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2013

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L'eredità di Chávez: un Paese in guerra

di Alfredo McHale

 

“Quando si perde la capacità di arrossire, non la si recupera più”. L’aforisma popolare viene in mente considerando i tentativi del governo del Venezuela di imporre il socialismo, gettando il paese nel caos e nella miseria.

 

Alla presenza di vari capi di Stato europei, invitati come osservatori, si è tenuta a Santiago del Cile l’assemblea della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), entità creata dall’allora presidente  venezuelano Hugo Chávez. Sono esclusi gli Stati Uniti e il Canada, vale a dire le due nazioni più industrializzate del continente, e anche alcuni Paesi con governi conservatori, come il Paraguay.

Ogni Stato membro ne assume a turno la presidenza per un periodo di due anni. Nel prossimo biennio, la presidenza compete al capo di Stato cubano, Raúl Castro. Non sono mancati i commentatori che hanno rilevato un’aberrante contraddizione. Smentendo la natura democratica della CELAC, la presidenza è stata affidata al capo di un regime a carattere tirannico e totalitario. Con l’aggravante che la sua nomina è dovuta al fratello Fidel, come se si trattasse di una carica ereditaria. Si tratta, dunque, di un regime de facto, senza alcuna legittimità giuridica.

Il Venezuela è stato rappresentato dal vicepresidente designato Nicolás Maduro, trovandosi il presidente Hugo Chávez gravemente malato. E anche questa nomina ha infranto la legge venezuelana, che prevede procedure democratiche per tali casi, ovviamente non rispettate.

Nel suo discorso, Raúl Castro ha rivendicato la pena di morte “per combattere il traffico di droga”, dimenticandosi che Cuba è la grande protettrice di questo traffico nel continente sudamericano, attraverso la cosiddetta “narcoguerriglia”. Dichiarazione d’altronde superflua, giacché a Cuba esiste da sempre la pena di morte per gli oppositori del regime.

Qualche settimana dopo il vertice della CELAC, Raúl Castro è stato “eletto” presidente di Cuba. Le virgolette sono di rigore giacché non vi era nessun altro candidato. Ciò non ha impedito alla propaganda di proclamare che il regime cubano cominciava a essere riformato in senso democratico.

 

Venezuela: nyet all’opposizione

Nel frattempo continuava il tormentone della malattia di Chávez. Per oltre tre mesi i suoi seguaci avevano ribadito che egli avrebbe ripreso le funzioni di presidente. Trasferito in grande segretezza da Cuba a Caracas, non è stato visto da nessuno al di fuori della ristretta cerchia dei suoi sostenitori incondizionati. Dopo svariati avvisi che egli si stesse riprendendo, il 4 marzo, è arrivata la notizia della morte. Cominciava allora un altro tormentone, quello della sua imbalsamazione e sepoltura.

Il chavismo in Venezuela ha un grande problema: le leggi che lo stesso regime ha dovuto promulgare per darsi un’aria democratica. La nomina di Nicolás Maduro a vicepresidente, e poi la sua investitura come presidente, hanno violato numerosi articoli della Costituzione. Dovendo scegliere fra la legge e il potere, il regime chavista ha scelto il potere. La sua successiva elezione alla presidenza è fortemente messa in discussione.

La campagna elettorale che, nell’ottobre 2012, aveva riportato Chávez alla presidenza è stata così dispendiosa che ha molto aggravato la crisi economica del Paese. Subito dopo, si è resa inevitabile una svalutazione del 46% della valuta nazionale, il bolívar. Questo ha innescato una spirale inflativa ben oltre i limiti della sopportazione. Il dollaro è balzato da 4,3 a 6,2. Nel mercato nero, però, si arriva a pagare 25 bolívares per un biglietto verde...

Il prezzo della benzina in Venezuela è stato mantenuto artificialmente basso dal 1996, al punto di costare meno dell’acqua minerale. Gli esperti dicono che, per compensare il disavanzo, ora il prezzo dovrà aumentare del 900%.

