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2015

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Lituania: venticinque anni di una storica campagna

L'inizio del crollo dell'URSS

di Mantas Kuncaitis

 

 

Nel 1990 le TFP raccolsero cinque milioni e mezzo di firme a sostegno dell’indipendenza della Lituania dall’Unione Sovietica. Fu l’inizio della dissoluzione dell’impero comunista. Nella foto, la delegazione delle TFP nella Piazza Rossa.

 

Forse non è un caso che, nel venticinquesimo anniversario dell’indipendenza della Lituania dall’Unione Sovietica, il mio Paese sia di nuovo sotto la crescente pressione del suo potente vicino, al punto da aver dovuto ripristinare il servizio di leva e convocare i riservisti.

 

Un po’ di storia

Alla fine degli anni ‘80 al vertice dell’URSS c’era Michail Gorbaciov, che aveva lanciato la politica di “glasnost” (trasparenza) e di “perestrojka” (ricostruzione). Si trattava, in realtà, di slogan ancora privi di contenuti, piuttosto prodotti propagandistici ai fini di esportazione.

Con la caduta del muro di Berlino, nel dicembre 1989, cominciano a soffiare sempre più impetuosi i venti dell’indipendenza in molti paesi dell’impero sovietico, particolarmente nelle nazioni baltiche. Tre mesi dopo, vince le elezioni politiche in Lituania la coalizione di centro-destra Lietuvos Persitvarkymo Sąjūdis (Movimento Lituano per la Riforma), portando alla presidenza Vytautas Landsbergis.

L’11 marzo, per unanimità, il Parlamento proclama l’indipendenza del Paese, che così si stacca dall’Unione Sovietica. Pochi giorni dopo, il Cremlino condanna questa mossa e, in palese contraddizione con la retorica gorbacioviana, ordina all’Armata Rossa di occupare gli edifici pubblici in Lituania, imponendo inoltre un blocco economico totale, che comprendeva il taglio dei rifornimenti di gas e di petrolio.

Il governo lituano si rivolge allora all’Occidente in cerca di riconoscimento diplomatico e di aiuto economico. Niente! Uno dopo l’altro i Paesi si rifiutano. Pur di non infastidire Gorbaciov, voltano le spalle alla povera Lituania, abbandonandola al suo destino. La primo ministro, Kazimiera Prunskiene, viene perfino trattata male dal presidente Bush senior durante la sua visita a Washington.

Ricordiamo che la propaganda occidentale presentava allora Gorbaciov come il “Costantino del secolo XX”, la figura carismatica che avrebbe traghettato l’URSS a un post-comunismo non marxista, ma neanche capitalista. Nessuno voleva scalfire l’aura propagandistica di questo “Costantino”. La sua figura era osannata perfino da alte sfere ecclesiastiche.

 

Appello al dott. Plinio

In queste circostanze disperate, il Parlamento lituano si rivolge all’Ufficio delle TFP di Washington, chiedendo insistentemente l’appoggio del prof. Plinio Corrêa de Oliveira e delle TFP. Il leader cattolico coglie l’occasione al volo e, il 1° giugno, lancia la TFP brasiliana nella campagna “Pro Lituania cattolica e libera”, a cui poi aderiscono le altre TFP ed associazioni affini in tutto il mondo.

Si trattava di raccogliere firme in sostegno del Paese baltico, e in 25 giorni le TFP ne avevano già ottenute un milione. Il dott. Plinio invia allora un primo messaggio di solidarietà al presidente Landsbergis: “La Lituania avrà sempre l’appoggio, il rispetto e l’ammirazione delle TFP”. Risponde il ministro degli Esteri, Algirdas Saugardas: “Porgiamo i nostri profondi ringraziamenti al prof. Plinio Corrêa de Oliveira, in nome del sig. V. Landsbergis e mio, per il suo appoggio alla nostra lotta per l’indipendenza. Il vostro sostegno è molto opportuno e incoraggiante nella difficile situazione attuale”.

Nel frattempo, l’URSS stringe la morsa. Il 7 luglio, il primo ministro sovietico Nicolai Rizhkov minaccia: “La Lituania deve osservare strettamente la legge sovietica”.

 

La maggiore sottoscrizione della storia

Imperterrita, la campagna delle TFP procede a gonfie vele. In 130 giorni sono raccolte 5,3 milioni di firme, e l’impresa viene registrata nel Guinness dei Primati come la maggior sottoscrizione della storia.

