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Saggi su Plinio Corrêa de Oliveira

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L’angelologia di Plinio Corrêa de Oliveira

 

 

Relazione tenuta nel VII Meeting sugli Angeli

Santuario Santa Maria la Nova, Campagna (SA)

2 giugno 2011

 

 

di Julio Loredo

 

 

1. Il “crociato del XX secolo”

Plinio Corrêa de Oliveira è un pensatore e leader cattolico brasiliano, scomparso nel 1995. Le sue opere, tradotte in varie lingue, hanno contribuito alla formazione di schiere di cattolici in molti Paesi. Ma non possiamo dire che egli sia un personaggio universalmente noto. Chiedo, dunque, qualche attimo di pazienza per tratteggiare la sua vita ed opera, all’interno della quale andrà poi inserita la sua angelologia.

Plinio Corrêa de Oliveira nasce a San Paolo del Brasile nel 1908. Di fronte a un mondo che si scostava sempre di più dallo spirito cristiano, ai dodici anni prende la decisione di consacrarsi interamente alla difesa della Chiesa e della Civiltà cristiana.

Questa scelta si concretizza nel 1928 con l’ingresso nelle Congregazioni Mariane, delle quali diventa leader. Dopo la laurea in Giurisprudenza, nel 1932 viene eletto deputato costituente per la Lega Elettorale Cattolica. Nel 1941 è nominato Presidente dell’Azione Cattolica. In questo periodo egli dirige il settimanale O Legionário, il più influente settimanale cattolico del Paese, con il quale conduce la battaglia contro il comunismo e contro i totalitarismi neopagani.

Nel 1943 scrive il libro In difesa dell’Azione Cattolica, nel quale denuncia le infiltrazioni neo-modernistiche e cristiano-democratiche in seno alla Chiesa, e per il quale riceve una lettera di encomio di Pio XII. Nel 1945 assume la cattedra di Storia moderna nella Pontifica Università Cattolica di San Paolo.

Nel 1951 lancia il mensile Catolicismo, attorno al quale raduna un dinamico movimento che si espande anche all’estero. Per dare una base dottrinale a questo movimento scrive, nel 1959, il suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione.

Nel 1960 fonda la Società brasiliana di difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà – TFP, attraverso la quale porterà avanti un’ingente lotta in difesa dei principi cristiani nella società. Diverse sue azioni hanno avuto ripercussione mondiale. L’esempio della TFP brasiliana si è poi diffusa in tutto il mondo, suscitando associazioni affini in 25 Paesi. Possiamo dunque considerarlo anche come un Fondatore d’una vasta famiglia spirituale.

Plinio Corrêa de Oliveira muore a San Paolo il 3 ottobre 1995. La sua vita è stata, come scrivono i suoi biografi, quella di un vero “crociato del secolo XX” (1).

 

 

2. “Eco fedelissima del supremo Magistero della Chiesa


Questa “crociata”, Plinio Corrêa de Oliveira l’ha condotta soprattutto nel campo dottrinale. Autore di 20 libri e 2.500 tra saggi e articoli, egli ha inoltre spiegato il suo pensiero in più di 20mila conferenze e riunioni di studio, la cui trascrizione riempie un milione di pagine. Un documento della Sacra Congregazione dei Seminari e delle Università qualificava, nel 1964, la sua opera intellettuale come “eco fedelissima del Supremo Magistero della Chiesa”.

 

 

3. Un corpus dottrinale non ancora sistemato


Questo vasto corpus dottrinale è ancora in fase di sistemazione e compilazione, e non è quindi disponibile per consulta. Solo una minima parte è stato pubblicato. Concretamente, la dottrina sugli angeli è sparsa tra vari saggi e al meno cinquanta riunioni e conferenze. Da segnalare, in particolare, una serie di riunioni della Commissione di studi filosofici della TFP brasiliana, chiamata familiarmente “Commissione MNF” (acronimo di Manifesto). Una prima raccolta, schematica e incompleta, è stata realizzata dal sottoscritto nel 1982, e comporta quasi 400 pagine.

Il presente testo ripropone alcuni pochi argomenti di questa raccolta. Non contiene, dunque, un pensiero completo e articolato quanto piuttosto una serie di osservazioni e di spunti, a volte semplici ipotesi teologiche. Lo stesso autore accenna al “carattere ipotetico di questo lavoro”.

