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2011

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La crociata della fierezza

 

La conclusione dell’Accademia è stata affidata a Juan Miguel Montes, che si è ispirato ad una conferenza del prof. Plinio Corrêa de Oliveira in occasione di un incontro giovanile a San Paolo del Brasile. Trascriviamo ampi stralci del suo intervento.

 

Quando il prof. Plinio Corrêa de Oliveira concludeva un incontro giovanile come questo, coerentemente con tutta la sua vita da cattolico militante, egli invitava sempre a una militanza contro-rivoluzionaria. Per spronarci nella causa della Contro-Rivoluzione,  usava la parola portoghese “ufania”.

 

Una fierezza umile

 

In genere, i dizionari italiani la traducono come superbia, orgoglio, vanagloria, alterigia. Le attribuiscono, cioè, significati negativi. Al contrario, esiste un significato positivo. “Fania” in greco vuol dire manifestazione. La teofania, per esempio, è la manifestazione di Dio.

Il verbo portoghese riflessivo “ufanarse”, essere “ufano”, vuol dire manifestare qualcosa con una legittima fierezza, con un legittimo vanto, con una sana contentezza, con un legittimo desiderio di avanzare a testa alta.

Il dott. Plinio ci invitava a procedere con  una legittima fierezza contro-rivoluzionaria, con un sacrosanto vanto dei nostri ideali, con una vera e propria soddisfazione delle nostre convinzioni.

Non si tratta di una fierezza orgogliosa, superba. Anzi. La nostra fierezza è, paradossalmente, quella degli umili. È quel vanto che ci insegna san Paolo quando dice: “Non ci sia altro vanto che nella Croce di Nostro Signore”. Il nostro vanto non sia altro che la nostra cattolicità militante.

La nostra fierezza non è auto-contemplativa e narcisistica. Essa si armonizza appieno con la frase della Scrittura: Non mihi, Domine, non mihi, sed nomine tuo da Gloriam. Non per me Signore, non per me, ma per la gloria del Tuo nome!

Noi siamo fieri perché ciò che facciamo lo facciamo per Nostro Signore, perché avvenga il suo Regno per mezzo del trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Era questa la fierezza del crociato che cavalcava verso la Terra Santa, ma anche di coloro che rimanevano in Europa a costruire le cattedrali, le università, gli ospedali. Si è mai vista una fierezza più gagliarda e gloriosa di quella delle cattedrali gotiche con le loro guglie svettanti verso il cielo?

Tuttavia erano fierezze umili. La maggior parte dei costruttori di cattedrali e dei cavalieri crociati sono rimasti anonimi. Perché? Perché, secondo la famosa frase di sant’Agostino, loro portavano l’amore di Dio fino all’oblio di se stessi, a differenza dei rivoluzionari che portano l’amore di se stessi fino all’oblio di Dio. La Rivoluzione è frutto dell’orgoglio e della superbia.

La Contro-Rivoluzione deve, per forza, reagire contro questo peccato, deve essere il frutto dell’umiltà e del desiderio di rimettere Dio al centro di tutto. Questa umiltà, però, non esclude il dovere di portare avanti la Contro-Rivoluzione con fierezza.

 

La fierezza della Contro-Rivoluzione

 

Noi dobbiamo essere fieri nel portare avanti il nostro ideale, consapevoli che esso è più alto di una cattedrale gotica, più nobile della conquista della Terra Santa. È un ideale santissimo, perché noi non cerchiamo la conquista del sepolcro fisico di Cristo bensì auspichiamo che, ogni anima individualmente e la società come un corpo, mettano Cristo sul trono che Gli compete.

Essere dunque contro-rivoluzionari nel caos dei nostri giorni vuol dire essere torce ardenti in mezzo alle tenebre di una civiltà morente, per molti versi apostata. Dobbiamo renderci ben consapevoli che stiamo collaborando a costruire il trionfo del Cuore Immacolato di Maria promesso a Fatima.

Un contro-rivoluzionario deve innalzarsi come uno stendardo di fede e di coraggio, di splendore di verità e di ordine, davanti a un’opinione pubblica confusa e disorientata.

Questa missione va compiuta con fierezza, perché la fierezza attira e trascina, la fierezza proclama che l’ideale è più risplendente della più risplendente cattedrale, più solido del castello più solido. Se perseguiremo quest’ideale con determinazione e orgoglio avremo moltiplicato il suo potere detonante nelle anime; la sua forza di conversione di altre persone.

Se saremo perseveranti in questo camminare a testa alta contro la Rivoluzione, un giorno saremo ripagati. Nostro Signore ci dirà: “Venite voi eletti perché avete lottato per Me, perché non vi siete vergognati di Me, perciò ora io vi confesso davanti al Padre Eterno”.

Ecco l’invito e la promessa che il dottor Plinio ci ripeteva insistentemente in queste occasioni.

 

Crociata della fierezza

 

Egli parlava di una “crociata della fierezza”. Fieri cavalieri del nostro tempo che fendono le tenebre attirati da un nuovo Deus Vult!, un nuovo Dio lo vuole!, che risuona sulla terra.

Se sapremo comportarci con fierezza e con umiltà, attireremo altri e potremo veramente essere pietre vive della grande cattedrale di luce e di gloria di Dio che sarà il Regno di Maria.

Concludo affermando che, per portare avanti questa crociata, serve molto spirito soprannaturale. Perché non è con le nostre forze umane che potremo realizzare l’ideale della Contro-Rivoluzione, cioè la distruzione della Rivoluzione e la costruzione del Regno di Maria. Questo obiettivo lo raggiungeremo ricorrendo continuamente a “Colei che da sola ha schiacciato tutte le eresie”.

Chiediamo particolarmente alla Madonna sotto l’invocazione del Buon Consiglio, alla quale il dottor Plinio era specialmente legato, la grazia del buon consiglio.

Preghiamo anche molto gli uni per gli altri, perché dobbiamo costituire una vera e nobile fratellanza nelle fila della Contro-Rivoluzione. Un salmo della Scrittura dice: un fratello aiutato da un altro fratello diventa una città fortificata. Un altro salmo dice ancora:  Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum (“Vedete quanto è buono, quanto riempie di gaudio che i fratelli siano uniti”).

La Contro-Rivoluzione deve camminare non solo fiera ma anche unita, perché unita è forte. Uniti ci aiutiamo a vicenda, uniti vinciamo il rispetto umano e il disprezzo dei rivoluzionari. Dispersi invece siamo deboli e sarà più facile che si spenga la fiamma dell’ideale.

Perciò queste parole finali vogliono essere un invito a rimanere uniti sotto il manto della Madonna. Sotto il manto di Colei che ci guarda dall’alto e sembra chiederci: “Figlio mio, in questo momento di grave crisi della Chiesa, di spegnimento della luce della Cristianità, anche tu rimarrai indifferente?” 

Categoria: Ottobre 2011

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