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2013

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Un’incontenibile sete di splendore

 

Il 3 giugno 2012, in occasione del Diamond Jubilee, più di un milione di persone affollarono le rive del Tamigi per rendere omaggio alla Regina d’Inghilterra, che sfilò a bordo del Royal Barge. Quello stesso giorno, un milione di persone acclamava Papa Benedetto XVI a Milano, in occasione del VII Incontro delle Famiglie.

Che cosa hanno in comune il Papa e la Regina d’Inghilterra?

Anzitutto il fatto che ambedue sono Capi di Stato di due monarchie. Il popolo era lì, sì, per acclamare Joseph Ratzinger ed Elisabeth Windsor, ma soprattutto per rendere omaggio al Romano Pontefice e alla Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. Mentre a Milano il coro cantava “Tu es Petrus”, e invocava “Summo Pontefice et universali patri pax, vita et salus perpetua”, i sudditi britannici impetravano “God save our gracious Queen, long live our noble Queen”.

Hanno, poi, in comune che, nonostante fortissime spinte in senso contrario, ambedue le monarchie hanno conservato un certo tonus grandioso. Secondo una certa logica storica, tale splendore dovrebbe essere già largamente superato, seppellito dallo spirito moderno, pragmatico e livellatore. Cosa spiega, invece, la sussistenza di tale entusiasmo per la monarchia?

“Chassez le naturel et il réviendra au galop”, “Cacciate via il naturale, ed esso ritornerà al galoppo”, dicono i francesi. La sete di splendore è insita nell’anima umana. Di tutti i nostri bisogni, quello più fondamentale, più intrinseco alla nostra anima, è quello di conoscere Dio. L’uomo, però, conosce attraverso i sensi. “Niente è nell’intelletto se prima non è passato dai sensi”, insegna S. Tommaso. Ma, Dio non è direttamente conoscibile ai nostri sensi.

Perciò, nella Sua sapienza, Dio ha dettato che nell’universo vi siano oggetti materiali che, per analogia, per somiglianza, consentono di conoscere le cose dello spirito e, in ultima analisi, Dio stesso. Questi sono i simboli. Per la contemplazione della bellezza presente in tante realtà materiali noi possiamo risalire alla contemplazione della Bellezza assoluta. La Rivoluzione ugualitaria ha voluto toglierci la possibilità di contemplare le bellezze del creato. La conseguenza è che, in questo inizio di Terzo Millennio, la sete di splendore sta dando segni di voler ritornare al galoppo.

Categoria: Dicembre 2013

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