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2012

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Pace e armonia? Anzi, lotta e conflitto

 

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.

Nel cuore del messaggio cristiano troviamo il richiamo alla pace. Per la loro stessa natura, gli esseri razionali anelano ardentemente alla pace. La nostra condizione naturale è quella della tranquillità nell’ordine. Nel seno della famiglia, per esempio, si aspira naturalmente all’armonia risultante dalla pacifica convivenza fra i suoi membri. Dice S. Agostino: “Come infatti non v’è alcuno che non voglia godere, così non v’è chi non voglia avere la pace” (1).

Questo presuppone un atteggiamento amorevole nei confronti del prossimo, che è alla base dell’essere cristiano. “Dobbiamo desiderare il bene non solo per noi, ma anche per gli altri”, esortava S. Tommaso d’Aquino (2).

Su queste verità basilari, la Chiesa ha costruito una dottrina sociale sorretta dai concetti di ordine, di armonia e di equilibrio. Armonia interiore nelle persone, armonia nella famiglia, armonia fra le istituzioni, armonia fra le classi sociali, armonia fra le nazioni. La Chiesa rigetta i sistemi fondati sull’odio, sull’invidia e sullo scontro.

Perciò, ribadendo la “necessità della concordia”, Papa Leone XIII insegnava nella Rerum Novarum: “La concordia fa la bellezza e l’ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non può dare che confusione e barbarie” (3).


Rabbia e insurrezione

Tutt’altro è l’atteggiamento dei teologi della liberazione.“La teologia della liberazione nasce da una tintura di rabbia”, rivela il teologo della liberazione americano Alfred Hennelly (4). “La teologia della liberazione inizia con l’insurrezione”, afferma a sua volta la teologa femminista Sharon Welch, dell’Università di Harvard (5). “La teologia della liberazione nasce dalla praxis sovversiva degli oppressi”, rincara Gustavo Gutiérrez (6). Rabbia, insurrezione, praxis sovversiva... La loro teologia è tutt’altro che armoniosa.

Per instillare negli “oppressi” questa rabbia, spingendoli verso una praxis sovversiva, la Teologia della liberazione applica capillarmente tecniche di “conscientizzazione”. Inizialmente elaborate dal pedagogo brasiliano Paolo Freire (7), queste tecniche, che più di uno ha paragonato ad un “lavaggio di cervello”, trasformano un pacifico cittadino in un rivoluzionario militante. Il metodo è pensato per indurre il paziente a rigettare la “coscienza primitiva”, cioè l’atteggiamento mansueto di chi accetta l’ordine stabilito, e farlo acquisire invece una “coscienza critica” che sfocia in una militanza rivoluzionaria. Solo all’interno di questa militanza si potrà “fare teologia”.

In questo senso, la Teologia della liberazione si configura come un vasto movimento teso a instillare l’odio, che poi sarà indirizzato alla lotta di classe. L’esatto opposto della dottrina sociale della Chiesa.


Dialettica hegeliana

La rabbia e la sovversione sono l’anima della Teologia della liberazione. Alla base troviamo una visione hegeliana della storia, secondo cui la sua forza motrice sarebbero le lotte dialettiche. “La lotta è un bisogno oggettivo”, proclama Frà Clodovis Boff (8). “La teologia della liberazione suppone una lotta rivoluzionaria”, dichiara Gustavo Gutiérrez  (9).

Si tratta proprio dell’“eterno conflitto” denunciato da Leone XIII che, invece di produrre pace e armonia, genera “confusione e barbarie”.

Per i teologi della liberazione ogni realtà andrebbe analizzata sotto il prisma della conflittualità, mai dell’armonia o dell’unità.

Esempio tipico ne è la loro ecclesiologia, fondata sul conflitto dialettico base-gerarchia, cioè: laici-sacerdoti, chiesa discente-chiesa docente, preti-vescovi e via dicendo. “La lotta di classe esiste nella stessa Chiesa — afferma Gutiérrez — l’unità della Chiesa va ritenuta, con ragione, un mito che deve scomparire” (10). “L’attuale chiesa porta la stessa contraddizione di classe della società capitalista — leggiamo in un documento del 1975 — C’è una vita ecclesiale che domina e opprime, e un’altra che è dominata e oppressa” (11).

 


1. «De civitate Dei», 19, 12.

2. S. Th. II, II, 83, 7.

3. Leone XIII, «Rerum Novarum», 15 maggio 1891.

4. Alfred Hennelly, S.J., «Theology for a Liberating Church», p. 6.

5. Sharon D. Welch, «Communities of Resistance and Solidarity. A Feminist Theology of Liberation», Orbis Books, New York, 1985, p. 35.

6. Gustavo Gutiérrez, «The Power of the Poor in History», p. 17.

7. Cfr. Paulo Freire, «La pedagogia degli oppressi», EGA, Torino 2002; Id., «L’educazione come pratica di libertà», Mondadori, Milano, 1973; Id., «The Politics of Education. Culture, Power and Liberation», Bergin and Garver, South Hadley,1985.

8. Citato in R.P. Pedro Herrasti, S.M., «La Teología de la Liberación», Folleto EVC, N° 618, Messico, sd.

9. Gustavo Gutiérrez, «The Power of the Poor in History», p. 37.

10. Gustavo Gutiérrez, «A Theology of Liberation», Orbis Books, New York, 1973, p. 277.

11. Document Finale, II Conférence Internationale des Chrétiens pour le Socialisme, Québec, Canada, aprile 1975.

Categoria: Ottobre 2012

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