Testo

Saggi di Plinio Corrêa de Oliveira

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Chiuso il Concilio: momento di stra­or­dinaria im­por­tanza nella storia dell’umanità

 

di Plinio Correa de Oliveira

 

(Plinio Corrêa de Oliveira (attribuito a), Encerrado o Concilio: mo­mento de importan­cia trascen­dente na historia da humanidade, in Ca­to­li­cismo, anno XVI, n. 181-182, Campos (Rio de Janeiro) gen­naio-febbraio 1966)

 

Il vero cattolico sa che la storia della Chiesa è il centro del­la storia dell’umanità. Insistiamo sull’espressione: proprio «del­l’uma­ni­tà» e non so­lo dei popoli cattolici.

Infatti la storia del genere umano può essere vista da due ango­la­zio­ni di­verse. In primo luogo, come la storia della salvezza delle a­nime. In se­condo luo­go, co­me la storia dell’edificazione della ci­viltà autentica.

Circa la salvezza delle anime di tutti gli uomini, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, è indubbio che, poiché la Chiesa è lo stru­men­to visibile istituito dal divino Redentore a questo fine, la storia del suo sviluppo — sia per quanto si riferisce alla sua crescita in­ter­na in santità, sia alla sua espansione su tut­ta la terra — è al cen­tro della storia.

Anche dal punto di vista dell’edificazione della civiltà auten­ti­ca l’im­por­tanza della Chiesa è primaria. Infatti essa è custode e in­ter­pre­te dei Dieci Co­mandamenti della Legge di Dio, che sono la base di tutta la morale. A sua volta la conoscenza della morale vera e perfetta è la base della civiltà per­fet­ta, che è la civiltà cri­stiana. Inoltre, la Chiesa è dispensatrice gene­ro­sissima e sovrab­bondante della grazia. E senza questa gli uomini non pos­sono pra­ti­ca­re integralmente e dure­volmente la morale cristiana. In al­tri termini, benché la grazia sia data a tutti, la civiltà cristiana deriva dalla Chiesa, dal momento che può e­sistere soltanto dove esiste la Chiesa. Così, da un’angolazione o dal­l’altra — e per al­tro queste angolazioni si com­pe­netrano, dal mo­men­to che la ci­viltà cristiana crea le condizioni di vita ter­rena comple­ta­mente favo­revoli alla salvezza delle anime —, la Chiesa è re­al­mente proprio il centro della storia dell’umanità.

 

*   *   *

 

Queste verità ci sono venute alla mente a proposito della chiu­sura del Con­cilio Ecumenico Vaticano II.

Nella misura in cui si va len­ta­mente o­pe­rando la presa di distanza storica, e che il fra­gore dei noti­ziari e delle po­le­miche sta cessando, agli occhi dei contemporanei si viene componendo a poco a poco la fisio­nomia con la quale la gran­de Assemblea verrà vista dalla storia. E, in questo modo, veniamo no­tando con chiarezza ancora mag­giore una del­le caratteristiche del Concilio, cioè il portentoso in­te­res­se che ha suscitato in tutti gli angoli della terra e in tutti i settori del­l’o­pi­nione pubblica.

Questo interesse dimostra adeguatamente che anche quanti so­no fuo­ri dalla Chiesa hanno colto il fatto che — di buon grado o di mal grado — le de­ci­sioni conciliari avevano avuto ripercussioni molto profonde anche in loro. Sor­prendente ma­nifestazione dell’uni­versalità soprannaturale della santa Chie­sa, alla cui azio­ne non si possono sottrarre né i figli più radicalmente se­pa­rati, né gli av­ver­sari più accanitamente furiosi. Infatti, i ruggiti di alcuni set­to­ri comunisti hanno provato, attraverso l’incremento dell’odio, che, di fronte al Concilio, nessuno poteva es­sere indifferente.

 

*   *   *

 

Un’altra manifestazione dell’universalità della Chiesa è stata data dal santo Sinodo agli occhi dell’umanità stupita. Si può dire che, nella persona dei loro vescovi, tutti i popoli della terra vi sono stati pre­sen­ti. La Chiesa ha dato così la testimonianza che, in mezzo a innu­me­re­voli difficoltà, rea­lizzava glo­rio­sa­mente il divino mandato di an­nun­ciare il Vangelo a tutte le nazioni (cfr. Mt. 28, 19). Ai piedi della cat­tedra di san Pietro, attorno al San­to Padre Paolo VI, si sono riuniti in un’immensa epifania tutte le genti. E, a questo titolo, la sacra Assem­blea, convocata con un gesto immortale da Giovanni XXIII e guidata da Paolo VI, con tanta e tanto costante sol­lecitudine, è stata per la Chiesa una ma­nifestazione di prestigio che resterà registrata nei fasti dell’u­ma­nità fino alla fine del mondo.

