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2011

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Anche quest’anno la TFP italiana ha organizzato un’Accademia estiva per i giovani universitari. Hanno partecipato una ventina di ragazzi provenienti da tutta l’Italia, ai quali si sono aggregati tre romeni, un austriaco e un olandese oltre, ovviamente, agli scozzesi, padroni di casa.

L’evento ha avuto luogo nella sede della TFP britannica a Milngave, nella periferia nord di Glasgow, un’antica farm che, per la sua costruzione in pietra e legno, ricorda un po’, in piccolo, le antiche abbazie che una volta costellavano queste terre.

Suggestivo l’argomento affrontato quest’anno: “Quella dolce primavera della Fede: la Civiltà cristiana medievale”, con particolare riferimento al Regno di Scozia e alle sue vicende storiche.

Dopo aver esposto il tema, i relatori si sono soffermati su alcune figure storiche della Cristianità scozzese: la regina santa Margherita, il re san Davide I, William Wallace, Robert the Bruce, per finire con una commovente visione della “regina martire”, Maria Stuarda.

Il fitto programma accademico ha previsto anche visite culturali ai centri storici di Glasgow e Edimburgo, ai castelli di Holyrood e Stirling, nonché ai luoghi di celebri battaglie come Stirling e Banockburn. Il tour comprendeva anche una tappa al castello di Inverary, appartenente ai Duchi di Argyll, e un corso di degustazione di whisky tenutosi nella distilleria di Glengoyne.

Non sono mancate attività di sano svago come la partecipazione al famoso Edinburgh Military Tattoo e una escursione a Loch Lomond.

 

L’Ordine cristiano

 

Osservando la natura umana, troviamo in essa una tendenza innata a relazionarsi con altri uomini. È il cosiddetto istinto di socialità, che determina nell’uomo un bisogno imperioso di vivere  permanentemente in società. Essendo l’Autore della natura umana, Dio è anche l’Autore dell’istinto di socialità e, dunque, di tutte le sue conseguenze. In altre parole, la società è voluta da Dio.

La società deve seguire certe leggi. I motivi sono almeno due: da una parte, se la società è di origine divina, appartiene all’ordine dell’universo voluto da Dio e deve quindi assoggettarsi alla legge naturale ed eterna. D’altra parte, se vogliamo che la società adempia al suo scopo — il bene comune dei cittadini — deve osservare le condizioni che producono pace ed ordine:

— un ordine materiale, per il quale ogni elemento deve essere disposto correttamente e gerarchicamente secondo il suo fine o funzione;

— un ordine morale che implica che la società non può restare indifferente, ma ha il dovere di promuovere la rettitudine;

— un ordine soprannaturale, perché il dovere e il bisogno degli uomini di relazionarsi con Dio non scompare quando essi vivono in società. Essendo l’uomo fatto di corpo ed anima, spetta alla società non solo la soddisfazione dei suoi bisogni materiali, ma anche di quelli spirituali attraverso la promozione della religione.

 

La sacralità

 

Tale ordine non si può spiegare senza la vita soprannaturale. Il ruolo della grazia consiste precisamente nell’illuminare l’intelligenza, fortificare la volontà, e temperare la sensibilità perché tendano al bene. L’uomo, quindi, lucra enormemente con la vita soprannaturale, che lo eleva al di sopra delle miserie della natura decaduta. La società cristiana è dunque fondamentalmente sacrale.

La sacralità dell’ordine temporale era, forse, il più importante tema del pensiero e dell’azione di Plinio Corrêa de Oliveira. Distinguendo perfettamente fra ordine spirituale e ordine temporale, egli voleva tuttavia che la vita cristiana penetrasse profondamente quella sociale, e che questa, a sua volta, servisse “ministerialmente” l’ordine spirituale. Proprio a questo tema egli ha dedicato alcuni dei suoi più importanti saggi, come «La crociata del secolo XX» e «Note sul concetto di cristianità».

 

La civiltà cristiana medievale

 

Quest’ordine non è una chimera, esso è veramente esistito. Parliamo, è chiaro, della Cristianità medievale, la più alta realizzazione, per quanto lo permet- tessero le concrete condizioni dei tempi e dei luoghi, della civiltà cristiana. È a quest’ordine che Leone XIII si riferiva quando scriveva, nell’enciclica Annum Ingressi (1902), “Ci fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava gli Stati”.

Due riunioni sono state dedicate all’analisi della Cristianità medievale. Quest’ordine è stato giusto non soltanto perché, nella sua composizione sociale, politica ed economica incorporava i principi della giustizia, divina e naturale, ma soprattutto perché aveva come principio cardine la Fede di Cristo e la fedeltà alla Sua Santa Chiesa. Così istituito, l’ordine medievale diede frutti in ogni campo che nessun artificio storico potrà cancellare.

