Testo

2013

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Intervista con Eugenio Trujillo, direttore di Tradición y Acción

Efficace azione anti-guerriglia

 

La Colombia è stata caratterizzata da una situazione di violenza guerrigliera.

È vero, purtroppo, e non da ieri. Dal 2002 al 2010, però, le cose sono cambiate radicalmente. Il governo del presidente Uribe è stato energico nella lotta contro la guerriglia, ottenendo risultati molto positivi. Per decenni, i governi e i politici colombiani avevano seguito una strategia di dialogo totalmente sbagliata. Un mix di impunità e di amnistia, sommato al rifiuto di combattere efficacemente l’insorgenza, aveva permesso ai guerriglieri di moltiplicarsi fino al punto di governare intere regioni del Paese. Con Uribe le cose sono cambiate. C’è stata una strategia globale per combattere i gruppi insorgenti, e ciò ha prodotto frutti molto positivi. I territori governati dalle FARC [Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia, ndr] sono stati liberati, e l’insorgenza praticamente annientata. Non è sparita del tutto, ma ormai sembra solo questione di tempo.

Un argomento usato dai difensori del dialogo era che le FARC contavano con un forte appoggio popolare, rendendo impossibile una loro sconfitta. Uribe ha sfrattato questo mito. È bastato che il governo si mostrasse forte e deciso, che la stragrande maggioranza della popolazione ha sostenuto il suo sforzo. Nel 2006 egli è stato rieletto col 63% per un secondo mandato, e avrebbe vinto anche un terzo mandato nel 2010, se non gli fosse stato vietato dalla Costituzione. Pari passu, il prestigio delle forze dell’ordine, esercito e polizia, è molto aumentato. I colombiani hanno apprezzato il loro sacrificio nel riportare la pace.

Da oltre venticinque anni veniamo ribadendo che la popolazione sostiene lo sforzo contro la guerriglia. I colombiani non accettano l’ideologia marxista, non approvano i crimini e le atrocità dell’insorgenza. Vogliono la pace. Abbiamo sempre mantenuto che c’era nel Paese una situazione di dissenso sordo, cioè non interpretato dalle autorità politiche. Con Uribe, tale dissenso è venuto allo scoperto. Durante la maggior parte del suo governo, egli ha potuto contare sull’appoggio di 70% del pubblico, secondo i sondaggi.

I cosiddetti “processi di pace”, durati dal 1982 al 2002, hanno causato molto male al Paese. Mentre negavano ai cittadini la protezione della legge, concedevano ai guerriglieri un’impunità che diventava un vero e proprio favoritismo. Per esempio, accogliendosi all’amnistia, il leader del sanguinoso gruppo guerrigliero M19 Antonio Navarro Wolff è entrato in politica, diventando sindaco, senatore e governatore. È stato anche ministro della Sanità sotto il presidente César Gaviria. Bisogna poi dire che, mentre negoziavano col governo, i guerriglieri continuavano ad ammazzare. In pieno “processo di pace”, c’erano ogni anno 2mila sequestri, 35mila omicidi e più di cento attacchi terroristici a piccoli villaggi.

 

Ci sono indizi che il presidente venezuelano Hugo Chávez protegga le FARC?

Senza dubbio. I leader delle FARC si vantano di essere suoi amici, e ci sono prove che questo paese funga da rifugio per molti guerriglieri colombiani che hanno attraversato il confine, in fuga dall’esercito colombiano. Chávez serve, inoltre, da collegamento fra i leader delle FARC e le autorità politiche internazionali. Quindi, è in contatto permanente con loro. Nel febbraio 2008, l’esercito colombiano prese d’assalto il campo base del comandante delle FARC Raúl Reyes. Fra l’altro, ottennero acceso al suo computer personale, trovandovi centinaia di messaggi intercorsi fra le FARC, Hugo Chávez e il presidente socialista dell’Ecuador Rafael Correa.

Poco prima c’era stata la cattura di un guerrigliero colombiano a Caracas, dove era protetto dal governo Chávez. Nell’occasione, Colombia presentò all’OEA (Organizzazione degli Stati Americani, ndr) prove sulla presenza in Venezuela di almeno dieci capi delle FARC nella stessa situazione. Inoltre, dimostrò l’esistenza in territorio venezuelano di campi guerriglieri.

 

E adesso il presidente Juan Manuel Santos vuole ripetere l’errore dei processi di pace.

Ahimè! Come ministro della Difesa di Uribe, Santos si era coperto di meriti e di prestigio. È questo prestigio, ottenuto all’ombra di Uribe, che gli permise di vincere le elezioni presidenziali nel 2010 con più del 60% dei voti. Tutti aspettavano una continuità nella lotta contro l’insorgenza. Invece, totalmente a sorpresa, egli annunciò che era in trattative segrete con le FARC per avviare un nuovo “processo di pace”. È impossibile non vedere in tale gesto un’infedeltà ai suoi elettori.

Per allertare i colombiani contro tale politica fallimentare abbiamo pubblicato il manifesto Le capitolazioni segrete mai condurranno alla vera pace. Finora, la risposta del pubblico è stata molto positiva. Vedono in questo manifesto la continuazione di trent’anni di lotta della TFP contro le insidie della guerriglia. In linguaggio sempre molto rispettoso, il manifesto mostra le ingenuità che contraddistinguono il “processo di pace”. Una per tutte: mentre le Forze Armate si impegnerebbero a non più perseguitare i guerriglieri, a costoro non si chiede di riconsegnare le armi!

Soprattutto, il presidente Santos sembra dimenticare la lezione della storia. Negli anni 1990 si fece di tutto per venire incontro alle esigenze dei guerriglieri. Si arrivò perfino a creare una nuova Costituzione gradita alle FARC. Con quale risultato? Niente! Le FARC continuarono ad ammazzare e a sequestrare. Le FARC non si fermeranno fino a non aver trasformato Colombia in una dittatura marxista del proletariato. E questo non lo possiamo permettere.

Chiudiamo, quindi, il manifesto con un appello alla Madonna affinché apra gli occhi dei nostri governanti, e non permetta questo esito per il nostro amato Paese.

Categoria: Marzo 2013

Iscriviti alla Newsletter

Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter