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Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell'universo

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Nota editoriale: pubblicchiamo, con permesso, l'Introduzione al libro «Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell'universo» (Cantagalli, Siena 2014, 367pp). Essendo l'opera ancora l'oggetto di diffusione commerciale, non è possibile pubblicarla online integralmente. Chi volesse acquistare il volume, può contattare il nostro sito (www.atfp.it), oppure direttamente le Edizioni Cantagalli. Il libro è disponibile anche in versione e-book.

 

 

 Al lettore 

 

Nel centenario della nascita di PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA (1908 – 1995), emerge dal nostro passato recente l’immagine di questo intrepido combattente contro gli errori del mondo moderno, e specialmente contro quel processo che egli denominò Rivoluzione, cioè, il processo multisecolare che sta distruggendo la civiltà cristiana, come viene descritto in modo esimio nel capolavoro di questo insigne leader e pensatore cattolico: Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Combattente indomito in favore della Cristianità, è stato giustamente designato dallo studioso italiano, il prof. Roberto de Mattei, come Il Crociato del Secolo XX, in un’eccellente biografia ampiamente diffusa in varie lingue.


Come è naturale, molte persone desidererebbero sapere come era Plinio Corrêa de Oliveira nell’intimità. Coloro che ebbero il piacere di conoscerlo, ne poterono apprezzare il modo di essere e di pensare del tutto peculiare: accessibile, sereno, di buonumore, dal tratto estremamente cordiale, riflessivo in ogni cosa.


Era un uomo di una cultura vastissima, ma non libresca, dotato di una inconsueta capacità di penetrazione psicologica e del senso di osservazione della vita, con una grande attitudine al relazionare tra loro i vari aspetti della realtà e ad esplicitare le regole che Dio ha stabilito nel Creato, particolarmente quelle che orientano il comportamento umano.


Soprattutto, si poteva ammirare in lui il cattolico fervente, mosso da una tendenza quasi innata alla contemplazione dei misteri più alti della fede, partendo a volte persino da cose molto comuni.

 

1. Plinio Corrêa de Oliveira, un contemplativo

Possiamo tranquillamente affermare che Plinio Corrêa de Oliveira fu, in un certo senso, un contemplativo. Questo aspetto, poco conosciuto, della sua personalità non sfuggiva alla percezione di coloro che vissero a più stretto contatto con la sua persona.


Qualcuno potrebbe domandare – “Come, un contemplativo? Un uomo d’ azione come lui, pieno di socievolezza e di vigore?” E forse ci si interrogherà su come si possa dire, della medesima persona, che fu un crociato ed un contemplativo.


Infatti, chi non lo ha conosciuto potrebbe reagire manifestando sorpresa. Il fatto è che, per Plinio Corrêa de Oliveira, l'atteggiamento meditativo nei confronti della vita non significava l’opposto dell’azione, ma la sua fonte. Quindi, egli era – simultaneamente – un contemplativo ed un efficiente uomo d’azione. Proprio lui affermava che la contemplazione “è 
l’a-b-c dell’azione…”, e segnalava che la contemplazione diviene bella quando è vista in funzione del combattimento, e che il combattimento si fa bello quando è visto in funzione della contemplazione. Allora commentava: “Come si completano splendidamente queste due cose!


Egli fu, dunque, un combattente in quanto contemplativo ed un contemplativo in quanto combattente. Le persone che pubblicano il presente libro colgono l’occasione per negare una possibile ma falsa impressione che i discepoli di Plinio Corrêa de Olivera, diciasette anni dopo la sua morte, nel discorrere sulla contemplazione, stiano mettendo da parte il combattimento, per smarrirsi in considerazioni spirituali, estetiche o meramente culturali. Al contrario, la meditazione dei temi pliniani – come, per esempio, quelli di questo libro – stimola in noi, come in ogni persona bene orientata, la disposizione alla battaglia.


Era nella riflessione che Plinio Corrêa de Oliveira cercava la forza e i motivi per i suoi combattimenti. Se diventò un grande combattente, lo fu perché, innanzitutto e sin dall’infanzia, si fece contemplativo. Non un mistico rivolto soprattutto agli orizzonti strettamente soprannaturali o della mistica, neanche un sognatore romantico immerso in se stesso, bensì un profondo osservatore del mondo, analizzato e assaporato nella sua concreta realtà, e utilizzato quindi come un trampolino per salire sino alle realtà superiori.


Egli metteva in risalto il fatto che è necessario avere l’abitudine di considerare tutto da un punto di vista altamente elevato
 “… non solo i fatti della vita pubblica ma anche quelli della vita privata, ed avere uno sguardo abitualmente contemplativo e meditativo rispetto alle cose che si vedono, per essere un contemplativo della vita terrena, cioè una persona che guarda la vita terrena ed è capace di contemplarla”.


Così, contemplando la vita terrena, egli ottenne le forze per le prodezze di combattività che lo caratterizzarono. Dice il proverbio: “
È nel mezzo della tempesta che si riconosce il buon timoniere”. In effetti, egli trionfò gagliardamente su tredici rcampagne di stampa che dovette affrontare di portata nazionale e, allo stesso tempo, sull’agitazione che ne decorreva. Pur nella mischia, non perdeva la tranquillità d’animo e non smetteva di osservare, analizzare e contemplare quanto gli era possibile.

 

2. Un insieme dottrinario di notevole ampiezza

Le contemplazioni maturavano nella mente di Plinio Corrêa de Oliveira e qualche volta davano origine a veri corpi dottrinali. Essendo molto espansivo, egli discorreva con frequenza su ciò che pensava. In questo modo, molte sue riflessioni sono pervenute fino a noi. Egli spiega, in modo agevole, come deve essere la contemplazione seria: “Così come un uomo, essendo bipede, non compie lo sforzo necessario a un quadrupede per stare su due zampe, così pure l’essere umano, quando è serio, non fa sforzo per esserlo. Questa serietà non è artificiosa, non è corrucciata, non è agitata; essa è, con naturalezza, quel che deve essere”. E aggiungeva: “La serietà conduce al disprezzo di ciò che è frammentario, ridotto a pezzi, volgare, arbitrario, capriccioso; un disprezzo, tuttavia, portato fino all’esclusione del contrario.[…] La serietà non deve condurre alla fantasia sentimentale: bisogna vedere la realtà come essa è. La realtà, vista così, è benigna, le piace spiegarsi; non è comparativa, non è esclusiva. Essa, di buon grado, accetta persino ogni sofferenza ”.


Questa serietà sfociava in una vera e propria esecrazione “
dell’effimero, del frammentario, del banale”, come già detto. Così, in maniera naturale, egli percorreva il cammino che separa la contemplazione dalla dottrina. La lettura dei libri – egli leggeva molto – aveva un certo ruolo, ma era lungi dall’essere preponderante. Ad esempio, l’elaborazione del suo capolavoro Rivoluzione e Contro-Rivoluzione fu il frutto non solo dello studio della Storia – in particolare della Rivoluzione Francese (1789) – ma pure dell’attenta osservazione degli uomini, dai più illustri sino al comune uomo della strada, fino ai modesti domestici che lavoravano a casa sua.


Il suo pensiero riguardo ai problemi di attualità può essere rintracciato chiaramente nei suoi 16 libri, con numerose edizioni e diverse traduzioni, e in più di 2.500 articoli, manifesti ed altri suoi scritti pubblicati. Ma, chiudendo gli occhi il 13 Dicembre del 1995, egli lasciò, oltre a queste pubblicazioni, un insieme dottrinale di notevole portata, frutto del suo spirito meditativo.


Tuttavia, molto poco di questo patrimonio è venuto alla luce, perché Plinio Corrêa de Oliveira, come fecero Neemia e i suoi compagni, secondo le parole dell’Antico Testamento “
una manu sua faciebat opus et altera tenebat gladium”: Con una mano faceva il suo lavoro, e nell’altra teneva la spada (Ne 4,17); la terribile lotta contro la Rivoluzione e la necessaria difesa di fronte alla persecuzione mossa dai rivoluzionari contro la sua persona e la sua opera impegnavano tutto il tempo disponibile.


Di conseguenza, le urgenze del combattimento disuguale ed estremamente arduo in cui era coinvolto gli impedirono di plasmare la pubblicazione del patrimonio di insegnamenti che lasciò. Questi rimasero in attesa di altri giorni ma continuano ad essere in modo postumo uno dei principali fattori di stimolo ed alimento intellettuale per i suoi seguaci in tutto il mondo. Proviamo una speciale gioia nel riconoscerlo, per quanto riguarda i tredici anni in cui, protetti da Maria Santissima, abbiamo continuato a proclamare i suoi ideali e a dare impulso alla stessa battaglia che intraprese nella sua vita.

 

3. Due armonie basilari del Creato: quella dell’anima umana e quella dell’universo

Ora abbiamo pensato di dare alle stampe almeno una parte di tutto questo suo lascito. Non pretenderemo d’esporre in maniera esaustiva tali temi, ma d’offrire al pubblico una loro primizia. Volendo sceglierne alcuni estratti, sentiamo, nel dire dei francesi “l’embarras du choix”, l’imbarazzo della scelta, poiché, anche considerando soltanto il periodo in cui Plinio Corrêa de Oliveira diresse la Società Brasiliana di difesa della Tradizione, Famiglia e proprietà - TFP (1960-1995), vi sono varie centinaia di riunioni e di colloqui. Quindi, lasceremo ad un’altra opportunità certi argomenti che gli piacevano tanto, come la società, l’opinione pubblica, il paradiso terrestre, ecc.


Optiamo divulgare il suo pensiero sulle due armonie basilari esistenti nel Creato, che sono, per così dire, una l’eco dell’altra: l’armonia dell’anima umana – che si manifesta nell’
innocenza; e l’armonia dell’universo – che racchiude nelle sue pieghe la sacralità.


A questo proposito Plinio Corrêa de Oliveira osserva: “
Come dice Pio XII, l’anima umana è armonia e l’universo pure è armonia. L’estetica esistente nell’universo è una realizzazione, nell’universo, di una armonia esistente anche nell’anima umana” (Allocuzione di Natale del 1957)E aggiunge: “L’estetica dell’universo può essere vista, quindi, da due poli diversi. Questi due poli non sono situati in orbite differenti; uno è il centro intorno al quale gira l’altro. L’uomo è il centro dell’universo e l’ordine esistente in lui (uomo) è come che il centro e la più alta realizzazione dei principi di ordine e di bellezza che esistono all’infuori di lui”.


Dunque, sebbene trattaro necessariamente in modo breve, il tema del presente libro è lo studio di questi due poli, di queste due armonie: quella interna dell’anima, dando risalto al suo concetto di
 innocenza; e quella esterna, dell’universo, che postula una contemplazione sacrale da parte dell’uomo.


La
 prima parte del libro sarà, pertanto, dedicata all’analisi di certi aspetti e tendenze dell’anima umana: l’armonia dell’innocenza e la ricerca della felicità.


La
 seconda parte svilupperà diverse vie proposte da Plinio Corrêa de Oliveira per giungere alla contemplazione sacrale dell’armonia dell’universo, cioè:

  • La virtù dell’ammirazione;
  • L’analisi degli ambienti, costumi e civiltà;
  • Il senso del simbolismo;
  • La ricerca dell’assoluto;
  • La trasparenza e la trascendenza;
  • La percezione delle sublimità del mistero;
  • Il mondo dei possibili;
  • La nozione della trans-fera.

Come egli stesso osservò, si tratta di “finestre da cui lo spirito umano vede l’apice della realtà”.

 

4. La conversazione: suo ruolo fondamentale nell’elaborazione dottrinale

Quali fonti sono state consultate per la realizzazione di quest’opera? La domanda va posta poiché, come già detto, non esistono testi preparati direttamente da Plinio Corrêa de Oliveira per la loro pubblicazione. La risposta ci porta a considerare una peculiarità della sua elaborazione dottrinale e del modo in cui conduceva l’attività dei suoi discepoli e la sua conversazione con loro.