Il 2 dicembre, una commissione delle TFP, compresi due rappresentanti dell’Italia, si reca a Vilnius per consegnare il microfilm delle firme al governo lituano. Ospite ufficiale, la commissione è ricevuta dal Presidente e poi onorata in una sessione plenaria del Parlamento. L’8 dicembre la commissione visita il santuario della Madonna Porta dell’Aurora. Il giorno successivo, il Cardinale primate Vincentas Sladkevicius accoglie festosamente la commissione con una solenne Messa nella cattedrale di Kaunas.

Il messaggio era chiaro: al di là dell’atteggiamento prudente — qualcuno direbbe vigliacco — dei governi occidentali, l’opinione pubblica appoggiava senza riserve l’indipendenza della Lituania, e rigettava l’atteggiamento ipocrita di Gorbaciov.

A Mosca, le autorità comuniste non sembrano affatto tranquille... Vladimir Kriutchov, capo del KGB, giunge a minacciare durante un programma TV: “Non tollereremo l’ingerenza nei nostri affari interni di questi gruppuscoli che, dall’estero, stanno movendo una guerra segreta contro lo Stato sovietico”. Da parte sua, il ministro degli Interni Boris Pugo si scaglia contro “questo piccolo gruppo di provocatori che viene a seminare lo scompiglio nell’URSS”.

“Gruppuscoli”, veramente le TFP lo erano, almeno in confronto con la gigantesca macchina dello Stato sovietico. Quanto alla “guerra segreta”, si trattava in realtà di una campagna pacifica e legale svolta sulle vie e nelle piazze dell’Occidente sotto gli occhi di tutti. Riguardo lo “scompiglio nell’URSS”, esso sarà molto più profondo di quanto temessero le stesse autorità sovietiche...

Prima di ritornare in Europa, la commissione si trattiene a Mosca per consegnare una copia delle firme all’ufficio di Michail Gorbaciov. Fue in questa occasione che si svolse il dialogo riportato sotto.

 

La violenza del pacifista

Nonostante ciò, Mosca non dà la minima mostra di voler mollare la presa. Anzi, la pressione sul governo lituano diventa sempre più incalzante. Il 12 gennaio 1991, l’Armata Rossa occupa la sede della televisione lituana. Una moltitudine disarmata accorre spontaneamente a difendere questo simbolo della libertà di espressione.

Il 13, Gorbaciov dà l’ordine di caricare. I carri armati cominciano a sparare sulla folla schiacciandola sotto i cingoli. Bilancio: 14 morti e 702 feriti, molti dei quali gravi. Poche ore prima, il presidente Landsbergis aveva inviato un messaggio al dott. Plinio: “Lituania è in grave pericolo, la prego di informare tutte le TFP. (...) La responsabilità del sangue versato ricadrà su Michail Gorbaciov”.

Per sfuggire alla stretta militare il governo lituano si trincera nel Parlamento, protetto da masse di giovani col Rosario in mano che cantano inni alla Madonna. Una statua della Madonna di Fatima protegge, simbolicamente, il cancello di ingresso. I giovani affrontano a mani nude i carri armati sovietici. Questa volta Gorbaciov è costretto a indietreggiare. La Lituania era libera!

Poco dopo, un portavoce del governo confiderà ad un inviato delle TFP che era stata la campagna lanciata da Plinio Corrêa de Oliveira ad animare il popolo lituano, con i suoi conseguenti atti di eroismo.

 

La fine dell’URSS e la gratitudine della Lituania

L’esempio della Lituania si diffonde a macchia d’olio per tutto l’impero sovietico. Una ad una le repubbliche sovietiche cominciano a staccarsi da Mosca, segnando l’inizio del crollo definitivo dell’URSS.

La Lituania non dimenticò mai l’appoggio ricevuto. Nel corso di un convegno internazionale delle TFP, tenutosi a San Paolo del Brasile nel gennaio 1992, e al quale parteciparono più di duemila persone, nel nome del governo di Vilnius, il salesiano lituano Don Pranas Gavenas fece omaggio al dott. Plinio Corrêa de Oliveira di una “jousta”, ovvero una fascia onorifica appositamente portata dalla Lituania.

I festeggiamenti in Lituania per celebrare, nel 2015, i venticinque anni di vita indipendente hanno annoverato anche diversi atti pubblici in onore delle TFP, che oggi possiedono una sede a Vilnius. Un lungo articolo, a ricordo del ruolo delle TFP, scritto dal deputato Algirdas Patackas, eroe dell’indipendenza, è stato riprodotto in molti giornali e blog.

