Testo

2013

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to Twitter

Intervista all’autore John Horvat

 

Ritorno all’ordine per superare l’economia fondata sull’intemperanza frenetica

 

Cosa c’è di nuovo nella soluzione proposta nel libro «Ritorno all’ordine»?

Quando pensano alle soluzioni, la maggior parte delle persone pensa in termini di sistemi, cioè un piano da mettere in pratica per risolvere tutti i problemi. Le soluzioni proposte nel libro partono da un presupposto totalmente diverso. Noi vogliamo una società cristiana organica. Le soluzioni organiche prendono spunto da alcuni principi basilari della legge naturale e della dottrina cattolica, ma poi si sviluppano in modi che non è possibile prevedere, poiché si adattano alle circostanze concrete di ogni realtà, che possono variare molto. Non è un sistema rigido, una sorta di piano quinquennale socialista che impone una serie di norme e di regolamenti sull’intera società. Non è una soluzione ideata a tavolino.

Proponiamo il ricorso ai principi cristiani immutabili, che sono meravigliosamente conformi alla natura dell’uomo. Questi principi sono molto stabili poiché si fondano sulla legge naturale, che è uguale per tutti i popoli in tutti i tempi. Poi, nelle applicazioni concrete, possono dare origine a una ricca varietà di culture.

Ecco l’aspetto nuovo (e vecchio) delle soluzioni proposte nel libro. Proponiamo soluzioni che, prendendo in considerazione il lato umano delle cose, siano molto elastiche, pur mantenendo una base solida.

 
Potrebbe fare un esempio di soluzione cristiana organica?

Mi viene in mente la famiglia. Non si può inventare un nuovo tipo di famiglia, salvo poi imporla a un popolo. La famiglia sorge da alcuni principi generali che attecchiscono nel diritto naturale, come per esempio il suo carattere di unione monogamica fra persone di sesso diverso. Salvaguardati tali principi, la famiglia dovrebbe avere la massima libertà per sviluppare il proprio carattere, il proprio modo di essere e di operare. Da ciò deriva una società piena di spontaneità, vitalità e bellezza.

Questa è una soluzione organica. Non è una soluzione meccanica, un sistema rigido da imporre alle persone. I sistemi rigidi soffocano la cultura. Lo Stato non deve intervenire in aree che non gli competono. È il principio di sussidiarietà, un pilastro della società organica.Parliamo di economia. Cos’è che non va nell’attuale sistema economico?

Oggi abbiamo un tipo di economia costantemente in preda alla frenesia. È ciò che chiamo intemperanza frenetica. È un termine coniato per descrivere lo spirito inquieto e avventato che oggi domina vasti settori dell’economia. Tale spirito cancella ogni legittima restrizione e punta soltanto a soddisfare le passioni disordinate.

L’intemperanza frenetica produce non solo avidità e ambizione, ma anche un’espansione esplosiva dei desideri umani oltre i limiti della ragione e della morale. Porta a realizzare attività economiche in cui l’idea stessa di moderazione è cancellata, insieme ai valori spirituali, religiosi, morali e culturali che normalmente dovrebbero temperare l’attività economica. L’intemperanza frenetica introduce nell’economia un elemento quasi irrazionale che produce rapporti convulsi, speculazione e rischi esagerati.

È impossibile risolvere i nostri problemi economici con leggi o con regole. Il problema sta nell’uomo, nella sua anima. L’unica risposta reale all’intemperanza frenetica è un ritorno alla temperanza. E questo esige una conversione spirituale.

 
Ci può fare un esempio di intemperanza frenetica?