Le fonti utilizzate nella preparazione di questo libro non sono testi scritti o dettati dal proprio autore, bensì trascrizioni dei nastri registrati durante le conferenze, discorsi, conversazioni o riunioni. Plinio Corrêa de Oliveira aveva una grande facilità nel conversare, anche – cosa difficile! – su argomenti dottrinali. Questa sua attitudine alla buona conversazione fa ricordare ciò che si diceva del fratello di suo nonno, il consigliere dell’Impero João Alfredo Corrêa de Oliveira: bravo nella tribuna, eccellente nella conversazione pubblica, incomparabile nella conversazione privata. Si direbbe che questa sua propensione alla buona conversazione l’avesse già nel sangue.


Per Plinio Corrêa de Oliveira, le conversazioni non erano solo un mezzo per comunicare i suoi pensieri, ma anche per elaborarli, approfondirli, ampliarli; cioè la conversazione gli era fondamentale. Ci sono diversi modi di riflettere: c’è chi lo fa pensando e chi lo fa scrivendo, cose 
del tutto legittime. Aristotele pensava camminando. Plinio Corrêa de Oliveira pensava conversando. Ed era in questo modo che discorreva sul senso dell’essere, sull’ordine dell’universo, sull’estetica della Storia, ecc. Oltre che notevole oratore e celebre scrittore, egli era un cultore e maestro dell’arte della conversazione. La sua interlocuzione era marcata da qualcosa di aristocratico.


Anche per quanto riguarda il giornalismo – quindi, la parola scritta – egli dava valore alla conversazione. Soleva dire che il pieno successo di una materia giornalistica si raggiunge quando essa ha lo stile di un dialogo con il lettore, ossia quando l'articolo è “conversato”.


Paragonando le conversazioni di Plinio Corrêa de Oliveira con quelle dei salotti dell’
Ancien Régime (specialmente nei secoli XVII e XVIII) si possono riconoscere certe analogie, ma anche una differenza degna di menzione: il suo colloquiare era molto caratteristico del modo di essere dei brasiliani, il che gli conferiva un tocco originale. Esso consisteva specialmente nel carattere ameno e cordiale con cui trascorrevano i colloqui, anche quando, negli argomenti opinabili e circostanziali, sorgevano divergenze di punti di vista. Salvaguardando sempre i principi, in lui primeggiava la tendenza a conciliare le discrepanze, mediante un’inclinazione a capire bene le posizioni degli altri partecipanti al convivio.


Inoltre, nelle conversazioni che davano fascino ai salotti dell’
AncienRégime che precedette la Rivoluzione Francese, gli argomenti, benché di norma elevati, solitamente non trascendevano il campo naturale; nelle conversazioni pliniane invece predominava la focalizzazione soprannaturale, anche quando venivano toccati semplici temi della vita quotidiana. Questa angolatura della conversazione spiega il concetto che l’illustre pensatore cattolico aveva dell’arte del colloquiare: questa era una forma di “elevatio mentis ad Deum” (elevazione della mente a Dio); cioè una peculiare preghiera.


Persino nelle commissioni o nei gruppi riuniti per finalità specifiche – e ve n’erano tante attorno a Plinio Corrêa de Oliveira – il
 modus operandi era quello delle conversazioni. Nel suo studio di lavoro non c’erano tavoli, ma soltanto poltrone, il che è un dato di per sé eloquente.


Così, mentre le tempeste di sabbia della Rivoluzione imperversavano nell’ambiente brasiliano, egli e i suoi discepoli riflettevano e conversavano, mossi da una nobile non conformità e da nobili desideri. In questo modo, erano conversazioni tranquille ed elevate in mezzo a uno strenuo combattimento contro-rivoluzionario.

 

5. Riunioni di conversazione su temi dottrinali

Certe conversazioni su argomenti dottrinali erano denominate genericamente “riunioni”. Alcune di esse avevano giorni ed orari precisi; altre sorgevano in maniera imprevista secondo le circostanze. In genere Plinio Corrêa de Oliveira vi andava senza una speciale previa preparazione. Anche le sue conferenze e riunioni erano raramente preparate in precedenza. Quanto ai discorsi, non li leggeva mai; nella sua vita ne lesse uno solo: il primo!… era, allora, un giovane debuttante nella Congregazione Mariana di Santa Cecilia, a San Paolo.


Le conversazioni, molte volte portate
 à bâtons rompus (cioè, a ruota libera, senza una sequenza e secondo l’appetenza dei partecipanti), non rispettavano alcun tipo di pianificazione. Eppure, a volte ritornavano a galla argomenti simili. In quel caso, si formavano delle sequenze concatenate di certe tematiche, che potevano durare diversi giorni, a volte settimane e persino mesi. In tal caso, come è già stato rilevato, tramite la conversazione, egli esplicitava il suo pensiero sul tema in questione. Venivano parimenti denominate “riunioni” le esposizioni – sempre con qualche tocco di chiacchiera – rivolte al pubblico interno della TFP, oppure le sessioni tenute per rispondere a svariate domande.


Per quanto riguarda questo libro, si è ricorsi soprattutto alle riunioni da lui chiamate
 en petit comité, cioè indirizzate a gruppi svariati, ma poco numerosi; di solito erano costituiti da cinque a dieci persone, particolarmente interessate a un genere di tema da affrontare.


A volte, alla fine della riunione, egli indicava, uando una sua pittoresca denominazione, “l’estremità del binario”, cioè l’anello di aggancio con la riunione seguente. In questa, qualcuno leggeva “l’estremità del binario”, e ciò bastava per riprendere i commenti, debitamente incatenati alla riunione precedente. Plinio Corrêa de Oliviera, essendo sempre molto occupato, temeva di non ricordarsi a che punto dell’argomento si fosse fermato; la rievocazione de “l’estremità del binario” evitava appunto questo inconveniente.


Mentre le conversazioni erano il veicolo, i temi variavano di molto. Egli dedicò diverse serie di riunioni svolgendo svariati temi, tra i quali i due di cui ci occuperemo in questo libro:
 l’innocenza primordiale e la contemplazione sacrale.


In quest’opera abbiamo cercato di conservare, per quanto possibile, il carattere colloquiale di quelle dissertazioni, tanto saporito, autentico e pieno di
 charme. Ovviamente, il testo partecipa delle necessarie limitazioni che questo stile di comunicazione comporta.


Dunque, il
 conversatore – soprattutto se è il buon conversatore– non dice sempre tutto quel che vuole dire, ma sceglie di preferenza l’argomento che ai suoi interlocutori piacerebbe ascoltare oppure vorrebbero chiedergli in quella concreta occasione. Così, specialmente nei temi teologici e filosofici, una conversazione non ha – né potrebbe avere – la precisione terminologica, l’ordine logico, la preoccupazione didattica di una lezione, di una conferenza, di un libro o di un trattato. Questa peculiarità deve essere presa in considerazione.


Nel suo libro
In difesa dell’Azione Cattolica" Plinio Corrêa de Oliveira scrisse: “ogni insegnamento corretto non deve accordare all’alunno il solo possesso della verità, ma educarlo allo sforzo intellettuale, abituare la sua intelligenza all’ampio panorama delle esposizioni dottrinali di grande respiro, ai vasti sistemi di idee concatenati tra loro al fine di costituire delle strutture ideologiche imponenti e feconde”. (Op.cit. Editora Ave Maria, São Paulo 1943, p. 274).


Era precisamente ciò che egli presentava in quelle conversazioni.

 

6. “Vir catholicus, totus apostolicus, plene romanus”

Plinio Corrêa de Oliveira ammirava particolarmente gli insegnamenti di San Tommaso d’Aquino, come raccomandato dai Pontefici, il che volle rendere palese fin dalla prima fase del suo Autoritratto filosofico: “Sono un tomista convinto”. (Catolicismo, n°550, ottobre 1996; vedi Appendice I di questo volume)


Si aggiunga che una sua preoccupazione predominante era che l'elaborazione dottrinale fosse sempre interamente in armonia col Magistero Ecclesiastico. Sulla sua lapide funeraria si legge la frase che riassume la sua vita: “
Vir catholicus, totus apostolicus, plene romanus” (Uomo cattolico, tutto apostolico, pienamente romano). La stessa fedeltà va notata pure nel suo testamento, trascritto nell’appendice finale di questo libro. Spesso, nelle riunioni, egli si dichiarava disposto a rinunciare prontamente a qualunque sua tesi “se si allontanasse, anche leggermente, dall’insegnamento della Santa Chiesa, nostra Madre, Arca di Salvezza e Porta del Cielo”. (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Conclusione)

 

7. Le peculiarità di questo lavoro

È, dunque, con grande gioia che, nel centenario della sua nascita, pubblichiamouna parte espressiva di questa raccolta verbale. Una commissione composta da Leo Nino Daniele (relatore), Antonio Augusto Borelli Machado (revisore) e Josè Antonio Ureta (ricercatore), ha analizzato, selezionato e compilato parte di queste conversazioni, esplicitandole quando necessario per facilitarne la comprensione.


Quindi, in questo libro il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira viene così esposto in maniera concatenata e continua. D’altronde, egli stesso desiderava che venissero pubblicati i contenuti di queste conversazioni.

 

8. Dialoghi non interamente sfaccettati, come un “cabochon”

Questa raccolta di inediti, affiancata ai libri mirabilmente redatti che pubblicò, può essere paragonata a un cabochon, cioè ad una pietra preziosa lavorata, non sfaccettata, non interamente rifinita, ma comunque con una forma regolare che, secondo gli intenditori, possiede un fascino tutto speciale, superiore – per certi aspetti – alla stessa gemma sfaccettata. Il cabochon, appunto perché non sfaccettato, è autentico, forte ed originale. È come uno zampillo d’acqua che scaturisce dalla sua fonte. Conserva qualcosa della ricchezza della miniera da cui proviene. Per questo, come diceva Plinio Corrêa de Oliveira, il cabochon grezzo, paragonato ai gioielli comuni e abituali “a distanza brilla meno, però conserva più luce all’interno. Queste pietre sono piccoli serbatoi di luce”.


È ciò che succede esattamente con questi dialoghi
 pliniani, non interamente “sfaccettati” – per loro natura – ma sostanzialmente densi di luce. Quelli che adesso vengono qui pubblicati, pur non essendo rivisti da lui – e, pertanto, non avvallati dalla sua piena responsabilità intellettuale – sicuramente sorprenderanno tanti, poiché riflettono un pensiero notevolmente chiaro, profondo, nuovo ed originale in molti punti. Soprattutto molto opportuno per i nostri giorni.


Dunque, la peculiarità del presente volume non impedisce che l’autorevolezza intellettuale della dottrina qui esposta sia attribuita, come di diritto, a Plinio Corrêa de Oliveira, e non ai discepoli che hanno avuto la gioia di lavorare a questa raccolta. Se si dovesse riscontrare qualche inesattezza, procederemo volentieri alla dovuta rettifica. Ma quello che non potevamo fare, per timore di commettere qualche lapsus o eventuale imprecisione, era mantenere questo tesoro nascosto o attribuirlo ad altri
.

 

9. Il pensiero di Plinio Corrêa de Oliveira

Fatte queste riserve, siamo convinti che, sebbene non sia stato scritto da lui, nel senso già sopraddetto, il presente lavoro esprime fedelmente il pensiero di PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, per quanto ci è possibile coglierlo. Quindi, è un punto d’onore per noi che questo fatto risulti, col debito risalto, nel frontespizio del presente volume. Non ci stupiremmo se, lungo lo svolgersi del XXI secolo, assistessimo ad un incremento degli studi pliniani, poiché la portata del suo pensiero esorbita l’epoca in cui visse. Prevedendo questa possibilità, offriamo al pubblico il presente volume, sotto l’egida dell'ISTITUTO PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, recentemente fondato.

 

Paulo Corrêa de Brito Filho
Coordinatore della Commissione di Redazione

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