D’altronde, bisogna tener sempre presente che Plinio Corrêa de Oliveira sottometteva tutto il suo pensiero “senza restrizioni” al giudizio finale del Magistero della Chiesa, “disposto a rinunciare senza esitazione a qualsiasi tesi che si allontani, anche lievemente, dall’insegnamento della Santa Chiesa, nostra Madre, Arca della Salvezza e Porta del Cielo” (2).

 

 

4. Finalità apostolica e catechetica


Per comprendere l’angelologia del prof. Plinio Corrêa de Oliveira dobbiamo considerare, anzitutto, il suo carattere apostolico e catechetico. Leader di movimenti laicali, con l’attenzione rivolta all’apostolato, sia quello di massa – cioè con l’opinione pubblica – sia quello individuale, soprattutto con i giovani, il suo obiettivo era diverso da quello di un teologo. Mentre quest’ultimo è intento a sistemare, approfondire e spiegare in termini razionali il depositum fidei, e solitamente si limita allo studio intellettuale, Plinio Corrêa de Oliveira era sempre alla ricerca di argomenti e di analisi da poter utilizzare come “armi da combattimento” nel suo apostolato. Era il caso della sua angelologia.

“La dottrina sugli angeli — scrive lui – darebbe un colpo mortale alle concezioni materialistiche dell’uomo contemporaneo. (…) La presentazione di questa dottrina sarebbe una sfida al moderno materialismo. Sarebbe la risposta cattolica al New Age e al pentecostalismo, un invito agli uomini perché abbandonino i peccati del mondo e si aprano invece all’universo angelico. (…) Lo studio degli angeli ci permetterebbe di intravedere una sorta di universo meraviglioso, che potrebbe essere presentato come alternativa all’orrido del mondo contemporaneo. Sarebbe non solo l’apostolato della bellezza angelica ma, più genericamente, l’apostolato del bello presentato angelicamente”.

Lo studio dell’universo angelico, continua il pensatore e leader brasiliano, “supporrebbe tutta una impostazione di fronte alla bellezza che, purtroppo, oggi non ci viene insegnata nel Catechismo. (…) In contrasto con il laicismo moderno, che ingabbia il mondo al solo ambito umano, la dottrina sugli angeli aprirebbe tali panorami, raggiungerebbe tali profondità, che sarebbe un fior all’occhiello della catechesi cattolica. Inutile confutare intellettualmente gli errori moderni, come il relativismo se, parallelamente, non realizziamo un apostolato della bellezza angelica. Questo è soprattutto indispensabile con le nuove generazioni, molto più aperte alla bellezza di quanto non lo fossero i loro genitori, ancora incantati dal progresso materiale della società industriale” (3).

Un altro elemento da tener presente è che l’attenzione di Plinio Corrêa de Oliveira si rivolgeva, precipuamente, al campo temporale. Egli concepiva la sua missione come come esplicitazione dei lineamenti di una Civiltà cristiana, salvo poi impegnarsi nella sua concreta realizzazione. A questo era finalizzata la sua opera intellettuale e, concretamente, la sua angelologia: “Vorrei elaborare una visione globale dell’universo angelico salvo poi trasporre i suoi principi fondamentali all’universo umano, per esempio al fine di sviluppare una teoria del governo e una teoria dell’autorità nella società”. 

 

 

4. In linea con la Tradizione


In tema di angelologia Plinio Corrêa de Oliveira si inserisce pienamente nella teologia tradizionale, seguendo da vicino san Tommaso d’Aquino e san Bonaventura. Egli dedicò poi una speciale attenzione all’opera dello Pseudo-Dionigi Aeropagita (V sec.), De coeleste hierarchia. Per lo studio degli angeli nelle Sacre Scritture, egli consultava il monumentale Commentaria in Sacram Scripturam, del gesuita Cornelio a Lapide (1567-1637), senza dimenticare l’altrettanto famoso De angelis, del gesuita Francisco Suárez (1548-1617), il Doctor Eximius.

Su questa angelologia, che per comodità di linguaggio ho chiamato “tradizionale”, Plinio Corrêa de Oliveira costruiva poi una serie di considerazioni più attinenti alla sua missione.