 

Il cardo e la croce

 

Una caratteristica della Civiltà cristiana è quella di comportare molte “incarnazioni”, vale a dire attuazioni storiche concrete che, pur mantenendo intatta l’unità spirituale, possono variare in modo accidentale. Queste variazioni sono, anzi, un’esigenza dell’estetica dell’universo che richiede unità nella varietà. Una di queste “incarnazioni” fu la Cristianità scozzese.

“Siamo, e promettiamo di esserlo sempre, disposti a eseguire la Vostra volontà in ogni cosa, come figli obbedienti del Vicario di Cristo, e obbedienti a Cristo stesso, Supremo Re e Giudice. Noi ci impegniamo solennemente a difendere la Sua causa, deponendo in Lui tutta la nostra speranza. Che Egli ci ispiri il coraggio di annientare i Suoi nemici”.

Ecco quanto si legge nella Dichiarazione di Arbroath, del 1320, con la quale i nobili scozzesi proclamavano la loro fedeltà alla Cattedra di Pietro, nella persona del Papa Giovanni XXII e, nel contempo, gli chiedevano di riconoscere l’indipendenza del Regno, allora contestata da Edoardo II d’Inghilterra.

La Fede approda in queste contrade agresti tramite l’apostolato del grande san Columba che, nel 563, fonda il monastero di Iona e, successivamente, incorona Aidan McGabrain Re di Dalriada. Il Regno sarà successivamente unificato nell’843 sotto Kenneth I McAlpin, capostipite della dinastia che regnerà sulla Scozia per tutto il Medioevo.

Figura centrale è, senza dubbio, la regina santa Margherita (1045-1093), moglie di Malcolm III. Nata in Ungheria nella corte di Andrea il Cattolico, madre di otto figli, alcuni venerati come santi, Margherita portò in quelle terre, ancora rozze, non solo una Fede salda e militante, ma anche un grande impulso civilizzatore.

 

Riforma e distruzione

 

Nella piazza antistante alla cattedrale di san Mungo, a Glasgow, un’insegna proclama con mal celata fierezza: “Unica chiesa rimasta intatta dopo la Riforma”. Infatti, tutte le altre chiese, cappelle e monasteri del Regno furono rasi al suolo dalla rabbia dei riformatori presbiteriani. L’odio iconoclasta dei protestanti, incitati da John Knox, si scagliò non solo contro gli edifici religiosi, i santuari, le immagini sacre e le reliquie ma, soprattutto, contro i cattolici stessi.

Le terre di Scozia sono intrise del sangue dei martiri, a cominciare da san John Ogilvie, sacerdote gesuita martirizzato nel 1615. Non è affatto esagerato qualificare la politica dei protestanti nei confronti del cattolici scozzesi come vero e proprio “genocidio”. È fatto poco noto, ma le prime eliminazioni di massa della storia moderna — precursori di quella “soluzione finale” di infausta memoria — furono eseguite ai danni dei clan cattolici delle Highlands.

Ricordiamo, per esempio, l’esecrabile massacro di Glen Coe (1692), nel quale furono trucidati i trentotto capi del clan MacDonald, insieme a quaranta tra donne e bambini, per aver rifiutato di giurare fedeltà al protestante Guglielmo d’Orange.

Ancor oggi sussistono non poche restrizioni ai cattolici. Le chiese, per esempio, non possono avere una torre campanaria.

Dalla visita alle rovine dell’abbazia di Holyrood a quelle dell’abbazia di Cambuskenneth,  l’Accademia è stata un vero pellegrinaggio attraverso le rovine della Cristianità. Non sono, però, rovine di morte. Da esse emana una promessa di restaurazione, per la quale abbiamo pregato con fervore ad ogni passo.

 

Messa solenne e chiusura

 

Per tutta la durata dell’Accademia è stata celebrata la Santa Messa quotidianamente in rito cattolico bizantino. L’ultimo giorno l’antica liturgia di S. Giovanni Crisostomo è stata celebrata con molto splendore.

La riunione di chiusura è stata affidata a Juan Miguel Montes, della TFP italiana. L’Accademia si è conclusa con una cena conviviale tipicamente scozzese, a base di haggis, un insaccato di interiora di pecora, rigorosamente innaffiato al whisky.

Secondo la tradizione, lo haggis è introdotto solennemente su un vassoio di argento al suono delle cornamuse. Prima di servirlo, un araldo racconta vecchie storie di guerra e di caccia. Alla fine, alzando il dram di whisky, esclama ad alta voce, in gaelico, “Slainte!”, ovvero “Salute!” Per la Scozia, per i partecipanti all’Accademia e per il trionfo della Civiltà cristiana in queste terre e nel mondo.

Categoria: Ottobre 2011

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