La crisi dei mutui subprime del 2008 è un esempio da manuale. Al fine di acquistare una casa a qualsiasi costo — la famosa “bolla immobiliare” — un numero enorme di persone fece un mutuo con la propria banca senza avere i mezzi per pagarlo. Pensando solo al guadagno, i banchieri non si preoccuparono di controllarne i rischi. Vennero poi gli operatori finanziari che inserirono questi cattivi mutui in pacchetti di titoli, poi venduti agli investitori. La prudenza fu letteralmente gettata alle ortiche. È bastato che la bolla si sgonfiasse e i tassi di interesse aumentassero per far crollare tutto il sistema.

L’intemperanza frenetica tende a eliminare ogni restrizione, puntando solo alla gratificazione dei propri desideri. Ora, sono proprio queste restrizioni di ordine morale che dovrebbero temperare l’economia, rendendola umana e mantenendola entro limiti ragionevoli. L’intemperanza frenetica, invece, provoca una violenta accelerazione del ritmo di vita, che tende ad annullare l’elemento umano dall’economia, poiché trascorriamo tutto il tempo usando macchine sempre più veloci per poter mantenere tale ritmo. Le persone si riducono a ingranaggi di una gigantesca economia.

L’intemperanza frenetica toglie dall’economia il calore dei rapporti umani. Rende la vita brutale escludendo gli aspetti morali. Estingue il senso di comunità. Quando le persone comunicano solo per telefonino o per internet, non c’è più il contatto umano che c’era una volta. Si cancella ciò che alcuni economisti chiamano il “capitale sociale”. Abbiamo ormai quasi perso l’idea di comunità, cioè una struttura sociale in cui le persone si relazionano con legami di fiducia e di amicizia, la sola che può garantire all’economia un carattere umano.


Nel libro Lei parla della rule of money, la legge del denaro.

Quando l’intemperanza frenetica prende il sopravvento, il denaro tende a governare. Gli uomini mettono da parte i valori culturali e morali e adottano un sistema di valori diverso, che attribuisce eccessiva importanza alla quantità rispetto alla qualità, all’utile rispetto al bello, alla materia rispetto allo spirito. L’effetto tragico è che l’economia moderna è diventata fredda e impersonale, veloce e frenetica, meccanica e inflessibile. Abbiamo bisogno di reintrodurre l’elemento umano nell’economia e nella società. Abbiamo bisogno di un ritorno all’ordine, a un ordine cristiano.


Qual è la migliore risposta alla legge del denaro?

La migliore risposta alla legge del denaro è la legge dell’onore. L’onore afferma valori che non si possono acquistare o vendere. Presuppone l’apprezzamento delle cose di qualità. L’onore diffonde nel mercato un clima di tranquillità e di temperanza. La legge dell’onore conduce naturalmente gli uomini a stimare e a cercare le cose eccellenti. Introduce nel mercato una serie di valori come la qualità, la bellezza, la bontà e la carità. Nell’onore troviamo l’influenza temperante delle virtù cardinali.

Qualcuno potrà obiettare: ma è possibile implementare, oggi, tale legge? Cominciamo per diffondere nella società principi, idee, valori morali, e vedremo come l’influenza del denaro inizierà a scemare.


Siamo anni luce da una concezione “capitalista” dei mercati.

Anche se difendiamo alcuni principi che fanno parte dell’economia di mercato — la proprietà privata, la libera impresa, il governo limitato e un fisco contenuto — siamo lontani da ciò che oggi si intende per “capitalismo”. La parola ha troppi significati che non possiamo avallare. La sinistra la usa per descrivere le mancanze o gli eccessi del sistema di mercato, mentre alcuni libertari la usano per promuovere un anarchismo radicale. Questo è il motivo per cui ho accuratamente evitato questa parola nel libro. Ho preferito seguire il saggio consiglio del gesuita Bernard Dempsey, secondo cui è impossibile definire scientificamente il “capitalismo”. Egli stesso utilizza il termine solo con molta riluttanza: “Solo un generale sciocco accetterebbe la battaglia sul terreno scelto dal suo avversario”.

