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2016

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Polonia: verso il divieto totale all’aborto

di Leonard Przybysz

Per iniziativa dell’Instytut na rzecz Kultury Prawnej Ordo Iuris (Istituto di Cultura Legale Ordo Iuris), vicino alle TFP, è stata lanciata in Polonia una vasta campagna pubblica per l’introduzione del divieto totale dell’aborto. L’iniziativa, chiamata “Stop all’aborto”, è promossa da un comitato ad hoc del quale, oltre a Ordo Iuris, fanno parte altre realtà pro-famiglia. L’iniziativa conta anche sul validissimo appoggio dell’episcopato nazionale.

L’appello dei vescovi polacchi “a garantire una piena tutela legale dei non ancora nati” e a modificare in tal senso l’attuale normativa ha fatto breccia nel mondo politico e nel governo di centro-destra.

La premier polacca, Beata Szydlo, si è detta a favore di una proibizione totale dell’aborto nel suo Paese. “Appoggio questa iniziativa”, ha dichiarato parlando alla radio pubblica polacca facendo riferimento al movimento cittadino “Stop all’aborto” che ha raccolto più di 100mila firme per proporre un cambiamento della legge.

Scontata la reazione dell’Unione Europea. “Noi come socialisti ci opponiamo a questa forma di oscurantismo di un’altra epoca” ha dichiarato Gianni Pittella, leader dei Socialisti democratici, in palese contraddizione con lo stesso nome del suo gruppo parlamentare. Insomma, o “democrazia” significa rispetto per l’opinione altrui, oppure siamo in dittatura. Altroché oscurantismo…

 

Disegno di legge

L’Istituto Ordo Iuris ha preparato un disegno di legge, con la rispettiva giustificazione giuridica, consegnato il 14 marzo al presidente della camera bassa del Parlamento polacco, insieme a una petizione alla Commissione di affari costituzionali presentando l’iniziativa “ Stop all’aborto”, tesa a modificare la legge del 7 gennaio 1993, relativa alla pianificazione famigliare, la protezione del feto umano e le condizioni per l’interruzione consentita della gravidanza. La petizione chiede inoltre di modificare il codice penale del 6 giugno 1997.

Il progetto si basa sulla protezione della vita umana dal momento del concepimento, e sul principio di risolvere qualsiasi dubbio in materia a favore di tale tutela: In dubio pro vita humana. Entrambi i principi derivano dal sistema giuridico polacco, e sono stabiliti dal Tribunale costituzionale polacco.

Gli autori citano anche la Dichiarazione dei diritti dell’infanzia, e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Questa prevede che i bambini, a causa della mancanza di maturità fisica e mentale, hanno bisogno di protezione e di cure, compresa un’adeguata protezione giuridica, prima e dopo la nascita.

Il progetto proposto da Ordo Iuris stabilisce che tutti i bambini, prima e dopo la nascita, hanno gli stessi diritti alla protezione della propria vita e della salute. Il progetto intende cancellare le tre circostanze in cui l’attuale legislazione permette di eseguire l’aborto. L’iniziativa impone inoltre allo Stato di sostenere le famiglie che allevano i figli portatori di handicap, e i bambini concepiti in circostanze legate alla commissione di un reato.

L’iniziativa ha coinvolto una serie di organizzazioni, tra cui la Fondazione per il diritto alla vita, il Centro di sostegno a iniziative per la Vita e la Famiglia, la Fondazione Vita, e l’Istituto Piotr Skarga (TFP polacca).

La campagna lanciata da Ordo Iuris sta raccogliendo firme in tutto il Paese. Dietro suggerimento dei vescovi, nelle Messe dominicali i sacerdoti stanno leggendo un comunicato che sprona i fedeli a partecipare della campagna, per ottenere il divieto totale dell’aborto in Polonia.

 

Disinformazione

Recentemente, alcuni giornalisti e social media hanno erroneamente suggerito che il progetto di Ordo Iuris porterebbe in prigione le donne che abortiscono in modo spontaneo, e quindi involontario. Essi sostengono anche, a torto, che i medici non saranno più in grado di salvare la vita delle donne, a causa della protezione eccessiva del nascituro.

In primo luogo, secondo il disegno di legge, una donna non potrà mai essere ritenuta responsabile per un aborto spontaneo, e quindi involontario. A questo riguardo, il progetto non cambia nulla rispetto all’attuale legislazione. Inoltre, anche se una madre dovesse privare deliberatamente della vita il suo bambino concepito, sarà il Giudice a decidere se rinunciare o meno alla punizione, nel caso vi siano circostanze attenuanti. La pena è rivolta, prima di tutto, a coloro che eseguono l’aborto, forniscono la donna con risorse abortive, o costringono con forza la donna ad abortire.

In secondo luogo, il disegno di legge chiarisce che i medici sono autorizzati a intraprendere qualsiasi trattamento medico necessario per salvare la vita della madre, anche se possono portare a conseguenze fatali per il bambino (ad esempio, nel caso di una gravidanza ectopica). Quando le donne devono affrontare la scelta di sacrificare la propria vita o salvare quella del bambino nascituro, spetta a loro di prendere la decisione finale.

È inoltre falsa l’accusa fatta da taluni giornalisti che il disegno di legge negherebbe ai genitori il diritto di effettuare test prenatali. La giustificazione del progetto stabilisce chiaramente: “L’accesso ai test prenatali è garantito dalla legislazione che disciplina l’accesso ai servizi medici”.

L’esempio della Polonia potrà essere seguito da altri Paesi, aprendo dunque la via per l’eradicazione della piaga dell’aborto in Europa.

Categoria: Giugno 2016

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