A fine aprile, la Lietuvoslaisvėsfondas (Fondazione Lituania Libera) ha presentato ai membri del Consiglio comunale di Vilnius una mozione perché sia costruito nel centro storico della capitale un monumento alle TFP. Attualmente è in corso una raccolta di firme in sostegno dell’iniziativa.

 

Due vittime

La campagna mondiale di raccolta di firme non fu senza tragedie. Nel settembre 1990, mentre si recavano al luogo per la petizione, morirono in un incidente stradale due membri della TFP americana.

Frederick V. Porfilio, nato nel 1939 e noto nella TFP come “Mr. Fred”, era un uomo dai molti talenti: tassista nel Bronx, falegname, barman, paracadutista dell’esercito, cattolico militante nelle fila della TFP. Dio chiamò anche Daryl Huang, appena diciottenne, figlio di immigrati cinesi e da poco socio della TFP americana.

Nell’apprendere il triste fatto, Plinio Corrêa de Oliveira commentò: “Due anime coraggiose. Due gigli che la Santissima Vergine ha raccolto per il suo giardino!”.

 

 

“Qui non ci sono compagni, solo signori!”

 

“Cosa volete compagni?

“Qui non ci sono compagni, solo signori!

“Ma che cosa sono tutte queste macchine fotografiche, questi microfoni? È per documentare?

“Sì, per documentare questo momento storico.

“Ma voi sapete che ciò è proibito negli uffici pubblici come questo?

“Non c’è niente di scritto che lo proibisca, e ciò che non è proibito è permesso!”

Questo tempestoso dialogo si svolge nell’ufficio della segreteria di Michail Gorbaciov, a Mosca. La commissione delle TFP vi si era recata per consegnare una copia in microfilm delle 5,3 milioni di firme in sostegno all’indipendenza della Lituania.

Presa in contropiede, la funzionaria comunista consulta il suo capo. “Eh vabbé! Lasciatelo pure...”

Visibilmente infastidita, è costretta a firmare la ricevuta: “11 dicembre 1990, ore 13,01”. Si chiudeva così uno dei capitoli più gloriosi dell’epopea delle TFP.

 

 

A Mosca, i tiranni comunisti tremarono

 

“In nome del popolo lituano, ho portato per Lei, carissimo dottor Plinio, un modesto ricordo, simbolo della nostra eterna gratitudine. Si tratta d’una jousta, portata appositamente dalla mia Patria. È molto semplice. Quanto ci piacerebbe che fosse di ricca seta, ricamata in oro e incastonata di pietre preziose! Quella, però, gli angeli la stanno già preparando per Lei nel Cielo.

“Questa storica vittoria che oggi celebriamo si deve anzitutto alla protezione della Madonna Ausilio dei Cristiani. Ma si deve anche a un uomo di Dio, al quale volgiamo oggi i nostri cuori per dirgli, traboccanti di gratitudine: dottor Plinio grazie, in nome del popolo lituano, mille volte grazie! (…)

“Prima di concludere, è mio dovere dichiarare pubblicamente quanto segue. In un editoriale, il noto giornale The New York Times affermò che i paesi baltici furono i catalizzatori della débacle sovietica. Bisogna registrare che la Lituania fu la prima repubblica sovietica a dichiarare l’indipendenza, nel marzo 1990, dando coraggio alle altre e avviando quindi il processo di dissoluzione dell’URSS.

“Ma non possiamo dimenticare che, quando la Lituania proclamò l’indipendenza, l’Occidente incrociò le braccia, abbandonandola alla sua sorte di fronte all’orso sovietico. Ma Dio è provvido. Sullo sfondo di quell’orizzonte cupo e pesante, un grido di crociata riecheggiò in 23 paesi dei cinque continenti. Il grido era stato lanciato dal dottor Plinio Corrêa de Oliveira e si propagò per tutta la terra, il cui esito fu la maggiore raccolta di firme nella storia. A Mosca, i tiranni comunisti tremarono, perché sapevano che era l’inizio della loro sconfitta!”.

(Parole di Don Pranas Gavenas, a nome del Governo lituano, nell’atto di omaggio a Plinio Corrêa de Oliveira, San Paolo del Brasile, 4 gennaio 1992. Nella foto, Plinio Corrêa de Oliveira riceve la jousta dalle mani del sacerdote salesiano lituano)

 

Categoria: Giugno 2015

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