Molti oggi, sia a sinistra sia a destra, intendono il capitalismo e il mercato come sinonimi di globalizzazione dei prodotti e dei capitali. La concezione organica dei mercati respinge invece il gigantismo nell’industria, nel commercio e nella finanza, in favore di un’economia a misura d’uomo. La concezione organica respinge la standardizzazione di massa dei prodotti, perché impoverisce culturalmente la società, diminuendo la tendenza di ogni regione a sviluppare i propri tesori culturali con le risorse del territorio. Apprezziamo il whisky, il camembert e lo champagne perché capiamo che sono espressioni di culture locali, che hanno preso le risorse del territorio e le hanno trasformate in prodotti ricchi di contenuti culturali. La vita avrebbe una ricchezza molto maggiore se avessimo più prodotti locali.


Come definire questa visione dell’economia?

È sicuramente diversa dalla visione moderna. Credo che l’economia si debba basare sui principi che informavano la società pre-industriale. Intendiamoci, non dico di tornare indietro storicamente. Parlo di ripristinare quei principi perenni che sono alla base di un’economia sana ed equilibrata.

I problemi sono iniziati quando il pensiero economico si è staccato dalla filosofia morale. Questa rottura è stata particolarmente evidente con l’avvento della rivoluzione industriale (1760-1840). Gli economisti hanno cominciato a sostenere che l’economia non deve’essere soggetta a nessuna norma etica superiore. Ciò ha portato progressivamente all’intemperanza frenetica della quale parlavo sopra.

Un secondo problema con l’economia moderna è la sua dissociazione da ogni considerazione sociale. Nella visione cattolica, economia e società sono realtà complementari, mai separate. Abbiamo bisogno di ripristinare l’elemento sociale nell’economia. Abbiamo bisogno di un ordine economico vincolato ai principi generali di socialità, carità e giustizia. Abbiamo bisogno di dare maggiore risalto alle istituzioni che aiutano a rinforzare tale ordine sociale: la famiglia, la comunità, lo Stato cristiano e la Chiesa.L’economia, che dovrebbe essere uno strumento per aiutare l’uomo a raggiungere il suo fine ultimo, è diventata un padrone autoritario. Dobbiamo riportare l’economia ai suoi limiti naturali. Ecco perché il libro propone un ritorno all’ordine.


La soluzione alla crisi passa, dunque, per un ritorno all’ordine cristiano?

Per risolvere l’attuale crisi non servono nuove leggi. È qualcosa di molto più profondo. Abbiamo bisogno di ridefinire le nostre priorità, riordinare la nostra vita, cominciare a praticare la temperanza e le altre virtù cardinali. Abbiamo bisogno di ritornare alla società organica cristiana. Tale società è chiamata organica perché non tratta le persone come parti di una macchina, bensì come esseri umani quali siamo.

La società organica rimette al centro l’elemento umano che è andato perduto nella società moderna. La società organica favorisce il ruolo temperante della tradizione, della morale, della famiglia e della comunità, aiutando a ricostruire il tessuto sociale e a calmare i mercati.Tale società sarà cristiana, cioè fondata sulle virtù cristiane. Sarà una società guidata dalla legge naturale. Sarà una società orientata al bene comune e alla vita virtuosa in comunità. Sarà una società piena di sfumature, di poesia e di passione.


Quali le prospettive?

Le soluzioni organiche non possono essere imposte. Devono svilupparsi in modo naturale. Nel libro si dimostra come l’attuale modello socio-economico sia in crisi. Abbiamo, dunque, bisogno di un modello alternativo che ci permetta di superare la crisi. Per causa di forza maggiore, sia chiaro che l’attuale modello ha i giorni contati, ci sarà naturalmente la ricerca di altri modelli. Dobbiamo essere pronti a respingere quelli che ci saranno proposti dai socialisti e dai liberali e a presentare, invece, quello derivante da una concezione cattolica delle cose.

