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2013

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Dall’omosessualità alla pedofilia:
sullo scivolo della rivoluzione sessuale

 

di Claudia Pilato

 

A spregio di leggi e convenzioni si fanno sempre più strada tesi per lo sdoganamento della pedofilia come «orientamento sessuale» al pari, né più né meno, dell’eterosessualità

 

Il 12 luglio 2007 il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato a Lanzarote (isola spagnola) la Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale. Essa è stata ratificata in Italia con la legge n.172 del 2012.

Oltre l’Italia sono nove gli Stati ad averla ratificata: Albania, Danimarca, Francia, Grecia, Malta, Olanda, San Marino, Serbia e Spagna. Si tratta del primo documento transnazionale con il quale i paesi aderenti si sono impegnati a rafforzare la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno, sia per il perseguimento dei rei, nonché per la tutela delle vittime.

Tale Convenzione rappresenta non solo una pietra miliare in materia di reati sessuali a danno dei minori, ma fissa dei principi validi per tutto il diritto minorile e la cultura minorile in generale. In essa, si punta l’attenzione sulla protezione dei minori sottolineando come il loro status vada salvaguardato “considerato che l’umanità ha il dovere di dare al fanciullo il meglio di se stessa”. In essa viene riconosciuto che “il fanciullo per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione” per cui è doveroso lottare contro ogni forma di violenza e anche di amore incestuoso, ossia non puro, nei confronti dei bambini.

Interessante analizzarne alcuni articoli. Per esempio l’art. 5, rubricato “Assunzione, formazione e istruzione delle persone che lavorano a contatto con i bambini”, si sofferma sull’importante ruolo che hanno gli operatori sociali. Infatti, tenuto conto che oggi i minori sono immersi in un mondo dove tutto è merce di scambio, compreso il proprio corpo, essi hanno il compito di insegnare ai bambini il rispetto del principio di consapevolezza del proprio valore non negoziabile di persona. Solo così sarà possibile contrastare la cultura del silenzio e della negazione di tali perversioni, purtroppo ancora così diffuse.

Interessante anche l’art. 6 rubricato “Educazione dei bambini”. In esso non si parla di educazione sessuale ma di educazione in senso lato, ossia di educazione alla “sessualità”. L’aggettivo sessuale avrebbe indotto a pensare solo al sesso, invece la sessualità è più ampia in quanto coglie tutti gli aspetti dell’essere umano, nobilitando anche quelli legati al sesso.

 

Un problema scottante

L’idea di emanare tale convenzione nasce dalla consapevolezza che l’abuso sessuale dei minori è un problema scottante che periodicamente ritorna alla ribalta dei mass media. Ogni giorno due bambini subiscono abusi sessuali, sette su mille quelli che restano vittime di violenza, due milioni di piccini sono ridotti in stato di schiavitù sessuale. Al mercato della pedofilia la foto di un piccolo violentato vale dai 30 ai 100 dollari e le foto che circolano liberamente in rete sono tre milioni e mezzo. Hanno calcolato in cinque miliardi di dollari il valore del mercato online della pedofilia.

Inoltre i bambini non possono e non sanno difendersi dai loro carnefici, spesso persone insospettabili, che si nascondono dovunque, anche tra le pagine di Internet e dei nuovi social network. Ma chi sono i pedofili? Quali reati sono perseguiti dalla legge penale? Con quali strumenti è possibile sconfiggere questo male?

A questa domanda risponde la summenzionata legge n.172 che, sulla scia della precedente legge del 1998, la n.269, mira a contrastare il fenomeno della pedofilia in tutti i suoi aspetti: dall’adescamento via web al turismo sessuale, dall’apologia del reato, allo sfruttamento della prostituzione minorile. La parola pedofilia entra finalmente nel Codice penale con l’articolo 414 bis che prevede per «l’istigazione a pratiche di pedofilia e pedopornografia» la reclusione da un anno e sei mesi a 5 anni. Stesso trattamento per chi istiga a commettere il reato o fa la sua apologia. Crimini, aggiunge l’articolo, che non possono essere giustificati con ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume. Pene ancora più aspre se i reati vengono commessi con la stampa o via internet.

Sulla rete si concentra l’attenzione del legislatore che, con l’introduzione dell’art. 609 undecies, disciplina il grooming, l’adescamento sul web dei minori stabilendo che coloro i quali carpiranno “la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l’utilizzo della rete Internet o di altre reti o mezzi di comunicazione” saranno puniti con la pena da uno a tre anni.

