Testo

2011

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Polonia, in seicentomila contro l’aborto


Varsavia. Servono centomila firme per presentare in Parlamento un disegno di legge popolare. La Fondazione Piotr Skarga, consorella delle TFP, in coalizione con altre realtà pro-life di Polonia, ne ha ottenute ben seicentomila. E questo in poco meno di un mese.

 
La proposta è molto semplice: aborto no, in nessuna circostanza. La motivazione? Anch’essa semplice: la vita umana inizia al momento del concepimento, e qualsiasi tentativo di sopprimerla è un crimine abominevole. E punto. Nessun cavillo politico. Nessun possibilismo. Nessun compromesso. E i polacchi hanno appoggiato, in massa. 

 
Il disegno popolare si chiama Legge per la protezione della vita umana sin dal concepimento, e propone la rimozione di alcuni articoli dal disegno attualmente in discussione, proprio quelli che permettono l’aborto in alcuni casi, come ad esempio quando la salute della donna è in pericolo, quando la gravidanza è frutto di una violenza, oppure quando esiste la possibilità di malformazione del feto.

L’iniziativa chiede anche ai candidati delle prossime elezioni politiche, che si terranno in autunno, di dichiarare apertamente la loro posizione in merito, affinché gli elettori possano votare informati.


“Questo è solo l’inizio del coinvolgimento della gente nella ricostruzione del tessuto morale del Paese”, ha dichiarato Mariusz Dzierzawski, portavoce della coalizione pro-life.


E in Italia?


“Qui la situazione è particolare”, ci dicono. Già, particolare… C’è da chiedersi quanto questo eufemismo nasconda invece la scelta di non alterare certi equilibri politici. Come se il sangue dei cinque milioni di bambini italiani uccisi sotto la legge 194 potesse entrare nella bilancia dei calcoli elettorali.
Che l’esempio della Polonia, Paese cattolico come il nostro, ci serva da monito.

 

Belgio: serata sulla Civiltà cristiana


Bruxelles. Per iniziativa della Fédération pro Europa Christiana, della quale partecipa la TFP italiana, si è realizzata una “Serata sulla civiltà cristiana”, condotta dal duca Paul von Oldenburg.


Introducendo il tema, il moderatore ha proposto una definizione di Cristianità come una fratellanza di persone che condividono la stessa Fede all’interno di uno Stato di diritto, dove ogni persona è rispettata per la sua dignità intrinseca. In particolare, sono rispettati i più deboli, cioè i bambini e gli anziani. Questa società trae il suo dinamismo dalla cellula base, che è la famiglia e, spinta dalla fede cattolica, si apre ai grandi orizzonti spirituali e culturali. Da questo deriva una consonanza tra le classi sociali e una cortesia piena di rispetto. Si tratta d’una comunità di uomini e donne che vivono secondo la Legge di Dio e rendono al loro Creatore l’omaggio che gli è dovuto, sia in privato che pubblicamente.


Questa civiltà non è una chimera. Citando S. Pio X, il duca ha mostrato come si tratti della civiltà cristiana, storicamente esistita e che andrebbe restaurata. Questa società non è una sorta di versione cattolica del regime talebano né, tanto meno, la casa vuota e aperta ai venti della quale parlava Jacques Maritain. Per restaurare questa civiltà, concludeva il duca von Oldenburg, bisogna tornare ai valori fondamentali della civiltà, ossia la tradizione, la famiglia e la proprietà.


A questo punto si è aperto un vivace colloquio che, con l’intervento dei presenti, tra cui molti membri della nobiltà, si è protratto fino a quasi mezzanotte.




Peru: votare contro il marxismo, un dovere morale


Lima. Gli occhi degli analisti erano puntati sulle elezioni politiche in Peru (primo turno ad aprile, ballottaggio a giugno). Elezioni altamente significative in quanto potevano confermare oppure infirmare la tendenza conservatrice che si fa sentire nella regione. Dal primo turno è uscito un Parlamento a maggioranza moderata e di centro-destra, seppur frammentata fra vari partiti che dovranno trovare un’intesa per poter governare di fronte a una sinistra invece concentrata nel partito Gana Perú.


Per la presidenza, sono andati al ballottaggio Ollanta Humala, colonnello dell’esercito in pensione e leader della sinistra marxista e nazionalista, e Keiko Fujimori, figlia dell’ex-presidente Alberto Fujimori, di tendenza conservatrice e populista. 


Un intreccio di circostanze che giungono all’incredibile, avevano fatto convergere sul candidato marxista parte del voto cattolico. Di fronte alla reale possibilità che il Paese potesse ripiombare nel comunismo (che lo aveva già devastato nel periodo 1968-1980), l’associazione Tradición y Acción por un Perú Mayor, consorella della TFP, ha lanciato il manifesto “Votare contro il marxismo è un dovere morale”.


Pubblicato sui maggiori giornali del Paese, nonché oggetto d’una fitta campagna sulla rete, il manifesto dimostra l’incompatibilità del marxismo con la dottrina della Chiesa, e il risultante obbligo morale di non appoggiarlo.

Categoria: Giugno 2011

Iscriviti alla Newsletter

Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter