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Articoli di Plinio Corrêa de Oliveira

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Il Messaggio di Puebla - III

 

Commentando la allocuzione di Giovanni Paolo II in apertura della Conferenza di Puebla, ho trattato fina a questo punto della parte essenzialmente religiosa del messaggio. Passo ora alla parte che si interessa della società terrena.

Questa divisione di temi è strettamente conforme alla struttura della prima parte del testo pontificio, nella quale si distinguono tre grandi blocchi, intitolati rispettivamente Verità su Gesù Cristo, Verità sulla missione della Chiesa e Verità sull’uomo.

Giovanni Paolo II dà la precedenza, nell’ordine della esposizione, alla Verità su Gesù Cristo, perché è infinitamente più importante. A essa segue la Verità sulla missione della Chiesa. Infine, la Verità sull’uomo, che può essere messa bene a fuoco soltanto se esposta alla luce della Verità su Gesù Cristo. Un altro titolo perché tocchi a quest’ultima la precedenza.

Dalla Verità su Gesù Cristo derivano, in primo luogo, gli insegnamenti relativi alla Chiesa, ossia alla società spirituale e soprannaturale. E, in secondo luogo, gli insegnamenti sulla società naturale e temporale, ossia sulle nazioni, con la galassia di microsocietà che le costituiscono.

Ma il campo di questi insegnamenti non si chiude qui. A loro volta, le nazioni e le società che le compongono, sono costituite, le une e le altre, dall’uomo e per l’uomo.

Gesù Cristo è il vertice dell’ordine spirituale e soprannaturale. L’uomo è il vertice della società temporale.

Per questo, è assolutamente logico che il messaggio centri sull’uomo le sue considerazioni relative all’ordine temporale.

 

La vita terrena, fine unico della Chiesa?

Nella prospettiva degli inspiegabili cattolici (...cattolici?) che omettono la divinità di Gesù Cristo oppure la negano, poiché la Chiesa non mira al Regno di Dio, essa può mirare solamente al Regno dell’Uomo.

Questa esclusione del Regno di Dio, se presentata in modo assolutamente categorico, può urtare il pubblico cattolico, la cui conquista hanno di mira questi strani messianisti di un Regno senza il Messia. Sentendolo, essi presentano la loro tesi con un sotterfugio: curarsi esclusivamente del Regno dell’Uomo equivarrebbe a curarsi implicitamente del Regno di Dio, poiché questo si identificherebbe con quello.

Nella parte del messaggio in cui tratta della Verità sulla missione della Chiesa, Giovanni Paolo II demolisce questo sotterfugio, e a questo scopo cita, inoltre, una delle catechesi di Giovanni Paolo I: “è un errore affermare che la liberazione politica, economica e sociale coincide con la salvezza in Gesù Cristo; che il ‘Regnum Dei’ si identifica con il ‘Regnum hominis’” .

Resta così evidente che trattare solamente del “Regnum hominis”, comporta negare in un modo o nell'altro il “Regnum Dei”.

Questo avvertimento spiega meglio il modo con cui Giovanni Paolo II espone la Verità sull'uomo.

Subito all'inizio il Pontefice ricorda che la verità piena sull'uomo può essere conosciuta soltanto nella prospettiva religiosa, e alla luce di Gesù Cristo. Infatti essa non si può “ridurre ai principi di un sistema filosofico o a una pura attività politica”.

La fedeltà a queste asserzioni costituisce per il cattolico un imperativo di coscienza, soprattutto quando è sfidato da “tanti altri umanesimi, spesso rinchiusi in una visione dell'uomo strettamente economica, biologica e psichica”. Come si vede, il marxismo calza in questa definizione come la mano nel guanto. Di fronte a questa sfida, il cattolico talora tace, a ciò trascinato “per timore o per dubbio, per essersi lasciato contaminare da altri umanesimi, per mancanza di fiducia nel proprio messaggio originale”.

A questo punto bisogna sottolineare che la descrizione del cattolico che omette di “proclamare la Verità sull'uomo, verità che [la Chiesa] ha ricevuto dal suo stesso maestro Gesù Cristo”, è a sua volta come un altro guanto nel quale calza perfettamente il cattolico mondano, superficiale, vergognoso di non essere all'ultima moda... e di non essere comunista. Oppure, anche, intimidito di fronte alle pressioni e alle minacce dei rossi.

 

Religione cattolica e marxismo

Queste considerazioni sulla parte riguardante la Verità sull'uomo mostrano chiaramente come la preoccupazione di Giovanni Paolo II è stata quella di liberare da qualsiasi confusione la linea di demarcazione tra la religione di Gesù Cristo e la filosofia di Marx.

Mi riporto ancora una volta alla parte del messaggio relativa a Gesù Cristo: Giovanni Paolo II parla di cattolici che omettono oppure negano la divinità del Messia, e di altri che lo presentano come un rivoluzionario. A questo proposito sorge un problema: chi nega la divinità di Gesù Cristo è costretto dalla logica a vedere in lui un rivoluzionario?

Assolutamente parlando, una cosa non porta all'altra. Almeno se si prende la parola “rivoluzionario” nel suo senso moderno di sovversivo, di avversario violento dell'attuale ordine socioeconomico.

Qual è, allora, il legame tra la negazione o la omissione di Gesù Cristo, e la impostazione marxista?

Giovanni Paolo II non lo dice. Ma tale legame apparirà chiaro, se esamineremo il problema dall'altro lato.

