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La libertà della Chiesa nello Stato comunista

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VIII — Frutti dell'accordo: cattolici solo di nome
Al comunismo, un patto con le condizioni enunciate nella V Parte di questo studio, darebbe immensi vantaggi, se fosse esattamente mantenuto: poiché si formerebbero nuove generazioni di cattolici mal preparati, tiepidi, che reciterebbero forse il Credo a fior di labbro, ma con la mente e il cuore inzuppati di tutti gli errori del comunismo. Insomma, cattolici nell'apparenza e nella superficie, comunisti nelle zone più profonde e autentiche della loro mentalità. Fra due o tre generazioni formate in questa coesistenza, quanto di cattolico ancora resterebbe nei popoli?
A questo proposito, ci sia lecito fare un'osservazione che conferma tali asserzioni. E l'osservazione si riferisce ai rischi pastorali e pratici tanto gravi, che derivano alle volte dall'inevitabile accettazione della ipotesi, anche quando continuiamo fedeli alla tesi.
Godendo intera libertà nel regime laico attuale, nato dalla Rivoluzione francese, la Chiesa ha visto fuggire dal suo seno milioni e milioni di uomini. Come ha detto l'Ecc.mo e Rev.mo Mons. Angelo Dell'Acqua, Sostituto della Segreteria di Stato, "in conseguenza dell'agnosticismo religioso degli Stati", è rimasto "indebolito e quasi perduto nella società moderna il sentire della Chiesa" (Lettera a S. Em.za il Cardinale Carlos Carmelo de Vasconcellos Motta, Arcivescovo di São Paulo, a proposito della Giornata Nazionale di Azione di Grazie del 1956). Qual è la ragione profonda di questo fatto? Le istituzioni pubbliche, come dicevamo prima (cfr. item VI, n.° 1), esercitano sopra la maggioranza degli uomini una profonda influenza. Essi le prendono abitualmente, e perfino senza comprenderlo, come modelli e fonti di ispirazione di ogni modo di pensare, essere e agire. E il laicismo, essendo stato adottato dagli Stati, ha falsato completamente un immenso numero di anime. Ciò non sarebbe accaduto certamente se i cattolici fossero stati più zelosi nell'approfittare dell'illimitata libertà di parola e di azione che godono nel regime liberale, per diffondere e propugnare tutti gl'insegnamenti della Chiesa contro lo Stato laico. Essi invece non approfittarono al massimo possibile questa libertà, perché in moltissimi casi, vivendo in un'atmosfera laicista, perdettero la nozione viva del tremendo male che costituisce il laicismo. Hanno continuato ad affermare, qualche rara volta e a fior di labbro, la tesi antilaicista, ma sono arrivati a trovar normale l’ipotesi.
Ora, in un regime comunista, in cui gli errori sono inculcati dallo Stato con insistenza molto maggiore che nel regime laico-liberale, o le anime si lasciano trascinare in profusione ancor molto maggiore, o si fa contro questi errori molto e molto più di quanto non sia stato fatto contro il laicismo, dalla Rivoluzione francese fino ad oggi.
Chi osasse immaginare che questo sarebbe tollerato da qualsiasi regime comunista, non avrebbe la minima idea di ciò che è il comunismo.

VIII — Frutti dell'accordo: cattolici solo di nome

 

Al comunismo, un patto con le condizioni enunciate nella V Parte di questo studio, darebbe immensi vantaggi, se fosse esattamente mantenuto: poiché si formerebbero nuove generazioni di cattolici mal preparati, tiepidi, che reciterebbero forse il Credo a fior di labbro, ma con la mente e il cuore inzuppati di tutti gli errori del comunismo. Insomma, cattolici nell'apparenza e nella superficie, comunisti nelle zone più profonde e autentiche della loro mentalità. Fra due o tre generazioni formate in questa coesistenza, quanto di cattolico ancora resterebbe nei popoli?


A questo proposito, ci sia lecito fare un'osservazione che conferma tali asserzioni. E l'osservazione si riferisce ai rischi pastorali e pratici tanto gravi, che derivano alle volte dall'inevitabile accettazione della ipotesi, anche quando continuiamo fedeli alla tesi.


Godendo intera libertà nel regime laico attuale, nato dalla Rivoluzione francese, la Chiesa ha visto fuggire dal suo seno milioni e milioni di uomini. Come ha detto l'Ecc.mo e Rev.mo Mons. Angelo Dell'Acqua, Sostituto della Segreteria di Stato, "in conseguenza dell'agnosticismo religioso degli Stati", è rimasto "indebolito e quasi perduto nella società moderna il sentire della Chiesa" (Lettera a S. Em.za il Cardinale Carlos Carmelo de Vasconcellos Motta, Arcivescovo di São Paulo, a proposito della Giornata Nazionale di Azione di Grazie del 1956). Qual è la ragione profonda di questo fatto?

Le istituzioni pubbliche, come dicevamo prima (cfr. item VI, n.° 1), esercitano sopra la maggioranza degli uomini una profonda influenza. Essi le prendono abitualmente, e perfino senza comprenderlo, come modelli e fonti di ispirazione di ogni modo di pensare, essere e agire. E il laicismo, essendo stato adottato dagli Stati, ha falsato completamente un immenso numero di anime. Ciò non sarebbe accaduto certamente se i cattolici fossero stati più zelosi nell'approfittare dell'illimitata libertà di parola e di azione che godono nel regime liberale, per diffondere e propugnare tutti gl'insegnamenti della Chiesa contro lo Stato laico. Essi invece non approfittarono al massimo possibile questa libertà, perché in moltissimi casi, vivendo in un'atmosfera laicista, perdettero la nozione viva del tremendo male che costituisce il laicismo. Hanno continuato ad affermare, qualche rara volta e a fior di labbro, la tesi antilaicista, ma sono arrivati a trovar normale l’ipotesi.


Ora, in un regime comunista, in cui gli errori sono inculcati dallo Stato con insistenza molto maggiore che nel regime laico-liberale, o le anime si lasciano trascinare in profusione ancor molto maggiore, o si fa contro questi errori molto e molto più di quanto non sia stato fatto contro il laicismo, dalla Rivoluzione francese fino ad oggi.


Chi osasse immaginare che questo sarebbe tollerato da qualsiasi regime comunista, non avrebbe la minima idea di ciò che è il comunismo.

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