In Rivoluzione e Contro-Rivoluzione il pensatore brasiliano analizza il processo di scristianizzazione che, da oltre cinque secoli, viene distruggendo la Civiltà cristiana e che oggi raggiunge un auge veramente spaventoso. Egli chiama questo processo “Rivoluzione”, definendola un “disordine”, vale a dire un tentativo di distruggere l’Ordine:

“L’ordine di cose che si sta distruggendo è la Cristianità medioevale. Ora, la Cristianità non è stata un ordine qualsiasi, possibile come sarebbero possibili molti altri ordini. È stata la realizzazione, nelle condizioni inerenti ai tempi e ai luoghi, dell’unico vero ordine tra gli uomini, ossia della civiltà cristiana. (…) Quanto è stato distrutto dal secolo XV a ora, quello la cui distruzione è oggi ormai quasi interamente compiuta, è la disposizione degli uomini e delle cose secondo la dottrina della Chiesa, maestra della Rivelazione e della legge naturale. Questa disposizione è l’Ordine per eccellenza”.

A questo processo di distruzione, egli contrappone una Contro-Rivoluzione, definita come “la restaurazione dell’Ordine. E per Ordine intendiamo la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Ossia la civiltà cristiana austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale”.

Al cuore della visione di Plinio Corrêa de Oliveira troviamo, dunque, la nozione di Ordine, che racchiude quella correlata di armonia. Ora, due sono le armonie basilari nel Creato: quella dell’anima umana e quella dell’universo, l’una un riflesso dell’altra:

“L’anima umana è armonia e l’universo pure è armonia. L’estetica esistente nell’universo è una realizzazione, nell’universo, di una armonia esistente anche nell’anima umana.(…) L’estetica dell’universo può essere vista, quindi, da due poli diversi. Questi due poli non sono situati in orbite differenti; uno è il centro intorno al quale gira l’altro. L’uomo è il centro dell’universo e l’ordine esistente in lui (uomo) è come che il centro e la più alta realizzazione dei principi di ordine e di bellezza che esistono all’infuori di lui” (4).

Ora, l’anima umana è naturalmente socievole, tende cioè a formare una società che, a sua volta, rispecchia sia la sua armonia interna sia quella dell’universo. Ecco quindi definiti i tre grandi capitoli in qui possiamo articolare il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira:

- l’ordine nell’anima umana (“Il processo umano”)

- l’ordine nella società (“La società di anime”)

- l’ordine nell’universo (“Estetica dell’universo”)

 

 

5. Gli angeli: esistenza e natura


Plinio Corrêa de Oliveira inizia il suo studio degli angeli commentando le questioni 50-64 del Primo libro della Summa Theologica di san Tommaso, che trattano dell’esistenza, natura e operazioni degli angeli. Su questo non mi soffermo se non per evidenziare come, ad ogni passo, egli trae dagli insegnamenti del Doctor Angelicus spunti per una teoria della Civiltà cristiana. Vediamo un paio di esempi, in modo necessariamente schematico:

 

a. Egualitarismo e gerarchia


In contrasto con lo spirito ugualitario della Rivoluzione, Plinio Corrêa de Oliveira propone una concezione gerarchica della società, che trova fondamento nell’universo angelico.

Dio non avrebbe potuto creare un solo essere che da solo riflettesse tutte le Sue perfezioni. Egli ha creato una molteplicità di esseri. E questa molteplicità implica una gerarchia, nella quale gli angeli hanno una funzione. L’angelo, puro spirito se paragonato con l’uomo, non è immateriale e incorporeo in relazione a Dio. Egli è un essere intermediario, necessario all’ordine gerarchico dell’universo affinché fra l’uomo e Dio non vi sia un abisso.

Commenta il pensatore brasiliano: “Questa gerarchia è fondata sulla natura degli esseri: dai minerali, alle piante, agli animali, all’uomo, agli angeli. Non è una mera gradazione di convenienza, ma necessaria all’ordine del’universo. Queste nozioni dovrebbero stare alla base della formazione anti-egualitaria dei cattolici oggi. (…) Non basta insegnare nel Catechismo l’esistenza degli angeli come decorrente dalla Rivelazione. È necessario mostrare la loro funzione nella gerarchia dell’universo”.

 

 

b. Il movimento nella società cristiana


Gli angeli si muovono. Non nel senso che si spostano fisicamente – non avendo materia essi non occupano spazio – ma nel senso che passano continuamente dalla potenza all’atto, nel conoscere e nel volere.

