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2015

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Un Sinodo “straordinario” da ogni punto di vista

di Giacomo Canepa

Lo scorso ottobre si è svolto in Vaticano il Sinodo straordinario dei Vescovi sulla famiglia, in preparazione per quello ordinario che si terrà fra pochi mesi. Non sono mancate le polemiche. Quali i punti discussi? Siamo veramente di fronte all’eventualità di uno “scisma”, come qualcuno suggerisce?

Il Sinodo dei Vescovi è un organo consultivo permanente della Chiesa cattolica, che si riunisce in forma ordinaria ogni quattro anni. L’ultimo risale al 2011; il prossimo dovrà riunirsi a ottobre di quest’anno. Nel 2013, però, Papa Francesco convocò a sorpresa un Sinodo straordinario, da tenersi nell’ottobre 2014 in preparazione per quello ordinario. Il tema: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.

 

Voglia di cambiare

Oltre alla novità di un Sinodo in due tempi, la scelta del tema ha colto tutti di sorpresa. Infatti, nel 1981 si era già tenuto un Sinodo sulla famiglia, il cui esito fu la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, di Papa Giovanni Paolo II, “sulla funzione della famiglia cristiana nel mondo di oggi”. Si tratta di un documento del Magistero che, da allora, guida la pastorale della Chiesa sulla famiglia. Perché tornare sul tema?

Un inizio di risposta lo dá il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo: “E poi c’è anche uno sviluppo teologico. Non è tutto statico, noi camminiamo nella storia. La religione cristiana è storia, non ideologia. Il contesto attuale della famiglia è differente da quello di trentatré anni fa, ai tempi della Familiaris Consortio”. In altre parole, i tempi sarebbero cambiati. Bisognerebbe di conseguenza modificare le dottrine, o almeno le linee pastorali, contenute del documento di Giovanni Paolo II.

Qualche accenno a un cambiamento lo ha dato lo stesso Pontefice nel viaggio di ritorno dal Brasile. Alla domanda se esiste la possibilità di modificare la disciplina della Chiesa riguardo alla Comunione sacramentale ai divorziati risposati, egli ha così risposto: “Una parentesi. Gli ortodossi hanno una prassi diversa. Loro seguono la teologia dell’oikonomia, come la chiamano, e danno una seconda opportunità, permettendo la seconda unione. Ma io credo – e chiudo parentesi – che il problema vada studiato nell’ambito della pastorale matrimoniale”.

La nomina di mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, quale segretario speciale del Sinodo straordinario, ha acceso in molti l’attesa di un cambiamento. Egli è, infatti, assertore di una linea teologica progressista, specie in materia morale, non di rado in aperta contraddizione col Magistero della Chiesa. Sulle coppie omosessuali, per esempio, è possibilista.

 

Il Questionario

Un altro elemento di straordinarietà è stato il metodo utilizzato per convocare il Sinodo. Nel «Documento preparatorio» inviato in precedenza a tutte le Conferenze episcopali, era compreso anche un “Questionario” contenente 38 domande sulle “nuove problematiche” inerenti la famiglia: le coppie di fatto, le famiglie monoparentali, l’utero in affitto, la contraccezione e via dicendo. Si voleva prima “ascoltare” i fedeli, salvo poi stilare gli schemi sinodali.

In particolare, due temi presentati nel “Questionario” hanno suscitato una forte polemica: la possibilità di riammettere alla Comunione sacramentale i divorziati risposati, e l’accoglienza delle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Il “Questionario”, però, non ha coinvolto tutte le realtà cattoliche. Poi, alcune fra le principali realtà, seppure impegnate a fondo nella pastorale familiare, non sono state invitate a participare al Sinodo. Per esempio i neocatecumenali. Un altro “escluso eccellente” è stato il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia, che annovera alcuni fra i più autorevoli esperti in queste materie.

Perché questa scelta di escludere alcune realtà, col risultato concreto di favorire un certo tipo di linea?

 

La polemica

Diversi rappresentanti della linea progressista hanno colto l’occasione per avanzare proposte di rottura col Magistero.

Per esempio, mons. Robert Zollitsch, arcivescovo emerito di Friburgo, ha pubblicato un documento chiedendo apertamente ai divorziati di accostarsi alla Comunione, “secondo la decisione della propria coscienza”.

Definendo il Sinodo “un’occasione storica che apre nuove strade”, il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha dichiarato in riferimento alle coppie omosessuali: “Ho l’impressione che abbiamo molto lavoro da fare nel campo teologico, non solo riguardante la questione del divorzio, ma anche sulla teologia del matrimonio”. Secondo il prelato, i divorziati risposati non vivono in peccato perché “non si può affermare che qualcuno sia in peccato continuo. Ciò è impossibile”.

Mons. Johan Bonny, vescovo di Anversa, ha difeso la “primazia della coscienza individuale”. “Troppe decisione sono state prese dalle autorità ecclesiastiche senza prendere in considerazione il sensus fidelium e senza consultare i fedeli – ha dichiarato il presule – se vogliamo dialogare dobbiamo guardarci da ogni qualificazione morale che non si adegui alla realtà”.

