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2016

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Brasile: crisi politica  suscita la nostalgia dell’Impero

 

La profonda crisi politica in cui versa il Brasile, con la fine dell’egemonia del Partito dei Lavoratori (PT), di tendenza marxista, accoppiata alla mancanza di un’alternativa valida per guidare il Paese verso nuovi orizzonti, ha avuto un contraccolpo insolito: il ritorno della nostalgia per l’Impero, col conseguente aumento del prestigio della Famiglia imperiale.

Dopo essere stato per tre secoli sotto la Corona del Portogallo, nel 1822 il Brasile divenne indipendente, adottando quindi la forma monarchica di governo. Dom Pedro I, figlio del re Dom João VI di Portogallo, fu proclamato Imperatore del Brasile. Gli successe il figlio Dom Pedro II, che governò fino al 1889. La sua figlia primogenita, la principessa Isabella, sposò Gaston d’Orléans, conte d’Eu, nipote del re Luigi Filippo di Francia. Nacque così la dinastia Orléans-Bragança, il cui capo oggi è S.A.I.R. il principe Dom Luiz.

“Perché non approfittare della crisi per restaurare la monarchia?”: è il titolo, provocatorio, apparso sul maggiore quotidiano brasiliano, la “Folha de S. Paulo”. Il principale portavoce del movimento monarchico, secondo il giornale, è Dom Bertrand d’Orleans e Bragança. “La nostra bandiera è verde e oro. Mai sarà rossa!”, ha dichiarato il principe. Insieme a tanti militanti monarchici, per lo più giovani, egli ha partecipato alle marce contro il governo socialista.

“La monarchia garantisce unità, stabilità e continuità – ha ribadito Sua Altezza – il Brasile prova oggi nostalgia di un regime che fa del paese ciò che deve essere: una nazione, cioè una grande famiglia con un destino comune da realizzare”.

 

 

“Ha il cervello di un portacenere vuoto”

 

Le dichiarazioni di Sven Mary, avvocato del terrorista Salah Abdeslam, uno dei responsabili per le stragi di Parigi, poi arrestato nel Belgio, apre uno squarcio sulla mentalità di certi jihadisti:

“È un piccolo scugnizzo di Molenbeek, venuto dalla piccola criminalità, piuttosto un seguace che un leader. Ha il cervello di un portacenere vuoto. È di una vacuità abissale. Egli crede di essere in un videogioco. È l’esempio perfetto della generazione internet. Una volta gli chiesi se avesse letto il Corano. Egli rispose che aveva letto la sua interpretazione su internet”.

 

 

Argentina: gigante soggiogato dal populismo

 

Un recente studio della FAO (Food and Agriculture Organization), delle Nazioni Unite, mostra che, utilizzando razionalmente il suo sterminato territorio, incorporando le nuove tecnologie agricole e lasciando mano libera ai produttori, l’Argentina potrebbe, da sola, alimentare 600milioni di persone già nel 2020. Lo stesso studio mostra inoltre come quasi tutti i paesi latinoamericani abbiano la capacità di “rompere il ciclo della povertà e dell’insicurezza alimentare”.

Allora, qual è il problema? Il problema si sintetizza in una parola: “populismo”. Spinto da un vero odio contro i proprietari terrieri e contro il diritto di proprietà privata e di libera iniziativa, il governo peronista dei coniugi Kirchner (prima Nestor e poi Cristina) ha implementato una politica agraria impostata al socialismo più bieco: divieto di esportazione di determinati prodotti, quote fisse per l’esportazione di altri, tasse alle stelle per tagliare il lucro dei produttori, divieto di finanziamenti oltre un certo tetto, prezzi fissi per la vendita all’interno del paese e via dicendo.

Il risultato non si fece aspettare: la “paralisi della campagna argentina”, come la definì Marcelo Panelo, presidente della Sociedad Rural Argentina. Paralisi che, a sua volta, provocò una delle peggiori crisi finanziarie della storia. “Fanno tutto al rovescio”, sentenziò il leader agricolo, riferendosi al Governo. L’esportazione di carne crollò del 75%, la raccolta di grano nel 2014 fu la peggiore degli ultimi secoli, ecc. Di conseguenza, anche il consumo alimentare pro capite si abbassò notevolmente, mentre l’indice di povertà schizzava verso l’alto.

Aveva ragione il teologo uruguaiano Ignacio Bojorge, nel definire il populismo “un salvagente di piombo per i poveri”.

Categoria: Giugno 2016

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