“Da qui – commenta il pensatore brasiliano – possiamo dedurre una teoria del movimento nella società cristiana. La società cristiana ha la più alta forma di movimento, che non è quella di muoversi fisicamente, ma quella di conoscere sempre più profondamente la verità e di amarla sempre più intensamente. In una società cristiana, il movimento fisico è secondario. Primeggia il movimento spirituale. Un governante davvero cristiano dovrebbe essere in grado di stimolare principalmente questo movimento”. Movimento che, appunto, trova il suo modello nell’universo angelico.

 

 

6. Società angelica, modello della società umana

 

a. La società angelica


Per Plinio Corrêa de Oliveira la società angelica è il modello della società umana. Egli dedica, di conseguenza, molto spazio allo studio dei rapporti interni in Dio – la pericoresi trinitaria – nonché ai rapporti di Dio con i suoi angeli, e degli angeli fra loro. Sentiamolo:

“Al fine di elaborare una spiegazione trascendentale dell’Ordine, dobbiamo dedurla dalla propria essenza divina e dei primi rapporti con le creature. In altre parole, è nella Santissima Trinità e nella natura dei rapporti di Dio con i Suoi angeli che troviamo il modello perfetto di ciò che dovrebbe essere una società umana”.

Questo è trattato, per esempio, nel suo saggio Note sul concetto di Cristianità. Carattere sacrale della società temporale e sua ministerialità che, per brevità, mi esimo dall’esaminare, limitandomi a citarne un paragrafo:

“Considerata l’anima umana nella sua natura, nelle sue potenze, nella sua attività, in che senso può avere una vita sociale? Poiché un campo della vita sociale comprende relazioni puramente spirituali da uomo a uomo, può sembrare che si situi a un’altezza così elevata da non poter dire a suo proposito nulla di definito e di utile. Questa impressione si dissolverà nel caso facciamo ricorso a quanto la Chiesa ci insegna sugli angeli” (5).

 

 

b. La caduta degli angeli


Un capitolo interessante del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira in questo campo è il suo studio sulla caduta degli angeli, cioè il peccato di Lucifero, dal quale egli traeva spunti per l’analisi dei processi sociali di decadenza. Per il principio che le società si comportano come una grande anima umana collettiva, si possono studiare i processi sociali come se fossero processi spirituali.

Come decadono le società? Per esempio, come è decaduto il Medioevo cristiano? Oppure, come decade un Ordine religioso? Una volta capito il meccanismo, si può costruire una catechesi mirata ad evitare una tale contingenza.

Plinio Corrêa de Oliveira si chiede se la prova alla quale Dio ha sottomesso gli angeli era necessaria assolutamente, oppure se Egli ne avrebbe potuto dispensarli. Nella sua opinione, questa prova era necessaria assolutamente. “Prima di ammettere gli angeli nella Sua intimità, Dio ha voluto che dessero una prova del loro amore. Questa prova era, in modo assoluto, necessaria affinché gli angeli raggiungessero il grado di perfezione al quale erano chiamati”.

Questo per il principio – valido anche per le società – che la vita spirituale ascendente (quella che tende alla santità) è fatta di successivi olocausti, nei quali la persona va gradualmente uccidendo l’uomo vecchio facendo sbocciare quello nuovo. La perfezione non può essere raggiunta senza questo olocausto di sé.

Tutto porta a credere che, in un primo momento, Dio si sia un po’ velato agli angeli. Mentre alcuni hanno conservato vivo il Suo ricordo e, semmai, hanno fatto uno sforzo notevole per amarLo senza vederLo, in altri invece si è insinuata una sorta di amnesia di Dio. Questo per una stanchezza del sublime che rallenta l’impulso verso la santità.

Questo rallentamento ha diverse cause, che mi limito a enumerare: la scelta dei beni più immediati anche se minori; la sostituzione dell’idealismo al godimento personale; il sorgere di fantasie irragionevoli. Tutto ciò innesca un processo di offuscamento spirituale che percorre alcune tappe: crescente compiacimento con se stesso tendente all’autosufficienza; il conseguente sorgere dell'orgoglio e, quindi, il rifiuto di umiliarsi davanti a ciò che è trascendente; una crescente irritazione con l’Ordine gerarchico creato da Dio.

Questo processo è sfociato nel non serviam, con il quale Lucifero si è ribellato apertamente a Dio e ha portato via con sé una terza parte degli angeli del Cielo.

 

 

7. San Michele e la militanza angelica


Nel suo apostolato, Plinio Corrêa de Oliveira ha dovuto spesso contrastare quell’atteggiamento che oggi chiamiamo buonismo, che implica la rinuncia al carattere militante della Chiesa ed è alla radice di tanti cedimenti, sia in campo dottrinale che disciplinare. Perciò rivolgeva una particolare attenzione allo studio della missione militante di alcuni angeli e, in primis, di san Michele, che contrastò la ribellione di Lucifero con quel magnifico Quis ut Deus! che ancora echeggia nella storia.

San Tommaso colloca san Michele come il primo dei Principati, visto che sono questi a condurre le battaglie. San Michele è il principale guerriero di Dio. Si potrebbe obiettare che la lotta angelica non è militare, ed è vero. Si tratta di una lotta di presenza, di amore al bene e di odio al male, nella quale il bene si impone al male e lo espelle dalla presenza divina.

È questa l’essenza del proelium magnum riferito nell’Apocalisse. Perciò Plinio Corrêa de Oliveira parla del Cielo come “il più bel campo di battaglia di tutta la storia”.

Secondo il pensatore brasiliano, la missione di san Michele comporta due aspetti: “La lotta non è appena la distruzione di coloro che insorsero contro Dio. Essa implica anche l’affermazione del contrario. La lotta non è gloriosa se non nella misura in cui afferma e impianta ciò che il nemico ha cercato di distruggere. Proclamando Quis ut Deus! San Michele non solo ha cacciato via l’avversario nell’inferno, ma ha anche fatto risuonare nell’universo un canto perfetto di amore a Dio, che echeggerà per tutta l’eternità. Il canto di amore perfetto è allo stesso tempo un canto di guerra e un canto di adorazione nei confronti di ciò che si difende e si afferma. È dall’amore dell’Ordine che nasce l’odio contro il disordine”.

Ma ci sono altre missioni militanti nel mondo angelico, studiate con cura dal pensatore brasiliano.

Nei suoi autorevoli Commentaria in Sacram Scripturam, Cornelio a Lapide affronta l’esegesi del 2° capitolo di Zaccaria che narra la visione di quattro corna, che rappresentano il male che ha disperso Giuda, Israele e Gerusalemme. Vi sono poi quattro operai, che il teologo gesuita chiama “angeli ferrai”, che battono queste corna con pesanti martelli. La loro missione è di “abbattere e demolire le corna delle nazioni che cozzano contro il paese di Giuda per disperderlo” (6).

Questi angeli erano stati inviati da Dio sulla terra ma, trovandola in pace, si erano concentrati su Giuda, che era invece attanagliata dai nemici. In altre parole, erano venuti cercando la guerra per intervenirvi.

Queste corna, commenta Plinio Corrêa de Oliveira, rappresentano quattro diverse forme del male. Contro ognuna di esse Dio suscita una forma di bene repressivo, alle quali corrisponde una persona angelica. Questi angeli hanno come missione quella incutere terrore, abbattere e demolire queste forme del male. Ora, siccome gli angeli agiscono ex natura propria, cioè la loro missione si fonda sulla natura, questo vuol dire che questi angeli sono essenzialmente guerrieri. La guerra è loro consustanziale.

 A questa visione segue, nel capitolo 6, un’altra che vede quattro carri trainati da cavalli bai, neri, bianchi e pezzati e che il profeta chiama “i quattro venti del cielo che dopo essersi presentati al Signore partono per tutta la terra”. Mentre i cavalli bianchi sono inviati per “calmare lo spirito delle nazioni”, quelli bai vengono chiamati da Cornelio a Lapide “angeli vendicatori”. Vengono cioè per attuare vendetta sui nemici del Signore e per aiutare i figli della luce a sbaragliare gli avversari.

 “È un concetto romantico pensare che l’angelo venga solo per estinguere una pestilenza – glossa Plinio Corrêa de Oliveira – Nelle Sacre Scritture ci sono molti brani che mostrano angeli inviati per castigare, per flagellare, sia nazioni che individui”. Un esempio eclatante è l’angelo inviato per uccidere i primogeniti degli egiziani (Es, 12,29).

Su questa scia, Plinio Corrêa de Oliveira esamina anche la visione dei setti angeli vestiti di lino puro con sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio, proposta nel capitolo 15 dell’Apocalisse. Egli commenta: “Il lino puro rappresenta la gioia degli angeli nell’eseguire la giustizia divina castigando gli empi. Le coppe sono d’oro perché l’ira proviene dall’amore. L’ira è l’amore in stato di militanza, è un’ira santa”.

 

 

8. San Raffaelle, l’astuzia politica


Raffaelle significa “medicina di Dio”, non solo nel senso stretto clinico, ma anche in quello più ampio di aggiustare situazioni difficili. Mentre San Michele risolve le situazioni con la forza, San Raffaelle lo fa con l’astuzia e col “savoir faire”. San Raffaelle rappresenta una forma angelica di astuzia dell’anima innocente che sa intervenire nelle situazioni difficili. Mentre una mente banale si perde in un dedalo di dettagli intricati, San Raffaelle coglie subito il nodo del problema e lo risolve.

Gli uomini sono chiamati a riempire i troni lasciati vuoti dagli angeli. In questo senso, si può supporre che vi siano persone che rispecchiano piuttosto San Michele, mentre altre rispecchiano piuttosto San Raffaele. Uno di questi era il Re Luigi XI di Francia, così abile nel tessere la sua politica che la guerra militare diventava quasi inutile.

Non si può pensare ad una società cristiana senza anime à la San Michele e anime à la San Raffaelle, agendo in sintonia per la maggior gloria di Dio.

 

 

 

9. Gli angeli custodi


In tema di angeli custodi, Plinio Corrêa de Oliveira esamina un terreno forse ancora poco esplorato: gli intimi rapporti della persona con il suo angelo.

Egli parte dal presupposto che l’angelo custode non è dato a caso. Da tutta l’eternità Dio ha destinato un angelo specifico ad ogni individuo. Questo angelo ha un vincolo profondissimo con la persona, che va oltre gli aspetti accidentali e tocca quasi nel suo essere. L’angelo custode è l’archetipo della persona. Egli è, a livello angelico, la perfetta realizzazione di ciò che essa dovrebbe essere secondo i progetti di Dio.

Di solito si ha l’idea che l’angelo custode esista appena per difendere la persona dal male. In realtà, come recita la preghiera, la sua missione consiste nel “illuminare, custodire, reggere e governare”. Oppure, secondo Dionigi Aeropagita, nel “purificare, illuminare e perfezionare”. Questo, commenta Plinio Corrêa de Oliveira, “è il senso più profondo di ogni governo, divino, angelico e umano, visto nel suo aspetto più elevato”.

 

 

a. La sostentazione nell’essere


Un primo elemento è la sostentazione nell’essere. Dio, creatore di tutte le cose, le sostenta continuamente. Solo Dio è ens per se, cioè trova in Se stesso la Sua propria ragion d’essere. Le creature sono ens per accidens, e hanno bisogno della sostentazione divina per esistere. Il teologo domenicano Antonio Royo Marín spiega questa verità con una metafora: se per assurdo Dio si assopisse, si sveglierebbe senza universo, giacché sarebbe venuta meno la sostentazione nell’essere.

Ora, Dio governa l’universo per le cause seconde. E questo è vero anche per la sostentazione angelica degli uomini: “Dio non avrebbe potuto creare appena la materia, né appena gli uomini, che sono un misto di materia e spirito. Era necessario che vi fossero esseri puramente spirituali fra Dio e l’uomo, e questi sono gli angeli. (…) Per la dottrina cattolica, chi mantiene le creature è Dio. Ma, siccome per volontà divina gli esseri superiori governano quelli inferiori, possiamo dire che gli angeli sostentano gli uomini nell’essere?”.

 Per abbozzare una risposta, Plinio Corrêa de Oliveira propone il concetto di complementarità. Nella creazione vi sono realtà complementare, l’una non potrebbe esistere senza l’altra. È il caso della luna e la terra. La luna esiste in funzione della terra. De potentia Dei absoluta, Dio avrebbe potuto creare una luna senza terra. Ma la loro necessaria complementarità fa pensare a qualcosa di più profondo della mera casualità. Scrive il pensatore brasiliano:

“Esiste un’azione indiretta di Dio sull’uomo attraverso l’angelo, che lo sostenta nell’essere. Questa sostentazione non è ‘de potentia Dei absoluta’ bensì ‘de potentia Dei ordinata’. Ma sembra che non sia un rapporto meramente accidentale. L’uomo non sarebbe pensabile da Dio senza l’angelo. Nella mente divina, l’angelo in un certo modo produce e sostenta l’uomo. In altre parole, l’uomo sarebbe pensato e creato in funzione dell’angelo”.

