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2017

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La scienza stronca l’ideologia di genere

La famigerata ideologia gender (genere) si insinua sempre di più nel nostro sistema giuridico e istituzionale, specialmente in ciò che riguarda la scuola, vale a dire nell’educazione dei bambini.

Nel 2013, facendo seguito a una Raccomandazione dell’Unione Europea, il Dipartimento per le Pari opportunità del Consiglio dei ministri emanava la “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”.

Più recentemente, la legge chiamata “La buona scuola”, approvata dal Governo Renzi il 13 luglio 2015, mentre ribadisce il concetto di “identità di genere”, invita le scuole a contrastare ogni “discriminazione” in questo campo.

Tutto questo è molto preoccupante, non solo dal punto di vista morale, ma anche da quello strettamente scientifico. La ricerca scientifica, infatti, mostra l’infondatezza dell’ideologia di genere. In altre parole, stanno facendo sperimenti sui nostri bambini basandosi su teorie che la stessa scienza rigetta.

A mettere l’ultimo chiodo sulla bara dell’ideologia di genere è stato uno studio condotto dall’American College of Pediatricians.

L’American College of Pediatricians, per mano del suo presidente, la prof.ssa Michelle A. Cretella, del suo vice presidente, il prof. Quentin Van Meter, e con la collaborazione del prof. Paul McHugh, già primario di Psichiatria nell’ospedale Johns Hopkins, ha condotto un vasto studio sugli effetti del transessualismo e dell’ideologia di genere, soffermandosi con particolare enfasi sui pericoli per i bambini.

Intitolato “L’ideologia di genere danneggia i bambini”, lo studio smonta, pezzo dopo pezzo, l’ideologia di genere e condanna senza mezzi termini la sua diffusione, come cosa normale, nelle scuole e nella politica. Lo studio è stato reso pubblico ad agosto, ma gli autori ne avevano già anticipato le conclusioni in otto punti centrali.

Lo studio si basa esclusivamente su dati scientifici e biologici, mettendo in chiaro fin dall’inizio che le ideologie non vanno d’accordo con la ricerca scientifica. Riportiamo di seguito le conclusioni del lavoro:

 

L’ideologia di genere danneggia i bambini

1. La sessualità umana è una caratteristica binaria, biologica e oggettiva. I geni “XY” e “XX” sono rispettivamente marcatori genetici di maschio e femmina; non marcatori genetici di un disturbo. La norma per il disegno umano è l’essere concepito sia maschio sia femmina. La sessualità umana è binaria per disegno, ed è ovviamente finalizzata alla riproduzione e allo sviluppo della nostra specie. Questo principio è evidente. I rarissimi disordini nello sviluppo sessuale (DSD) sono sempre deviazioni, medicalmente identificabili, dalla normale sessualità binaria, e sono giustamente riconosciuti come disturbi del disegno umano. Gli individui con DSD non costituiscono un terzo sesso.

2. Nessuno nasce con un genere. Ognuno nasce con un sesso biologico. Il genere (cioè, la consapevolezza di sé come maschio o femmina) è un concetto sociologico e psicologico; non un fatto biologico oggettivo. Nessuno nasce con la consapevolezza di se stesso come maschio o femmina. Questa consapevolezza si sviluppa nel tempo e, come tutti i processi di sviluppo, può essere deragliato dalle percezioni soggettive della persona, dalle relazioni e dalle esperienze negative, dalla prima infanzia in avanti. Le persone che dicono di “sentirsi del sesso opposto” o “nella via di mezzo” non costituiscono un terzo sesso. Biologicamente rimangono sempre uomini o donne.

3. La convinzione di essere qualcosa che non si è, nella miglior delle ipotesi, indica un pensiero alquanto confuso. Quando un ragazzo biologico perfettamente sano pensa di essere una ragazza, o una ragazza biologica perfettamente sana pensa di essere un ragazzo, vi è un problema psicologico oggettivo, che risiede nella mente e non nel corpo, e come tale andrebbe trattato. Questi ragazzi soffrono di Gender dysphoria (GD), in precedenza indicata come Gender Identity Disorder (GID), un disturbo mentale riconosciuto nella più recente edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell’American Psychiatric Association (DSM-V).

4. La pubertà non è una malattia. Gli ormoni che la bloccano possono essere molto pericolosi. Reversibile o meno, il trattamento con ormoni per bloccare la pubertà produce uno stato di malattia – appunto, l’assenza di pubertà – e inibisce la crescita e la fertilità in un adolescente prima perfettamente sano.

5. Secondo il DSM-V, il 98% dei ragazzi e l’88% delle ragazze con confusione di genere finiscono per accettare il proprio sesso biologico dopo aver superato naturalmente la pubertà.

6. Gli adolescenti che fanno uso di ormoni per bloccare la pubertà al fine di impersonare il sesso opposto avranno poi bisogno di ormoni cross-sessuali nella tarda adolescenza. L’uso di tali ormoni (testosterone ed estrogeni) comporta gravi rischi per la salute, come ipertensione, coaguli, ictus, tumori ecc.

7. I tassi di suicidio sono venti volte superiori tra gli adulti che fanno uso di ormoni cross-sessuali, o si sottomettono a chirurgia per cambiare sesso. Quale persona, compassionevole e ragionevole, condannerebbe gli adolescenti a questo tragico destino, pur sapendo che l’88% delle ragazze e il 98% dei ragazzi finiranno per accettare la realtà biologica, raggiungendo così l’equilibro di salute fisica e mentale?

8. Condizionare i bambini, facendo loro credere che una vita intera di manipolazioni chimiche e chirurgiche per riuscire a impersonare il sesso opposto è normale e sano costituisce un abuso sui minori. Appoggiare una discordanza di genere come normale nella pubblica istruzione e nel campo politico provocherà solo confusione sia nei ragazzi che nei genitori. Portarli nelle “cliniche di genere” per subire trattamenti ormonali al fine di bloccarne la pubertà costituisce un sopruso. Questo li indurrà a condurre un’intera vita fatta di uso di sostanze cancerogene e di chirurgie che mutileranno i loro corpi.

Categoria: Marzo 2017

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