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La libertà della Chiesa nello Stato comunista

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Introduzione

 

I lettori di "Catolicismo" accolsero sempre con interesse i saggi che si aggirano sul problema delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato. Mi è sembrato, quindi, che riceverebbero con simpatia alcune riflessioni su un aspetto odierno di questo problema, ossia, la libertà della Chiesa nello Stato comunista.
Pubblicai, perciò, nel numero 152 di questa rivista mensile (agosto 1963) lo studio che "Catolicismo", stimolato dal grande interesse ch'era stato suscitato dalla materia, adesso edita di nuovo ampliato in vari punti. Queste aggiunte furono introdotte a richiesta di amici, o per rispondere a obiezioni di seguaci della tesi opposta a quella difesa dal presente studio.
Prima di entrare nel tema, mi pare necessario definire i limiti naturali di questo saggio. Esso costituisce uno studio sulla questione della legittimità della coesistenza pacifica tra la Chiesa e il regime comunista negli Stati dove vigora [esiste] tale regime.
Questo tema non si confonde con quello della coesistenza pacifica, nel piano internazionale, fra Stati che vivono sotto regimi politici, economici e sociali differenti; né con quello delle relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e le nazioni soggette al giogo comunista.
Discorrere, anche di passaggio, su questi due temi che presentano ognuno caratteristiche e prospettive molto peculiari, implicherebbe estendere troppo il presente studio. Dunque, essi non appaiono in queste pagine consacrate esclusivamente a investigare se, e in quali condizioni, la Chiesa può coesistere veramente libera con un regime comunista.
Non tratteremo qui anche del problema della cooperazione tra cattolici e comunisti, nei paesi non comunisti. Questo tema è stato svolto molto intelligentemente dall'Ecmo. e Rev.mo Vescovo di Campos, Mons. Antonio de Castro Mayer, nella magnifica "Lettera Pastorale prevenendo i diocesani contro gli stratagemmi della setta comunista" (pubblicata in "Catolicismo", n.° 127, luglio 1961, e dalla Casa Editrice Vera Cruz, São Paulo, 3a. ed., 1963).
Ciò premesso, passiamo direttamente alla materia, cominciando dalla analisi dei fatti.

I lettori di "Catolicismo" accolsero sempre con interesse i saggi che si aggirano sul problema delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato. Mi è sembrato, quindi, che riceverebbero con simpatia alcune riflessioni su un aspetto odierno di questo problema, ossia, la libertà della Chiesa nello Stato comunista.


Pubblicai, perciò, nel numero 152 di questa rivista mensile (agosto 1963) lo studio che "Catolicismo", stimolato dal grande interesse ch'era stato suscitato dalla materia, adesso edita di nuovo ampliato in vari punti. Queste aggiunte furono introdotte a richiesta di amici, o per rispondere a obiezioni di seguaci della tesi opposta a quella difesa dal presente studio.


Prima di entrare nel tema, mi pare necessario definire i limiti naturali di questo saggio. Esso costituisce uno studio sulla questione della legittimità della coesistenza pacifica tra la Chiesa e il regime comunista negli Stati dove esiste tale regime.


Questo tema non si confonde con quello della coesistenza pacifica, nel piano internazionale, fra Stati che vivono sotto regimi politici, economici e sociali differenti; né con quello delle relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e le nazioni soggette al giogo comunista.


Discorrere, anche di passaggio, su questi due temi che presentano ognuno caratteristiche e prospettive molto peculiari, implicherebbe estendere troppo il presente studio. Dunque, essi non appaiono in queste pagine consacrate esclusivamente a investigare se, e in quali condizioni, la Chiesa può coesistere veramente libera con un regime comunista.


Non tratteremo qui anche del problema della cooperazione tra cattolici e comunisti, nei paesi non comunisti. Questo tema è stato svolto molto intelligentemente dall'Ecmo. e Rev.mo vescovo di Campos, Mons. Antonio de Castro Mayer, nella magnifica «Lettera Pastorale prevenendo i diocesani contro gli stratagemmi della setta comunista» (pubblicata in "Catolicismo", n.° 127, luglio 1961, e dalla Casa Editrice Vera Cruz, São Paulo, 3a. ed., 1963).


Ciò premesso, passiamo direttamente alla materia, cominciando dalla analisi dei fatti.

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