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2012

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Maschietti e femminucce: ma sono proprio diversi?

 

   Forse uno dei sintomi più lampanti della decadenza morale e psicologica dei nostri tempi è la facilità con cui sono negate realtà che per millenni i nostri antenati hanno invece accettato come di prima evidenza. Un esempio? La “teoria del gender” ritenuta, chissà perché, l’ultima frontiera della modernità. Questa teoria nega che la differenza fra i sessi sia dettata da fattori oggettivi — genetici, biologici, psicologici — e la attribuisce invece a condizionamenti di tipo socio-culturali. Insomma, io non nasco maschio o femmina, ma lo divento, se ciò è mio desiderio. Oppure posso diventare qualunque “genere” mi vada di fantasticare: omo, etero, trans, travesti e via discorrendo. La moderna “scienza” ha già identificato nientemeno che 23 “generi” per soddisfare ogni stravaganza.

   Ecco che, in sostegno alla tradizione, arriva uno studio recentemente pubblicato negli Stati Uniti dalla professoressa Lise Eliot, docente di Scienze neurologiche presso la Scuola di Medicina dell’Università di Chicago: «Pink Brain, Blue Brain. How Small Differences Grow Into Troublesome Gaps» (University of Chicago Press, 2011), ovvero «Cervello rosa, cervello blu. Come piccole differenze diventano divari fastidiosi».

   «I ragazzi e le ragazze sono diversi — leggiamo nell’introduzione — Questo fatto, evidente ad ogni generazione precedente alla nostra, si presenta come una rivelazione sconcertante per molti genitori di oggi. Educati in un’epoca che proclama la parità dei diritti, essi assumono, o almeno vorrebbero assumere, l’idea che le differenze tra i sessi non siano innate ma fabbricate nel tempo».

   Sintetizzando anni di ricerca in campo neurologico, sia propria che di altri autorevoli colleghi, la professoressa Eliot mostra come il cervello dei bambini sia molto malleabile. In tenera età, le differenze neurologiche e, quindi, psicologiche fra i sessi non sono molto marcate. Ma ogni cervello — quello “blu” come quello “rosa” — già contiene piccole differenze che andranno poi accentuandosi col tempo.

   L’accentuazione di queste differenze dipende  dallo sviluppo e dall’educazione, che a partire da una certa età comincia a divergere: i maschi giocano con i camioncini, le femmine con le pupe, e via dicendo.  Ma questa divergenza — ed ecco la tesi centrale del libro — non è arbitraria, bensì corrispondente alla natura stessa di ogni cervello. In altre parole, pena gravi disturbi psicologici, un cervello “blu” deve svilupparsi in chiave “blu”. Uno “rosa” in chiave “rosa”. È in questo modo che si asseconda la natura.

   Esattamente l’opposto di quanto affermato dalla “teoria del gender” che, ancora una volta, si dimostra totalmente priva di fondamento scientifico.

Categoria: Marzo 2012

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