Dobbiamo tornare ai principi dell’ordine cristiano, che fanno parte del nostro patrimonio e delle nostre tradizioni. Sono principi collaudati. Il libro mette questa opzione sul tavolo e mostra come ci si può già muovere in quella direzione.


Che cosa intende per “principi collaudati”?

La testimonianza della storia viene in difesa di tali principi. I loro antecedenti sono eccellenti. La gente tende a pensare che, prima della rivoluzione industriale, la civiltà fosse primitiva e arretrata. Ma è ben lungi dalla verità. In realtà la civiltà cristiana ha preparato la strada per il vero progresso.

I principi del cristianesimo hanno contribuito a inaugurare un periodo di incredibile dinamismo e di enormi progressi tecnologici. Lo storico Samuel Lilley, per esempio, dimostra che i progressi tecnologici sono stati proporzionalmente molto maggiori nel Medioevo che in tutta la storia precedente.

La società medievale non era per nulla nemica della tecnologia. Nel Medioevo sono state introdotte macchine in Europa su una scala che nessuna civiltà aveva in precedenza conosciuto. Alcuni storici sostengono che la rivoluzione industriale sia stata in realtà un prolungamento (io direi anche una corruzione) dei processi iniziati nel Medioevo. Lo storico Lynn White afferma che la cristianità è stata la prima civiltà complessa nella storia non costruita sulle spalle degli schiavi. Questo progresso dinamico non si limitava alla tecnologia, ma si estendeva anche al campo del diritto, dell’istruzione, della medicina, dell’economia e del governo.

Se non vi fidate dei libri di storia, almeno visitate i monumenti dell’epoca: cattedrali, università, castelli. Vi daranno un’idea di ciò che è stato compiuto.


Che cosa può fare l’americano medio?

Noi siamo parte della cultura dell’intemperanza frenetica. Anzi, sotto alcuni aspetti siamo il suo elemento più attivo. Il libro «Ritorno all’ordine» tratta anche di come tutti noi, nella nostra vita personale, possiamo trovare modi per staccarci dai ritmi frenetici che ci abbiamo creato.

Credo che siamo in grado di respingere la legge del denaro e la logica dei mercati di massa che alimentano l’intemperanza frenetica. Credo che siamo in grado di ristabilire il contatto con l’elemento umano mancante nella società e nell’economia. Qualsiasi misura che tenda a rafforzare la famiglia e la comunità locale è una misura positiva per ritornare all’ordine. Qualsiasi misura che aumenti il nostro apprezzamento per la riflessione, la bellezza, il dovere e la virtù è una misura positiva con cui possiamo tornare alla regola dell’onore.

Per questo, però, abbiamo bisogno di capire la crisi e di partecipare al dibattito sul futuro della nostra nazione. Il libro «Ritorno all’ordine» invita tutti a partecipare al dibattito su questi temi, che a nostro avviso sarà sempre più importante con l’aggravarsi della crisi.


Perché il ritorno all’ordine è così urgente adesso?

Uno dei principali motivi per cui il ritorno all’ordine è sempre più urgente, è che l’attuale modello americano, che ha retto il nostro Paese per due secoli, sembra essere entrato in declino. Il nostro “American way of life” non è più quello di una volta.  La polarizzazione interna rischia di sfasciare la nostra società. Quando il declino del sistema americano diventerà evidente, mettendone in discusssione le fondamenta, credo che molti comprenderanno l’importanza di un ritorno all’ordine.

Naturalmente, un ritorno all’ordine non ha senso senza un ritorno a Dio e alla Santa Chiesa. Una società ordinata è necessariamente una società virtuosa che confida nella Provvidenza e ci porta ad amare Dio. Tale società è possibile ed è a essa che dobbiamo tornare.

Categoria: Marzo 2013

Iscriviti alla Newsletter

Inoltre se desiderate essere invitati alle riunioni pubbliche in una delle città sopra elencate, Vi preghiamo di selezionare la casella corrispondente.
FacebookTwitter