Dai due ai sei anni di reclusione per i maltrattamenti in famiglia, con condanne ancora più aspre se chi subisce la violenza ha meno di 14 anni.

Carcere da 6 a 12 anni con multe fino a 240 mila euro, per chi utilizza i minori per produrre materiale pedopornografico, ma anche per i “consumatori” di pedopornografia, puniti con la reclusione fino a tre anni.

La legge non dimentica né il turismo sessuale né l’abuso sessuale sui minori, sottomessi anche con l’ausilio di sostanze stupefacenti.

Sempre nel codice penale fa ingresso l’articolo 602-quater che esclude la possibilità per i colpevoli di invocare la propria ignoranza sull’età della vittima.

 

Pedofilia legale? Il sì dell’Olanda

In contrasto con quanto affermato nella Convenzione di Lanzarote è la recente sentenza emessa, lo scorso aprile, dalla Corte d’Appello olandese (ossia da uno dei dieci paesi che hanno ratificato la convenzione stessa) che, ribaltando la sentenza di primo grado, ha stabilito che non deve essere vietata l’attività di una fondazione che promuove la pedofilia. Lo scorso anno il tribunale civile di Assen aveva ingiunto lo scioglimento del gruppo Stitching Martijn rilevando che le sue proposte sui contatti sessuali tra adulti e bambini erano contrarie alle norme ed ai valori della società olandese.

La Corte d’appello di Leeuwarden ha affermato che i testi e le foto presenti sul sito web della fondazione non contravvenivano la legge. Ha aggiunto che il fatto stesso che alcuni dei suoi membri siano stati condannati per reati sessuali, non andava connesso al lavoro della fondazione stessa.

La Corte d’appello ha, paradossalmente, rilevato che le proposte per la liberalizzazione della pedofilia sono «una seria contravvenzione di alcuni principi del sistema penale olandese», in particolare per quanto concerne la minimizzazione dei «pericoli dei contatti sessuali con giovani».

Ma i giudici, nonostante il riconoscimento dell’esistenza di un tale pericolo, hanno arbitrariamente sentenziato che la società olandese è sufficientemente «resistente» per affrontare «le dichiarazioni indesiderabili ed il comportamento aberrante» promosso dal gruppo fondato nel 1982 e sciolto lo scorso anno in seguito alla sentenza di primo grado. Non importa se i suoi membri siano stati colti in flagrante reato, non importa se i suoi valori contraddicano le leggi del Paese, quel che conta è preservare il diritto di coloro che si proclamano pedofili. Il termine “Diritto” è ormai divenuta una parola magica.

La magia è tale da far dire ai giudici che tra i reati pedopornografici dei soci e l’attività di promozione dei medesimi non vi siano propriamente connessioni. Non si riesce a capire sulla base di quali parametri logico-giuridici, i giudici olandesi, siano potuti arrivare ad affermazioni di questo tipo. Forse il loro argomentare è solo il frutto delle considerazioni schizofreniche di una certa cultura attuale, che difende ogni licenza sessuale, compresa la pedofilia, per poi stupirsi dei singoli atti pedofili, soprattutto se commessi da preti cattolici.

Dinanzi ad affermazioni del genere non si può che rimanere basiti. Inutile quisquiliare: se pronunci la parola talismano “Diritto”, tutto diventa lecito.

 

Pedofilia: un “orientamento sessuale”?

Invece, a spregio di leggi e convenzioni, si fanno sempre più strada tesi per lo sdoganamento della pedofilia come “orientamento sessuale” al pari, né più né meno, dell’eterosessualità. È quanto è stato affermato dal dottor Vernon Quinsey, professore emerito di psicologia presso la Queen’s University e il dottor Hubert Van Gijseghem, ex professore di psicologia presso l’Università di Montreal entrambi concordi nell’affermare che in qualità di «orientamento sessuale», la pedofilia è verosimilmente non correggibile. Quello che invece si può correggere è la «percezione sociale». Un “ampio cambiamento sociale è necessario…lasciando che i pedofili siano dei membri ordinari della società, si aiuterà a proteggere i bambini”. Non c’è dubbio: stiamo assistendo ad un lento ed inesorabile passaggio dalla proibizione all’accettazione.

Sicuramente la ratifica della Convezione di Lanzarote, nonché la condanna di tutti coloro i quali, ai sensi del nuovo art. 414 bis del codice penale, “fanno l’apologia di uno o più delitti”, ha messo in subbuglio una vasta cerchia del mondo politico ed intellettuale che, da oggi in poi, dovrà stare più attenta, almeno si spera, a ciò che pubblicamente viene affermato.