Chiaramente questo prestigio rifluisce verso la persona augusta del Vi­ca­rio di Cristo, il Papa Paolo VI, che entra nella fase post­conciliare con mez­zi straordinari per esercitare con ampiezza e con profondità la divina mis­sione che gli ha affidato Nostro Si­gnore Gesù Cristo.

 

*   *   *

 

L’opera realizzata dal Concilio è troppo vasta e ricca d’aspetti per­ché se ne possa dare una visione d’insieme in un articolo di giornale. Non sap­pia­mo se, per farlo, ba­ste­rebbe un libro intero.

Tuttavia, è incontestabile che la chiusura del Vaticano II segna uno dei momenti più solenni della storia.

Prendendo in considerazione l’opera del Concilio dal punto di vista della storia dell’umanità, si può dire che l’augusta Assem­blea, tenen­do presente lo stato di crisi, di confusione e di logo­ra­mento a cui è giunto il mondo con­tem­poraneo, come pure il ri­schio di un cataclisma atomico di pro­por­zioni apo­ca­littiche, ha deciso di fare una mossa sen­za precedenti.

Infatti, in tutte le deliberazioni conciliari si nota l’impegno a fare le mag­giori concessioni, i maggiori sacrifici al fine di at­ti­ra­re la bene­vo­lenza di quanti si trovano separati dalla Chiesa. E, con il calore di questa be­ne­vo­len­za, il sacro Sinodo spera di toc­care i cuori più in­du­ri­ti, di dissolvere i pre­con­cetti più tenaci e di disarmare gli odi più fu­riosi. In questo modo i Padri Conciliari hanno sperato di aprire la via affinché la verità finalmente pe­ne­tri nelle zone ideologiche in cui do­mina l’errore. E affinché l’u­manità ri­con­ci­liata possa godere dei be­ne­fici della pace.

Indubbiamente il Concilio non ha concepito quest’opera come tale da po­ter produrre tutti i suoi effetti da un momento all’altro. Non ha fatto altro che aprire vie d’accesso, con un gesto di un’ampiezza ta­le che, da un certo punto di vista, si potrebbe definire inimmaginabile. E indirizzare a tutti quanti vagano lon­tano dalla Chiesa un pressante invito a percorrere queste vie e ad avanzare in esse passo dopo passo.

Si potrebbe dire che l’invito alle nozze del figlio del re (cfr. Mt. 22, 1-14) non è mai stato tanto largo, tanto enormemente largo.

Che cosa faranno gl’invitati? A loro la parola.

Questo dialogo, nel quale il Concilio ha detto la prima parola, rias­su­merà tutta la storia contemporanea. Nel caso in cui gl’in­vi­tati accet­ti­no la chia­ma­ta e inizino il grande ritorno alla fede cat­tolica conosciuta nella totalità e nel­l’autenticità delle sue verità, e praticata nella pie­nezza della vita so­pran­na­tu­rale come pure nella soave e sublime au­sterità dei Comandamenti di Dio, non vi è bene che non si possa pre­vedere.

Se, al contrario — quod Deus avertat — un tale fatto non si realizzi, al­lora non sarà possibile impedire che l’umanità con­ti­nui a scivolare di er­ro­re in er­rore verso un abisso le cui te­ne­bro­se profondità sono in­sondabili per l’occhio umano.

 

*   *   *

 

Viene così adeguatamente indicata la parte storica, di stra­or­di­naria im­portanza, del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Prendendo in considerazione la maestosa grandezza di questo momento sto­ri­co con un atteggiamento di raccoglimento religioso, di com­mossa contemplazione e di fiduciosa preghiera, ci anima una cer­tezza. Che, qualunque sia la di­re­zio­ne degli avvenimenti, si rea­lizzerà la pro­mes­sa di Fatima, che si fa udire nel­la nostra in­te­rio­rità come un cantico celeste: «Finalmente, il Mio Cuore Im­ma­co­lato trionferà».

Iscriviti alla Newsletter

Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter