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2017

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Il liquore degli dèi

 

È proprio della civiltà cristiana produrre eccellenze in ogni campo. Spinto dall’amore di Dio, l’uomo contempla le bellezze dell’universo salvo poi tradurle in valori culturali e sociali. Una di queste eccellenze è il liquore Bénédictine.

 

Tutto è iniziato nel 1510 con Dom Bernardo Vincelli, monaco dell’abbazia benedettina di Fécamp, in Normandia. Veneziano di nascita, Dom Vincelli sin da bambino era stato affascinato dalle spezie che arrivavano dall’Oriente, diventandone un grande conoscitore. Utilizzando ben 27 erbe, egli distillava un elisir squisito noto come l’élixir de santé des bénédictins - l’elisir della salute dei benedettini.

Purtroppo, la Rivoluzione francese distrusse il monastero – le cui origini risalivano al 658 – e la ricetta di Dom Vincelli si perse. Nel 1863, un giovane commerciante di Fécamp chiamato Alexandre Le Grand trovò il manoscritto in un vecchio armadio. “Da quel momento – racconta Le Grand – ebbi solo un’idea fissa: ritrovare l’arte di distillare l’elisir dei monaci distrutto dalla Rivoluzione. Quando mi guardo indietro, sono stupito da ciò che è stato compiuto”.

Dopo un anno di prove, Le Grand lanciò sul mercato il prodotto col nome di Bénédictine. E fu subito successo, prima in Francia e poi nel mondo.

Molto legato al territorio, l’imprenditore volle onorare la memoria dei monaci. Fece quindi costruire la sede industriale in stile neogotico rinascimentale. Spiega Le Grand: “Perché un palazzo-fabbrica? Lo stile gotico costituiva, ai miei occhi, il modo migliore per ricordare la Tradizione, mentre gli elementi rinascimentali davano un tocco di grazia e di leggerezza”.

“Chiamarlo castello sarebbe forse troppo – commenta un critico d’arte – si tratta piuttosto di un palazzo, o meglio di un palazzo-abbazia. Le sue linee richiamano quelle delle grandi dimore reali di Francesco I e di Enrico II”. In questo palazzo-abbazia, gli spazi propriamente industriali sono circondati da fastose sale in legno e in marmo, come la Sala degli abati e la Biblioteca.

All’interno della fabbrica Le Grand fece allestire un museo, che col tempo divenne uno dei principali poli artistici della zona. Esso contiene quadri pregiati, statue, trittici, porcellane e una collezione di libri antichi fra le più importanti della Normandia. Da segnalare una bellissima statua fiamminga del XVI secolo di sant’Ida, madre di Goffredo di Buglione, capo della prima crociata. Una sezione è dedicata poi ai paramenti liturgici antichi.

Tutto ciò a riprova di come, in una civiltà cristiana, l’industria può andare tranquillamente a braccetto con la cultura.

Categoria: Marzo 2017

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