 

 

b. L’assumere dell’angelo


Ma, in cosa consiste il “purificare, illuminare e perfezionare” dell’angelo in relazione all’uomo? Eccone un aspetto centrale:

“È una triplice azione che implica il dono dell’archetipo al tipo, che ottiene come risposta l’olocausto del tipo all’archetipo. L’archetipo purifica, illumina e perfeziona il tipo donandosi a lui. Questa è l’essenza del servizio. È in questo senso che il governare è un servizio. Il governante fa il dono di se stesso a quelli che governa. Questi, a loro volta, corrispondono facendo l’olocausto di loro stessi. E, quando il tipo fa l’olocausto di se stesso all’archetipo, questi in un certo senso lo assume e gli fa raggiungere la sua perfezione, la sua pienezza. Vi è qui una simbiosi misteriosa che andrebbe meglio studiata”.

Questo è un processo che si verifica negli angeli superiori in relazione a quelli inferiori, e negli angeli in relazione agli uomini. È solo lasciandosi assumere dal suo angelo che l’uomo può raggiungere le vette della santità.

Lo studio di questo “assumere” dell’uomo da parte dell’angelo – con tutte le applicazioni alla società umana – costituisce un capitolo centrale dell’angelologia di Plinio Corrêa de Oliveira.

 

 

13. Angeli custodi di “anime” collettive 


L’interesse di Plinio Corrêa de Oliveira per la Civiltà cristiana lo ha portato a studiare in profondità i fenomeni sociali. Tra i problemi esaminati v’è quello delle “anime collettive” dove, ovviamente, il termine “anima” va rigorosamente fra virgolette.

Quando un gruppo di individui legati da un certo vincolo si radunano, si può formare qualcosa che è più della semplice somma dei componenti. Scrive Plinio Corrêa de Oliveira: “Prendiamo l’esempio di una famiglia nobile nel Medioevo, che vive sparpagliata in dieci castelli. Una volta all’anno, in occasione della festa del Santo Patrono della famiglia, tutti si riuniscono nel castello del capofamiglia. Non è vero che si forma qualcosa di più della semplice somma degli individui? Vi è qualcosa del capostipite, degli antenati e loro prodezze, del passato e del futuro. Lì non c’è Tizio, Caio e Sempronio. Lì c’è la Famiglia Tale. Entra in gioco una certa nozione riguardo all’essenza delle anime collettive che andrebbe meglio studiata”.

 “È chiaro che, di per sé, l’individuo è più della società – continua – ma è anche vero che una società comporta una perfezione maggiore. Credo abbia a che fare con la frase della Genesi secondo la quale ogni cosa creata da Dio era ‘buona’, ma l’insieme era ‘molto buono’. Si direbbe quasi che nasce qualcosa di ontologicamente diverso e superiore, appunto un’anima collettiva. (…) Questa realtà è accidentale, ma è simile a una persona, meno ‘densa’ ma più nobile, che mette in evidenza ciò che i componenti hanno di meglio”.

Possiamo immaginare che a questa “anima” collettiva corrisponda un angelo diverso e superiore dall’angelo custode dei singoli membri. Sarebbe l’angelo custode della collettività, destinato da Dio per purificarla, illuminarla e perfezionarla. Per i principi enunciati sopra, questo angelo sarebbe l’archetipo di questa collettività: “L’angelo scende su quella collettività e entra in simbiosi con essa, conferendogli una ricchezza ontologica che i semplici rapporti umani non possono spiegare”.

Questo ci porta a una nozione di angeli custodi non appena per le nazioni – concetto che trova fondamento sia nelle Sacre Scritture che nella teologia – ma, più ampiamente, per le “anime collettive” nella società umana, come famiglie, istituzioni, ordini religiosi e via dicendo. In questa logica, si può supporre che persone eminenti, che hanno in mano il governo di collettività, sia spirituali che temporali, possano contare, oltre che sul proprio angelo, anche su quello della collettività.

