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2011

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La prima voce di allarme

 

“Di fronte alle nuove tendenze eterodosse che iniziavano a diffondersi nella Chiesa, la prima voce di allarme giunse inaspettatamente dall’America Latina”, scrive Roberto de Mattei. Si tratta del libro di Plinio Corrêa de Oliveira «In Difesa dell’Azione Cattolica» (1943) che “costituiva la prima denuncia del progressismo” (1).

 

Due strategie antitetiche

Quando, nel 1940, Plinio Corrêa de Oliveira è nominato presidente della Giunta arcidiocesana dell’Azione Cattolica, egli già aveva alle spalle dodici anni di militanza cattolica, come leader delle Congregazioni Mariane, direttore del maggiore settimanale cattolico del Brasile e deputato per la Lega Elettorale Cattolica. La disanima dei suoi scritti all’epoca, prima in A Ordem e poi in O Legionário, mostrano una visione sorprendentemente lucida del momento storico.

Osservatore attento, discerneva l’azione deleteria di un processo rivoluzionario che aveva appena travolto tre monarchie secolari e istaurato in Russia un regime comunista. In Occidente, faceva strage di ciò che restava dei vecchi tempi. Mentre allontanava sempre di più la società dalla pratica religiosa e diluiva l’influenza della Chiesa, minava nella mentalità delle persone le stesse fondamenta della fede. Si delineava ciò che più tardi sarà chiamato “secolarizzazione”.

Taluni, in ambito cattolico, accettavano e perfino applaudivano questa secolarizzazione. Uno di questi era Jacques Maritain, filosofo dell’Azione Cattolica. Secondo Maritain “l’intrinseca irreversibilità del processo storico” fa sì che “l’esperienza storica della Cristianità (...) non possa essere ripetuta”. Assumendo “la verità nascosta” nei processi rivoluzionari moderni, tra cui egli menziona esplicitamente il socialismo, Maritain proponeva una “Nuova cristianità” umanista, secolarizzata, anticapitalista e antiborghese (2).

L’approccio della “Nuova cristianità” ebbe profonde influenze non solo nel laicato, ma anche fra le gerarchie, rafforzando quella tendenza di adeguarsi al mondo che successivamente porterà tanti mali alla Chiesa.

D’altro canto c’era la sfida dei movimenti totalitari, anch’essi “secolarizzati” nel senso che offrivano false soluzioni fondate su ideali nazionalistici o razzisti e non sulla restaurazione dei principi cristiani.

Davanti a questa doppia sfida, Plinio Corrêa de Oliveira difendeva l’autonomia della Chiesa: “I cattolici devono essere anticomunisti, antinazisti, antiliberali, antisocialisti... appunto perché cattolici”. E proponeva un apostolato forte e deciso che sfidasse questi movimenti sul loro terreno, per esempio attraverso marce di giovani cattolici con tanto di bandiere e banda musicale. Egli così interpretava correttamente la domanda di simboli che evocassero ordine e gerarchia, ed era sicuro che questo avrebbe attirato alla Chiesa folte schiere di giovani idealistici.

In questo, però, fu poco seguito dai vertici, già allora più inclini a dialogare irenisticamente che a insegnare. Resterà nella storia la negativa dell’arcivescovo di San Paolo, mons. Duarte Leopoldo, di fare sfilare i quindicimila ragazzi riuniti in occasione del Congresso regionale delle Congregazioni Mariane, nel 1935.

È difficile fare congetture storiche. Ma è lecito domandarsi, come hanno fatto diversi studiosi (3), quale sarebbe stato l’esito se fosse stata seguita la “linea pastorale” proposta da Plinio Corrêa de Oliveira: cioè un cattolicesimo forte e definito all’interno e decisamente militante all’esterno. Il leader cattolico era convinto che un tale approccio avrebbe potuto non solo fermare, ma anzi ribaltare, la crisi ormai incombente.

 

Un “libro kamikaze”

Ma il problema era più profondo. Mentre si facevano largo le tendenze irenistiche e arrendevoli nei confronti degli errori moderni, cresceva anche l’infiltrazione di questi errori, addirittura giustificati dalle nuove scuole teologiche.

Eletto presidente dell’Azione Cattolica nel 1940, Plinio Corrêa de Oliveira si rende conto dell’ampiezza di questa infiltrazione. Cerca inizialmente di arginarla, intervenendo nel movimento per riportarlo sulla linea voluta da Pio XI. Ma viene fortemente ostacolato. A questo punto prende una decisione:

“Fu proprio in questo momento che scoppiò la tragedia provocata dai germi di progressismo infiltrati nel movimento cattolico. (...) Il male veniva disseminato da una folta schiera di proseliti con arte sopraffina e facondia. Bisognava assolutamente lanciare un grido di allarme che svegliasse il mondo cattolico! E fu così che pubblicai il libro-bomba «In difesa dell’Azione Cattolica». Era un gesto da kamikaze. O saltava in aria il progressismo o saltavamo in aria noi”.

Senza sottostimare l’analisi prettamente teologica, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira era soprattutto intento a denunciare la crisi come essa era concretamente vissuta nelle fila del movimento cattolico brasiliano, con speciale attenzione alla nuova mentalità che ne era alla base.

Di particolare interesse è la terza parte (“Problemi interni dell’Azione Cattolica”), nella quale il leader brasiliano denuncia il crescente lassismo, evidente per esempio nell’ammissione incauta di nuovi membri, privi dei requisiti statutari, nonché nella resistenza a espellere i membri che si erano resi indegni.

I fautori della nuova mentalità si rifiutavano di  condannare le dottrine erronee o di punire gli atteggiamenti sconvenienti, giustificando questo liberalismo come obbligo di carità. Il carattere militante della Chiesa era esplicitamente respinto, mentre si affermava invece un “buonismo” tendente al relativismo.

Le pratiche devozionali tradizionali erano sdegnate, per lasciare passo a una spiritualità tutta centrata sulla liturgia, intesa come partecipazione comunitaria.

Diverse pagine sono dedicate poi al problema delle mode, gli ambienti, i gusti, la buona educazione e così via, mostrando quanto il dott. Plinio avesse già la sua attenzione rivolta agli aspetti “tendenziali” del fenomeno rivoluzionario. Particolarmente biasimato, l’apostolato detto “di conquista” per il quale i membri “aggiornati” di Azione Cattolica frequentavano ambienti normalmente non raccomandabili a un cattolico.

Il libro chiude con un appello: “L’Azione Cattolica corre il rischio di rivoltarsi contro le sue stesse finalità se non fermiamo il passo, in maniera risoluta, a quei gruppi per fortuna ancora piccoli, nei quali l’errore viene abbracciato da seguaci entusiasti”.

Purtroppo, come constata Massimo Introvigne, “l’analisi dei mali dell’Azione Cattolica proposta da «Em defesa da Ação Católica» non sarà capita (...) dalla maggioranza dei vescovi e dei sacerdoti” (4).

I risultati sono lì, alla vista di tutti...Non possiamo a questo proposito non ricordare il lamento del cardinale Bernardino Echeverría in occasione della scomparsa del leader cattolico nel 1995: “Ah! Se questa voce fosse stata ascoltata...”

 

1. Roberto de Mattei, «Il Concilio Vaticano II», pp. 83, 85.

2. Jacques Maritain, «Humanisme Intégral», Aubier, Parigi, 1947, pp. 100, 146, 147, 246.

3. Cfr. Massimo Introvigne, «Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo XX nella Chiesa», Milano, Sugarco, 2008.

4. Ibid., p. 48.

Categoria: Marzo 2011

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