 

I Radicali difendono la pedofilia

Come non ricordare l’intervista rilasciata a Radio Vaticana il 5 dicembre del 2000 dal politico Daniele Capezzone, che allora militava nelle fila dei radicali di Marco Pannella. Egli affermò che “la pedofilia al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato… essa come qualsiasi altra preferenza sessuale, diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone”.

Il 28 aprile 2002 scrisse, assieme a Maurizio Turco, vicepresidente vicario del Partito Radicale, una lettera a “Libero”, nella quale si scagliava contro i provvedimenti informatici, introdotti dalla legge n. 269, per bloccare il traffico di materiale pedopornografico in internet. Sostenne come fosse “del tutto inaccettabile la criminalizzazione di un orientamento sessuale in quanto tale. Si tratta di affermare il diritto di tutti e di ciascuno a non essere condannati e nemmeno giudicati, sulla base della riprovazione morale che altri possono provare nei confronti delle loro preferenze sessuali. Criminalizzare i pedofili in quanto tali, al contrario, non serve a tutelare i minori, ma solo a creare un clima incivile”.

Sconvolgenti anche le dichiarazioni fatte dal radicale William Andraghetti nel suo libro «Diario di un pedofilo» nel quale afferma che “il diritto di difendere il minore sta sovvertendo ogni altro diritto: bisogna mettere a nudo le violazioni del diritto a esistere come pedofilo”.

Non c’è dubbio che i fautori del movimento pedofilo accoglieranno tale legge, così come è avvenuto per la prima legge recante norme sulla pedofilia, ossia la n. 269 del 1998 definita “mostruosità giuridica”, legge da “caccia alle streghe”, “illiberale”, “antigarantista”, “cavallo di Troia contro Internet”.

Essi predicano la distruzione del modello familiare naturale, ritenuto oppressivo anzitutto per la libertà sessuale del bambino, per la sua “genialità spontanea e priva di complessi di colpa”, negata brutalmente dalla concezione cristiana e “borghese” della famiglia (in “Il Foglio” 30/3/10).

Le radici del “movimento pedofilo” affondano, come quelle di tanti altri mali della società moderna, nella rivoluzione sessuale sessantottina; proprio in quegli anni tale movimento riusciva ad inserirsi soprattutto all’interno dei movimenti omosessuali, rivendicando il diritto degli adulti di amare i bambini, e quello dei bambini di gestire liberamente la propria sessualità, rivendicando la legittimità di una pedofilia “gentile” a fronte di una pedofilia violenta.

Significativo ciò che sosteneva Mario Mieli (1952-1983), fondatore del F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano): “la progressiva liberazione delle tendenze represse dell’eros rafforzerà ulteriormente il movimento rivoluzionario (…). Non possiamo raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all’emancipazione umana dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, della zooerastia, dell’autoerotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo, del voyeurismo, ecc.”.

Don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter, da quindici anni in lotta contro gli abusi sui bambini, sostiene che la lobby pedofila “è ben radicata in ogni centro di potere sia in Italia, sia all’estero. Attraverso tale lobby serpeggia appunto quella convinzione culturale che la pedofilia è solo un tabù, forse l’ultimo dei tabù in campo sessuale. La lobby è ben strutturata e radicata e non è composta da gruppi sparuti e ristretti bensì da comunità strettamente interrelate tra loro”.

Ma chi si nasconde dietro questa lobby? Difficile rispondere con nomi e cognomi, quel che appare certo è che la lobby pedofila è presente e coperta ai più alti livelli. Da chiunque essa sia costituita è evidente che l’offensiva più pericolosa che sta scagliando, e che è nostro dovere fronteggiare, è quella sul piano culturale ove potrebbe sortire effetti simili a quelli ottenuti per le campagne abortiste e filo-omosessuali, ovvero la diffusione anche nella maggioranza delle persone, dell’accettazione e legittimazione di tali fenomeni.

È nostro dovere non cedere a questo relativismo, al quale dobbiamo controbattere con la certezza del diritto naturale e della legge divina, senza temere di essere accusati di oscurantismo, razzismo e via dicendo, consapevoli che le battaglie sulla pedofilia, sull’aborto, le unioni omossessuali, sono parte di una più ampia guerra scatenata contro la civiltà cristiana e l’ordine naturale.

 

 

Categoria: Ottobre 2013

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