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Nobiltà ed élites tradizionali analoghe

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Documenti IX

 

Carattere famigliare del governo feudale Il Re, padre del suo popolo

 

 

Per illustrare bene il carattere famigliare del governo feudale, conviene riportare il brano del sostanzioso libro di mons. Henri Delassus, L'esprit familial dans la maison, dans la cité et dans l'Etat, in cui vengono descritte le origini di questo regime.

Per dare il dovuto rilievo alla materia citata, sembra però necessario fornire previamente al lettore alcuni dati biografici sull'autore, figura di grande spicco nella lotta intrapresa in Francia, dalla Chiesa, tra fine del secolo scorso e l'inizio del nostro contro la offensiva del Liberalismo e del Modernismo. 

1. Brevi note biografiche su mons. Delassus

 Mons. Henri Delassus (1836-1921), ordinato sacerdote nel 1862, esercitò il ministero come vicario a Valenciennes (Saint-Géry) e Lille (Sainte-Catherine e Sainte Marie Madelaine). Nel 1874 fu nominato cappellano della basilica Notre Dame de la Treille (Lille). Canonico onorario nel 1882 e prelato domestico nel 1904. Nel 1911 fu promosso protonotario apostolico; nel 1914 diventò canonico della appena creata diocesi di Lille e decano del capitolo della cattedrale.

Come scrittore, pubblicò le seguenti opere: Histoire de Notre Dame de la Treille, patrone de Lille (1891); L'américanisme et la conjuration antichrétienne (1899); Le problème de l'heure présente: antagonisme de deux civilisations (1904, 2vv.); L'Enciclique Pascendi dominici gregis et la démocratie (1908); Vérités sociales et erreurs démocratiques (1909); La conjuration antichrétienne: le temple maçonnique voulant s'elever sur les ruines de l'Eglise catholique (prefazione del cardinale Merry del Val, 3 vv., 1910); Condamnation du modernisme dans la censure du Sillon (1910); La question juive (tratto da La conjuration antichrétienne, 1911); La démocratie chrétienne: parti et école vus du diocèse de Cambrai (1911); La mission posthume de Jeanne d'Arc et le Règne social de Jésus-Christ (1913); Les pourquoi de la Guerre Mondiale: réponses de la justice divine, de l'histoire, de la bonté divine (3 vv., 1919-1921).

Come giornalista, nel 1872 passò a collaborare al periodico "Semaine religieuse du diocèse de Cambrai", della quale diventò proprietario, direttore e principale redattore nel 1874. Fece di questa pubblicazione "un bastione contro il Liberalismo, il Modernismo e tutte le forme di cospirazione anticristiana nel mondo". Con la creazione della diocesi di Lille, questa rivista prese il nome di "Semaine religieuse du diocèse de Lille", diventandone organo ufficiale nel 1919.

Mons. Delassus - che era stato ordinato sacerdote sotto Pio IX - esercitò la maggior parte dell'attività del suo ministero sotto Leone XIII e san Pio X, e morì durante il pontificato di Benedetto XV.

Ebbe parte rilevante nelle ardenti polemiche che segnarono la vita della Chiesa durante questi pontificati, sempre mosso dalle grandi preoccupazioni che contraddistinsero i pontificati di Pio IX e san Pio X. Il modo col quale mons. Delassus affrontò i problemi religiosi, sociali e politici dell'Europa e dell'America del suo tempo era molto affine a quello di Pio IX e di san Pio X, orientamento che difese con intelligenza, cultura e valore insuperabile sia durante il regno di questi due Pontefici che durante quello di Leone XIII.

Come si sa, l'interpretazione data da quest'ultimo al panorama generale religioso, sociale e politico dell'Europa e dell'America in quel periodo, sia come cardinale-vescovo di Perugia che come Papa, in molti punti non coincideva - nella misura in cui ciò può avvenire fra Papi - con l'interpretazione di Pio IX e di san Pio X. La fedeltà di mons. Delassus alla linea di pensiero e di azione che aveva seguito sotto Pio IX e avrebbe continuato a seguire nei successivi pontificati, lo esponeva a incomprensioni, avvertenze e misure cautelative, probabilmente penose per lui, provenienti dalla curia romana al tempo di Leone XIII. Egli le ricevette con la sottomissione dovuta alle leggi della Chiesa, ma usando anche tutta la libertà che quelle leggi gli assicuravano. Così fu oggetto di avvertenze di autorità locali e della stessa Santa Sede per via dei suoi attacchi al congresso ecclesiastico di Reims (1896) e al congresso della Democrazia Cristiana (1897). Nel 1898 una lettera di padre Sébastien Wyart gli manifestò che i suoi articoli polemici non erano graditi in Vaticano. Dopo di che, la Santa Sede chiese a mons. Delassus di cessare "la sua campagna refrattaria e le sue polemiche violente". Nel 1902, il cardinale Rampolla chiese a mons. Sonnois, vescovo di Cambrai, di premunirsi contro il giornale di mons. Delassus, "Semaine réligieuse".