 

 

10. Presenza angelica nella natura


Dio ha creato l’universo per la Sua gloria estrinseca. Questa gloria consiste nell’immagine e somiglianza del Creatore nel creato. “Coeli enarrant gloriam Dei et opera manuun ejus annuntiat firmamentum”, dice il Salmo. L’uomo non può conoscere Dio direttamente, ma può contemplare il riflesso delle Sue perfezioni nella creazione, e quindi risalire fino a Lui. Così, per esempio, la maestà di una montagna ci dice qualcosa della maestà di Dio, come l’immensità del mare ci fa intuire la sua infinità.

Questo è un processo naturale, tanto che gli stessi pagani, meravigliati dalla natura spesso gli attribuivano caratteristiche divine. Erravano nella conclusione, ma non nella premessa. La natura non è Dio ma Lo riflette, e può condurci a Lui attraverso la contemplazione. È il processo studiato da san Bonaventura nel suo celebre Itinerario della mente a Dio.

Per Plinio Corrêa de Oliveira non è difficile supporre – si tratta ovviamente di una ipotesi teologica, d’altronde già esplorata dalla Patristica – che, così come Dio ha attribuito ad ogni uomo un angelo custode, Egli abbia affidato a alcuni angeli la custodia di certi luoghi particolarmente magnifici. Scrive il pensatore brasiliano:

“A volte vediamo certi luoghi della natura così belli e suggestivi di cose superiori, che siamo portati a pensare che vi sia qualcosa di religioso. Evidentemente non vi è niente di divino, come pensavano erroneamente i pagani. Ma, non possiamo pensare che vi sia un’azione angelica? La bellezza del luogo è perfettamente naturale. Ma sopra alleggia la presenza di un angelo. Così come gli angeli personificano virtù morali, si potrebbe pensare che vi siano angeli che personificano la bellezza di certi luoghi?”

 Si potrebbe dire di questi angeli qualcosa di simile agli angeli custodi. Essi rappresentano l’archetipo di quel luogo, vale a dire l’aspetto più elevato per cui quel luogo è immagine e somiglianza di Dio.

Il suo ruolo non sarebbe meramente estetico, ma anche apostolico. Egli agirebbe sulle persone che contemplano quel luogo, aiutandoli a contemplarlo in modo corretto, per farli risalire fino a Dio, salvo poi amarLo con massima intensità.

Quanto è stato detto sulla natura si potrebbe affermare anche per certe creazioni del genio umano. Per esempio, ci sono chiese così belle che è impossibile non pensare a qualcosa di angelico. È come si Dio, una volta costruita quella chiesa, l’avesse affidata a un angelo. Chi non rimane estasiato, per esempio, davanti alla basilica di S. Pietro? Non possiamo pensare che vi sia la presenza dell’angelo custode della Chiesa invitando tutti, attraverso la contemplazione dell’edificio, a conoscere meglio Santa Romana Chiesa e, quindi, ad amarla di più?

 

 

11. Conclusione


Ed è con questa magnifica visione di Santa Madre Chiesa che chiudo il mio intervento, schematico e sintetico eppure già troppo esteso. Non mi resta che chiedere a Plinio Corrêa de Oliveira che interceda presso Maria Santissima, che egli ha tanto amato e servito sulla terra, affinché la devozione agli angeli cresca sempre di più, schiudendo orizzonti di Fede sempre più entusiasmanti.

 

 

Note

1. Cfr. Roberto de Mattei, Il Crociato del secolo XX. Plinio Corrêa de Oliveira, Piemme, Casale Monferrato, 1996; Massimo Introvigne, Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi nella Chiesa nel secolo XX, Sugarco, Milano, 2008; Plinio Corrêa de Oliveira, numero speciale della rivista Tradizione Famiglia Proprietà, ottobre 2005.

2. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Roma, Luci sull’Est, 1998, p. 178.

3. Nel 2006, il Pontificio Consiglio della Cultura pubblicò il documento Via Pulchritudinis la cui consonanza, quanto all’architettura e allo schema generale, con questo aspetto del pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira è davvero notevole.

4. Paulo Corrêa de Brito Filho, Introduzione a «A inocência primeva e a contemplação sacral do universo no pensamento de Plinio Corrêa de Oliveira», Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, San Paolo, 2008.

5. Plinio Corrêa de Oliveira, Note sul concetto di Cristianità. Carattere sacrale della società temporale e sua ministerialità, Thule, Palermo, 1997, p. 12.

6. Cornelio a Lapide, Commentaria in Sacram Scripturam, Ludovico Vives, Parigi, 1874-1887, vol. 14 In Zachariam.

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