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2016

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Un’immensa sensazione di orfanilità…

 

“Il Brasile continua a essere cattolico apostolico romano, come sempre. Però, un’immensa sensazione di orfanilità spirituale si sta diffondendo nel paese”.

Così scriveva Plinio Corrêa de Oliveira nel 1976, con riferimento alla scandalosa penetrazione delle idee comuniste nel clero brasiliano sull’onda della Teologia della liberazione, e al silenzio quasi totale al riguardo delle autorità ecclesiastiche che, anzi, sembravano conniventi: “È sconvolgente che i signori cardinali, i signori vescovi, i signori monsignori, i signori canonici, i signori preti mantengano silenzio, o mezzo silenzio, di fronte a tali aberrazioni”.

I brasiliani, concludeva, si sentivano smarriti, abbandonati, spiritualmente orfani.

Oggi, questa “immensa sensazione di orfanilità spirituale” stende la sua lugubre morsa in tutta la Chiesa. Nella sua ormai celebre intervista all’edizione tedesca della Catholic News Agency, Robert Spaemann, forse il maggiore filosofo cattolico oggi, parla chiaramente di “rottura sul piano antropologico e teologico” fra l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia e il Magistero della Chiesa. “Il caos è stato eretto a principio con un tratto di penna – afferma Spaemann – il Papa avrebbe dovuto sapere che con un tale passo spacca la Chiesa e la porta verso uno scisma. Questo scisma non risiederebbe alla periferia, ma nel cuore stesso della Chiesa. Che Dio ce ne scampi”.

Sballottati dalla tempesta, i fedeli non trovano una guida sicura, si sentono smarriti: “Crescono incertezza, insicurezza e confusione”. In assenza di una parola chiarificatrice da parte dei Pastori, si diffonde un po’ ovunque un’immensa sensazione di orfanilità spirituale. “Siamo un piccolo gregge abbandonato”, scrive Alessandro Gnocchi.

L’insicurezza e la confusione sono il peggiore veleno per la Fede, che è una virtù fondata sulle certezze. Quando le certezze vengono a mancare, disciolte appunto dalla confusione, la Fede rischia di svanire. In questo senso, è difficile trovare nella storia della Chiesa una simile situazione.

Recentemente un prelato ha dichiarato che, forse, siamo di fronte alla peggiore crisi nella storia di Santa Romana Chiesa.

Vogliamo una conferma? È proprio della persona insicura, smarrita e confusa non riconoscere la salvezza quando essa gli viene offerta. Solo così si spiega che sia passata praticamente inosservata una ricorrenza che, invece, avrebbe dovuto essere l’oggetto di grandiose celebrazioni, non soltanto per la sua importanza intrinseca, ma anche per la carica di certezza, di serenità e di fiducia che comporta: i trecento anni della morte di san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716).

Sopranominato “Dottor Mariano”, san Luigi de Montfort portò la mariologia verso orizzonti mai prima esplorati, inserendola in una vasta teologia della storia, soprattutto nel suo «Trattato della vera devozione a Maria». Secondo lui, l’immensa crisi che scuoteva sia la Chiesa (allora in preda all’eresia giansenista), sia la società civile (dove serpeggiavano le tendenze poi esplose nella Rivoluzione francese) era di natura morale e, quindi, spirituale. Nessuna via di uscita, dunque, che non passi per una conversione dei cuori, che può avvenire soltanto per mezzo di Maria Santissima, mediatrice universale di tutte le grazie. Maria, dunque, è la vera regina della storia.

San Luigi de Montfort prevede profeticamente questa conversione, che aprirà l’era da lui chiamata “Regno di Maria”. Quando un numero congruo di fedeli abbraccerà la “vera devozione” alla Madonna, allora ci saranno i prodigi della grazia divina.

La prospettiva monfortana, dunque, è atta a incutere forza e fiducia. Plinio Corrêa de Oliveira la chiamava “la bomba atomica della Chiesa”.

Perché non si usa questa “bomba atomica” per sollevare l’animo dei fedeli, mostrando loro una via d’uscita sicura e dolce, in quanto fondata sulla devozione a Maria Santissima? È uno dei grandi misteri dei giorni nostri.

Categoria: Giugno 2016

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