 

“Un paese in guerra”

"La situazione in Venezuela è di un paese in guerra”. Ecco quanto ha dichiarato il prof. Roberto Rigobon nel forum “Prospettive 2013” organizzato a Caracas dall’Instituto de Estudios Superiores de Administración. Egli ha osservato come nella Capitale si trovino appena il 17% dei prodotti alimentari di base, una penuria dovuta al controllo dei prezzi e al sistema di distribuzione. Il prof. Rigobon ha chiuso il suo intervento mostrando come la grave instabilità economica del Venezuela sia dovuta alla totale assenza di una disciplina fiscale e monetaria.

Da parte sua, il prof. Pedro Luis Rodríguez ha sottolineato come il sussidio statale alla benzina sia stato di sedici miliardi di dollari nel 2012, una cifra molto superiore a quella spesa nella sanità o nell’educazione (“Infobae América”, 02-03-2013).

Lontano dal Venezuela, e quindi senza timore della censura ufficiale, un giornale del Paraguay così descrive la situazione: “Mentre il Venezuela affonda nella débacle finanziera, nella corruzione e nell’inefficienza, sono sempre più discutibili le dichiarazioni ottimiste dei seguaci di Chávez, che tentano di nascondere la vera situazione. (…) In ogni caso, con Chávez relegato a simbolo del passato dopo ben quattordici anni di caudillismo autoritario, i venezuelani affrontano un futuro ottenebrato dalla disastrosa conduzione del Paese. Soffrono la più alta inflazione del continente dopo Argentina, una paurosa scarsità di generi alimentari e di altri articoli essenziali, una crisi energetica che lascia senza luce intere aree del Paese” (El misterio venezolano, “5 Dias”, 24-02-2013).

L’unica cosa che funziona bene in Venezuela è la propaganda del regime, sorretta da un esercito di militanti così descritti da un osservatore: “La marea rossa dei manifestanti chavisti rammenta le camicie brune del nazismo, le camicie nere del fascismo italiano, oppure le camicie blu del falangismo spagnolo. I miliziani portano al collo un fazzoletto rosso, come i pioneros cubani e finti kalashnikov come le milizie sovietiche” (Ramón Hernández, Chancletas coloradas, in “Venezuela Analítica”, 24-02-2013).

I commenti del generale in pensione Fernando Ochoa Antich, già ministro della Difesa e degli Esteri, sono molto eloquenti: “Il governo guidato da Nicolás Maduro è incostituzionale e illegittimo. È una chiara usurpazione delle funzioni di Presidente.  (…) L’unica verità è che attualmente siamo governati da una cricca di ambiziosi al servizio dei fratelli Castro, che aspira a mantenere il potere voltando le spalle alla volontà del nostro popolo. Questa grave situazione diventa ancora più insostenibile di fronte alla crisi economica. Inutile chiudere gli occhi. Gli omicidi, i sequestri e le rapine sono il nostro pane quotidiano. Nessuna classe sociale ne è immune, dal più umile al più potente. Le cifre sono spaventose: nei quattordici anni di governo chavista sono state uccise oltre 150.000 persone, una cifra paragonabile a quella di un paese in guerra. Nel 2012 si sono verificati 1050 sequestri, ben ventitré volte la cifra del 1999, quando Chávez assunse la presidenza. Queste sono realtà che non scompaiono con la propaganda” (Nos gobiernan los Castro, “Venezuela Analítica, 22-02-2013).

È diventata un’ossessione incolpare l’“oligarchia” e l’“Impero” di tutti i mali esistenti o possibili, in particolare di quelli di cui lo stesso regime è il colpevole. Quest’odio tende a infiammare il popolo rendendolo aggressivo. Serve per intimidire gli avversari, attuali e potenziali, di fronte a un conflitto sociale che rischia di incendiare il Paese. Non sarà difficile affibbiare la responsabilità nel caso si scateni la violenza.

Categoria: Giugno 2013

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