L'ascesa di san Pio X al soglio pontificio avrebbe riparato largamente mons. Delassus dei dissapori che aveva sofferto. Il santo Pontefice comprese, ammirò ed appoggiò chiaramente il coraggioso polemista, come del resto questi appoggiò senza riserve la lotta antiliberale ed antimodernista di san Pio X. Come riconoscimento al merito di quella lotta, il valoroso sacerdote fu elevato da san Pio X a prelato domestico nel 1904, a protonotario apostolico nel 1911 e poi anche alla carica di decano del capitolo della cattedrale di Lille nel 1914.

Durante la guerra, mons. Delassus sospese comprensibilmente le sue polemiche, cosi come avevano fatto, a vantaggio dell'unione nazionale contro il nemico esterno, i polemisti francesi di tutte le sfumature. All'alba della pace, nel 1918, mons. Delassus riaccendeva la sua fiamma di polemista che si estingueva soltanto con la sua morte.

2. Patria, il dominio del padre

Nella sua opera L’esprit familial dans la maison, dans la cité et dans l’Etat, dopo aver ricordato la tesi di Fustel de Coulanges sulla famiglia quale cellula-madre della società antica, mons. Delassus mostra che tale tesi si applica anche alle origini della civiltà attuale:

"Si può constatare che i gruppi sociali si costituirono allo stesso modo alle origini del nostro mondo moderno.

"La famiglia, dilatandosi, formò fra noi la mesnìa (mesnìa, magnie: casa, famiglia, come ancor oggi si dice nella Casa di Francia), come aveva formato la fratria fra i greci e la gens fra i romani. ‘I parenti raggruppati attorno al loro capo, dice Flach (Le origini dell’antica Francia), formano il nucleo di un’estesa corporazione, la mesnìa. I testi del medioevo, le cronache e le canzoni di gesta ci mostrano la mesnìa, ampliata dal patronato e dalla clientela, come qualcosa che corrisponde esattamente alla gens dei romani’. In seguito, Flach fa vedere come la mesnìa, sviluppandosi a sua volta, produsse il feudo, famiglia più estesa, il cui sovrano è ancora il padre; tanto che, per designare l’insieme delle persone riunite sotto la sovranità di un capo feudale, si trova frequentemente, nei testi dei secoli XII e XIII – epoca in cui il regime feudale fiorì pienamente – la parola ‘famiglia’. ‘Il barone – dice Flach – è innanzitutto un capofamiglia’. E lo storico cita testi in cui il padre viene considerato esplicitamente come somigliante al barone, ed il figlio al vassallo.

"Un maggior sviluppo [della famiglia] dà origine al barone di categoria più elevata’. Dal piccolo feudo scaturisce il grande feudo. Il raggruppamento dei grandi feudi forma i regni.

"Così si formò la nostra Francia. Tanto l’idioma quanto la storia ne sono testimoni.

"L’insieme delle persone poste sotto l’autorità del padre di famiglia si chiama familia. A partire dal secolo X, l’insieme delle persone riunite sotto l’autorità del signore, capo della mesnìa, si chiama familia. L’insieme delle persone riunite sotto l’autorità del barone, capo del feudo, si chiama familia, e vedremo che l’insieme delle famiglie francesi fu governata come una famiglia. Il territorio sul quale si esercitano queste diverse autorità, si tratti del capo di famiglia, del capo della mesnìa, del barone feudale o del Re, si chiama uniformemente, nei documenti, patria, cioè il dominio del padre. ‘La patria, dice Funck-Brentano, fu in origine il territorio della famiglia, la terra del padre. La parola si estese alla signoria e al regno intero, essendo il re il padre del popolo. L’insieme dei territori sui quali si esercitava l’autorità del Re si chiamava quindi Patria’".

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