Più esplicito, il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Nel suo intervento in occasione del Concistoro dei cardinali prima del Sinodo, il teologo tedesco ha presentato tre proposte. La prima: lasciare nelle mani del confessore la decisione se un matrimonio è valido o meno, togliendo quindi la facoltà ai Tribunali ecclesiastici. La seconda: permettere ai divorziati risposati, soprattutto con figli a carico della seconda unione, di accostarsi alla Comunione sacramentale. La terza: permettere una sorta di secondo matrimonio ai divorziati, pratica, secondo lui, già esistente nella Chiesa primitiva e oggi conservata solo dalle chiese ortodosse. Il porporato ebbe cura di precisare, dopo, che non intendeva cambiare la dottrina ma solo la prassi pastorale.

Contro il cardinale Kasper si sollevò un vero coro di voci discordanti. Forse la più autorevole è stata quella di cinque cardinali che, in un’opera collettiva, hanno ribadito il Magistero della Chiesa: Gerhard Ludwig Müller, Raymond Burke, Velasio de Paolis, Walter Brandmüller e Carlo Caffarra, «Permanere nella verità di Cristo» (Cantagalli 2014).

Non meno contundente il documento di un gruppo di teologi domenicani statunitensi. Se fosse accettata la comunione ai divorziati risposati, “non si vede come la Chiesa potrebbe rifiutarla anche alle coppie conviventi, o alle coppie omosessuali. In effetti, la logica di tale posizione suggerisce che la Chiesa dovrebbe benedire tali unione (come fanno oggi gli anglicani), il ché implicherebbe l’accettazione di tutta la liberazione sessuale contemporanea. La comunione ai divorziati risposati sarebbe solo il primo passo”.

Non diversa la posizione di due esperti del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia, P. Juan José Pérez Soba e Stephan Kampowski. Secondo loro, per la propria logica interna in materia di morale sessuale, o resta tutto in piedi o crolla tutto.

 

Il documento intermedio

Poco dopo l’apertura del Sinodo, nuovo colpo di scena: ai Padri sinodali è stato proibito di divulgare i propri interventi in aula. In questo modo, l’unica informazione data al pubblico nelle prime settimane è stata quella ufficiale della Commissione relatrice.

Senza tener conto delle obiezioni di molti partecipanti, tra cui il cardinale Müller, Prefetto della Dottrina della Fede, la Commissione ha redatto un Documento intermedio, chiamato Relatio post-disceptationem. Questo documento contiene alcune idee che non hanno mancato di sollevare preoccupazione:

— presentava “il cambiamento antropologico-culturale di oggi” (cioè, la rivoluzione sessuale) come una “sfida” per la Chiesa, senza farne un giudizio morale, aggiungendo: “richiede un approccio analitico e diversificato, capace di cogliere le forme positive della libertà individuale”;

— faceva larghissimo uso del principio morale della “gradualità”, interpretandolo nel senso di cogliere elementi positivi in tutte le situazioni oggettivamente peccaminose;

— apriva a diverse forme di convivenza, invitando a “cogliere la realtà positiva dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, delle convivenze”;

— apriva alle coppie omosessuali, affermando: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?”

Non bisogna sottolineare quanto la stampa progressista abbia salutato questo testo come una grande conquista. Dall’altra parte, invece, diversi prelati hanno deplorato il fatto che esso fosse stato divulgato quale frutto dei lavori del Sinodo quando, in realtà, non era stato ancora votato. Fra i più critici, il cardinale Wilfrid Napier, arcivescovo di Durban, e mons. André Léonard, arcivescovo di Bruxelles.

 

Il Documento finale

Messi a votazione, molti degli articoli della Relatio post-disceptationem non hanno ottenuto i due terzi necessari per l’approvazione. Tre articoli – proprio quelli che trattavano le questioni più scottanti – sono stati bocciati a larga maggioranza. Solo un articolo ha raccolto l’unanimità.

Alla domanda di un quotidiano di Buenos Aires se la votazione avesse rappresentato una sconfitta dei progressisti, l’arcivescovo Víctor Fernández, rettore della Pontificia Università cattolica di Argentina e uno dei relatori del Sinodo, ha risposto: “Assolutamente no! Il Papa non ha mai proposto una soluzione concreta. Egli aveva appena chiesto che i problemi fossero discussi con franchezza”. Sulla comunione ai divorziati risposati, il presule affermò che la maggior parte dei vescovi sembrava favorevole: “C’era solo un gruppetto di cinque – sei molto fanatici e un po’ aggressivi, ma che non rappresentavano nemmeno il 5% del totale”.

Dello stesso parere il cardinale Marx: “Fino ad oggi questi due problemi [comunione ai risposati e coppie omosessuali, ndr] erano non negoziabili. Oggi non è più così. Nonostante non abbiano raggiunto i due terzi, molti vescovi hanno votato a favore. Tanto che sono state reintrodotte nel testo finale. Questo Papa ha aperto la porta, e i risultati delle votazioni nel Sinodo non cambieranno niente”.

Non c’è dubbio che siamo di fronte a un Sinodo veramente straordinario, da ogni punto di vista.

Categoria: Marzo 2015

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