Se il negatore di Gesù Cristo non è necessariamente un marxista, il marxista è necessariamente un negatore di Gesù Cristo. Di fronte al vasto genere dei negatori di Gesù Cristo, il marxista non si identifica con il genere, ma si inserisce nel genere come una specie di esso. Attualmente, la specie più attiva, più organizzata, più potente. Se ne ricava la ragione per cui, trattando degli errori sull'uomo in genere, Giovanni Paolo II ha fatto riferimento, con insistenza, agli specifici errori del marxismo in questa materia.

La posizione della Chiesa di fronte alla dignità umana, alla promozione umana e alla giustizia

“Se la Chiesa si rende presente nella difesa o nella promozione della dignità dell'uomo, lo fa in conformità con la sua missione, che, pur essendo di carattere religioso e non sociale o politico, non può fare a meno di considerare l'uomo nel suo essere integrale”.

Con queste parole Giovanni Paolo II diversifica la posizione della Chiesa di fronte alla dignità umana dalla posizione di un'altra corrente che non menziona esplicitamente. Quale sarà? Non è difficile intravedere che è quella costituita dal marxismo, quella che fa più clamore e che è più evidente, come anche quella che differisce di più dalla posizione cattolica... e ciò nonostante quella che cerca di più di confondersi con essa.

Sempre senza menzionare esplicitamente il marxismo, Giovanni Paolo II passa a indicare nella parabola del Buon Samaritano un fondamento della posizione della Chiesa di fronte alla dignità umana, come pure di fronte a due temi collegati a questo, che sono la promozione umana e la giustizia.

E mostra che, su tali argomenti, la sua attenzione non si volge soltanto a quanto è celeste, ma anche a ciò che è terreno. Così, il Pontefice insegna che “tra evangelizzazione e promozione umana vi sono legami molto forti di ordine antropologico, teologico e caritativo (cf. E.N. 31)”, e che, dalla “connessione reciproca, che nel corso dei tempi si stabilisce tra il Vangelo e la vita concreta, personale e sociale dell'uomo (E.N. 29)”, la Chiesa trova il mezzo per una evangelizzazione che senza ciò non sarebbe completa.

In altri termini, contrariamente a quanto di essa dicono i marxisti, la Chiesa non disdegna, nella evangelizzazione, tutto il capitale scientifico relativo all'uomo e al mondo. Essa lo accoglie avidamente, senza perciò arretrare dalla sua posizione fondamentale e molto ben definita, che consiste nell'analizzare questo capitale alla luce della fede, purificandolo così dagli errori che contenga, illuminandolo con le superiori verità di ordine soprannaturale, e facendo librare i suoi insegnamenti infallibili sulle “certezze”, talora assai preziose, ma talora anche assai manchevoli, professate dall'uomo.

 

“Servizio dell'uomo” e “servizio dell'uomo”

Il messaggio passa, poi, a un altro tema scottante. Per altro non meno scottante di quelli precedenti. E la questione del “servizio dell'uomo”. “L'azione della Chiesa in campi come quello della promozione umana, dello sviluppo, della giustizia, dei diritti della persona, vuole rimanere sempre al servizio dell'uomo, e dell'uomo così come lo vede nella visione cristiana della sua antropologia. Essa, infatti, non ha bisogno di ricorrere a sistemi ed ideologie per amare, difendere e collaborare alla liberazione dell'uomo: è al centro del messaggio, del quale essa è depositaria e banditrice, che trova ispirazione per operare in favore della fraternità, della giustizia, della pace, contro tutte le dominazioni, schiavitù, discriminazioni, violenze, attentati alla libertà religiosa, aggressioni all'uomo, e quanto attenta alla vita (cf. G.S. n. 26, 27 e 29)”.

Si vede chiaramente quanto questa concezione cristiana del servizio dell'uomo sia dissonante rispetto a quella che ha alla base una concezione marxista, o “cattolico” materialista.

Infatti, come è già stato detto, nel caso si ometta Gesù Cristo, e si giunga anche a negarlo, l'azione della Chiesa non può essere considerata come al servizio di Dio. Allora, a essa rimane soltanto la possibilità di affermarsi ai servizio dell'uomo.

Ciò posto, la Chiesa avrebbe come ragione di essere un fine strettamente terreno: servire il genere umano, la umanità.

Il concetto di “servizio” contiene quello di operare abitualmente in favore di qualcuno. E comporta che il servitore conosca ciò che conviene a chi è servito. Senza di ciò il servizio non è “in favore” di qualcuno, ma gli può essere innocuo, oppure persino nocivo.

A sua volta, questo comporta che la Chiesa abbia una nozione chiara di quanto conviene al genere umano, e lotti con forza a favore di questa convenienza.

Così si spiega come, nel caso si ometta la divinità di Gesù Cristo e il fine ultraterreno della Chiesa, questa nuova teologia di cui parla Giovanni Paolo II porti il sacerdote a utilizzare tutti gli atti della vita ecclesiastica, come prediche, omelie, liturgia, ecc., per interessarsi esclusivamente di temi terreni. E in tal modo che, se entra in qualcuno di questi atti un riferimento a temi ultraterreni, ciò accade solamente come condiscendenza verso certi settori “arretrati” del pubblico. Ma, di fronte ad ascoltatori completamente “aggiornati”, possono essere trattate solamente materie terrene.

In questa concezione, il “Regno di Dio” si riduce, in ultima analisi, al “Regno dell'Uomo”. E la predicazione della parola di Dio si trasforma in predicazione socioeconomica... rivoluzionaria, come vedremo poi.

(*) Titolo originale “A finalidade da Igreja face à existência terrena”, con l'occhiello "A mensagem de Puebla: notas e comentários". “Cristianità”, Anno VII, n. 50-51, giugno-luglio 1979, pag. 8 e 9. I sottotitoli sono redazionali.

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