-Henri Lévy a parlare di un “anticattolicesimo primario dilagante in Europa”. “La religione di gran lunga più bersagliata, molto più dell’islam, è proprio la religione cattolica. Io non sono cattolico, ma qui c’è un pregiudizio di enormi proporzioni”, conclude l’intellettuale.

 

 

Il disastro del “socialismo bolivariano”


È difficile prendere sul serio il presidente Hugo Chávez. E forse il miglior modo di trattarlo sia proprio come lo ha fatto il Re di Spagna: “¡Por qué no te callas!” (Stai zitto!). Ma per milioni di venezuelani, le cretinate dell’aspirante dittatore caraibico sono tutt’altro che uno scherzo. Il suo “socialismo bolivariano” sta buttando il Paese nel baratro. 


L’insicurezza regna ovunque. Ogni fine settimana, per esempio, nella capitale Caracas si contano 50-60 morti. Con più di sedicimila morti violente nel 2009, Venezuela è di gran lunga il Paese più insicuro del continente. L’inflazione supera il 30%, la più alta di America Latina. La crescita del PIL è invece la più bassa dopo Haiti: -3%. Una vergogna a confronto della crescita del 7% annuo di Paesi come Brasile, Perù e Cile. 


La competitività economica situa il Venezuela al posto 177 fra le 180 nazioni del pianeta, mentre i suoi livelli di corruzione politica lo mettono insieme al Burundi e Guinea Equatoriale, secondo i dati di organismi internazionali.

 


La parola che, sempre più, si sta accostando al “socialismo bolivariano” del colonnello Hugo Chávez è proprio “disastro”…

 
L’unica cosa che funziona meravigliosamente bene in Venezuela, e su questo sono tutti d’accordo, sono i servizi, addestrati nella scuola della KGB e della Stasi.

 

 

Relativismo e società multiculturale


Vi siete mai chiesto perché la sinistra difende la società multietnica e multiculturale, come parte del suo disegno “progressista” per l’Europa?

 


Il noto sociologo Francesco Alberoni ha forse messo il dito sulla piaga segnalando, sul Corriere della Sera, come la condizione per una società multietnica e multiculturale sia il relativismo culturale e, quindi, anche morale. La formazione d’una tale società passa necessariamente per la rinuncia a un sistema coerente di valori fondato su un’identità religiosa, storica e culturale ben definita. Che nel nostro caso vuol dire un’identità cristiana.

Ora, è proprio questa perdita di identità cristiana uno dei segni più evidenti della decomposizione della civiltà occidentale. Il ché, commentiamo noi, solleva il sospetto che la difesa della società multietnica sia strumentale all’opera di distruzione dei resti di civiltà cristiana. E spiega anche perché la sinistra, fiera partigiana della libertà, accetti volentieri la crescente presenza di musulmani, anche quelli di stretta osservanza. Parafraseando uno slogan laicista, “meglio il burqa che la tiara”...

Categoria: Dicembre 2010

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