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2013

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Plinio Corrêa de Oliveira e l’amore verso l’ordine dell’universo

 

di Adolpho Lindenberg *

 

Tutti abbiamo una certa visione di Dio, frutto delle nostre personali inclinazioni illuminate dalla grazia divina. La spiritualità di alcuni si fonda sulla contemplazione di Dio come misericordioso, altri Lo vedono come Giudice Supremo, oppure come il Buon Pastore e via dicendo. La spiritualità del dott. Plinio lo portava ad adorare Dio soprattutto come Altissimo, Creatore dell’universo, Onnipotente, risplendente, infinito, la Sublimità personificata.

Com’era il rapporto del dott. Plinio con Dio? Come egli pregava e meditava? Egli soleva alternare le preghiere con meditazioni sull’ordine dell’universo. Oserei dire che ciò succedeva perfino con la sua visione di Dio, aiutato dalla grazia che veniva per mezzo della Madonna. Suppongo che egli tentasse di formarsi un’immagine, pensando all’infinita maestà divina, utilizzando le nozioni che egli aveva per ideare una sintesi di tutte le sublimità, di tutte le sommità, di tutte le perfezioni che la sua devozione lo portava ad ammirare. Solo dopo essersi fatto una figura, qualcosa di simile alla Sacra Sindone, egli si prostrava in spirito per adorarLo con tutte le forze dell’anima.

Metafisicamente, si può dire che ogni essere creato da Dio riflette a modo suo una certa perfezione divina. Tali perfezioni, in numero quasi infinito, si assomigliano, si distinguono, si oppongono, tendendo sempre a comporre un’immagine del Creatore. Plinio aveva una grande facilità a stabilire le relazioni fra tutto ciò che gli cadeva sotto gli occhi, le sue rispettive cause, e soprattutto il loro contenuto simbolico. Ciò lo portava, di analogia in analogia, di simbolo in simbolo, a intravedere il punto monarchico, il vertice dell’insieme che egli osservava. Una volta intravisto questo vertice, egli passava a esplicitarlo in termini logici.

Fa parte del suo colossale legato spirituale il consiglio, tante volte ripetuto ai suoi discepoli, di fare continui “esercizi di trascendenza”, cioè cercare il simbolismo in ogni cosa, fino a intravedere l’apice, il punto monarchico, salvo poi rapportarlo alla lotta concreta contro il processo rivoluzionario.

Tutti quelli che lo hanno conosciuto possono ricordare la sua particolare capacità di analizzare e giudicare le persone, di penetrare la loro anima, di commentare i valori simbolici che riflettevano, di notare i valori metafisici che contenevano, in maniera tale da vedere in essi gradini che riportavano gradualmente a Dio.

Sono convinto che questo suo carisma di penetrare il simbolismo delle cose, di stabilire le relazioni fra esse, scoprendovi affinità o discrepanze, sia la causa della sua straordinaria capacità di ideare vasti panorami ideologici, di capire i movimenti tendenziali, le evoluzioni della moda, gli stati di spirito dell’opinione pubblica. A mio parere, la genialità del suo capolavoro «Rivoluzione e Contro- Rivoluzione» sta proprio nel presentare questo immenso panorama nel quale si fondono tendenze, ideologie e fatti.

L’abitudine di contemplare e di collegare tutto con perfezioni superiori, con ammirazione, compiacendosi nel dare a ogni grado ciò che gli spetta, porta la persona a camminare verso la figura di Dio. Con le grazie della Madonna, la persona sale di grado in grado, dalla bellezza al sublime, dall’ammirazione alla contemplazione, fino a intravedere lo stesso Dio. È come un “flash” che tutto accende, innescando un processo di trasformazione interiore. Questa trasformazione, che avvenne pienamente in Plinio, è sinonimo di santificazione. Certamente non è l’unica via di santificazione, ma è quella della scuola pliniana.

Nell’apice della contemplazione del dott. Plinio, solo prima di Dio, la figura ineffabile della Madonna. Ecco come egli la presentava in una riunione del 1980: “Un barlume del Segreto di Maria [di cui parla S. Luigi Maria Grignion de Montfort come chiave per la conversione dei cuori] é il verum, il bonum, e il pulchrum della sintesi di tutte le perfezioni esistenti nell’universo e di quelle ancora possibili. Io credo che il primo barlume del Segreto di Maria si sia avuto quando Dio vide la creazione e affermò che ogni cosa era buona ma l’insieme era ottimo. Possiamo immaginare che Egli abbia pensato alla Sua Madre con ardore e abbia pensato che Egli l’avrebbe creato come personificazione di quell’ottimo. Possiamo immaginare che Egli abbia pensato al Suo Figlio, generato dalla Madonna, destinato a essere il vertice della creazione, e al quale Egli si sarebbe unito in modo misterioso. Quanto più penetra in noi la grazia divina, più le nostre anime si aprono fino ad arrivare alla conoscenza del connubio della natura umana con quella divina e con la Madre di Dio, che è il canale di tutte le grazie. Attraverso la Madonna arriviamo a Nostro Signore Gesù Cristo e alla Santissima Trinità. Ecco i panorami sconfinati che si aprono. È da perdere il fiato. Mi manca il vocabolario. Ma, per quanto mi è dato vedere, credo che in questo consista il Segreto di Maria”.

(* Cugino in primo grado del prof. Plinio Corrêa de Oliveira, Adolpho Lindenberg lo ha conosciuto sin da bambino, seguendolo poi per tutta la vita. Attualmente è presidente dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira, a San Paolo del Brasile.)

Categoria: Giugno 2013

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